Rifugio Monte Barone, spiragli sulla riapertura

Il CAI Valsessera fa il punto della situazione dopo l'incendio: “Il materiale per le riparazioni presto in sede, confidiamo nella disponibilità delle persone per portarlo a monte”. Saranno però necessari ancora alcuni passaggi prima di rivedere le porte aperte

 

Buone notizie dalla Valsessera, dove l’omonima sezione CAI ha affermato che il materiale per il ripristino dei danni subiti dal Rifugio Monte Barone in seguito all’incendio del mese scorso è stato consegnato tra giovedì e venerdì di questa settimana presso la sede sociale: “Adesso confidiamo nella disponibilità di soci e volontari, compatibilmente con impegni e possibilità, per portarlo in rifugio. Tramite i rifugisti sappiamo che ci sono persone disponibili a dare una mano”, afferma Andrea Marchisio, membro del direttivo sezionale e responsabile della commissione rifugi per il CAI Valsessera, che aggiunge: “Ad ora come sezione stiamo mettendo a disposizione il materiale. Dopodiché, una volta che sarà in rifugio, ci attiveremo per ripristinare il tutto”. 

I danni descritti da Marchisio riguardano in particolar modo le tubazioni di scarico e di approvvigionamento idrico del rifugio, problematiche già constatate dai rifugisti e dai membri del CAI nel corso del primo sopralluogo e ora prossime ad essere riparate: “Per quanto riguarda le riparazioni, seppur in regime provvisorio, ripristineremo ciò che era già in funzione, saranno interventi di manutenzione ordinaria”, afferma, ricordando come la struttura in sé non sia stata né toccata né danneggiata dalle fiamme.  

Riapertura ufficiale, un passo alla volta

L’intervento iniziale del CAI Valsessera descritto da Marchisio, ad ogni modo, interesserà le tubazioni e riguarderà soprattutto la parte esterna del rifugio: “Ad ora, quello che possiamo fare è posarle sul terreno. Dopodiché, le tubazioni andranno sistemate con criterio e interrate. Non possiamo lasciare un tubo appoggiato sul terreno sul quale nevicherà sopra, ma questo verrà fatto in tempi successivi, possibilmente prima dell’inverno”, afferma, riferendosi al rischio di congelamento delle tubature. 

Al momento ripristineremo la funzionalità degli impianti e le aree immediatamente circostanti al rifugio, anche questo è un lavoro non secondario, tutto il resto avverrà di conseguenza. L’ordinanza attuale rimane in vigore fino al 29 settembre, per i prossimi 12 giorni quindi. Dopodiché ci attendiamo ulteriori passaggi, anche perché i principali sentieri di accesso al rifugio sono attualmente chiusi e dovremo verificare col Soccorso alpino e con gli enti competenti se diventeranno percorribili e se ci sarà necessità di effettuare degli interventi”, afferma Marchisio, precisando che sulla riapertura ufficiale del rifugio dovrà necessariamente esprimersi il Consiglio direttivo della sezione di concerto con le intenzioni dei rifugisti, Mara Viganò e Paolo Montini.

Come raggiungere il rifugio dopo l’ordinanza

Oltre a danneggiare irreversibilmente le tubature del rifugio, infatti, le fiamme hanno reso instabili i crinali che costeggiano i sentieri di accesso, mentre molti alberi sono ancora pericolanti dopo essere stati travolti dal fronte dell’incendio. Per questo, in seguito all’ordinanza del Comune di Coggiola, non sarà possibile raggiungere il rifugio Monte Barone dalla via più rapida e più frequentata, ma sarà obbligatorio effettuare una deviazione: “Non c’è una grande differenza tra i due percorsi. Quando andavo al rifugio prima dell’incendio preferivo combinare il G01 al G08 in salita perché il dislivello è più distribuito, ma il G08 attualmente è uno degli itinerari chiusi. Al ritorno, invece, concatenavo solitamente il G01 e il G01a, ma i tempi di percorrenza sono pressoché equivalenti. È solo questione di abitudine, e il dislivello è simile”, afferma Marchisio, tranquillizzando sulla rinnovata accessibilità della struttura. 

Il rifugio, quindi, resta ancora in attesa del via libera definitivo per la riapertura, ma la macchina per il ripristino è già in moto. Prima di una eventuale ripresa dell’attività, servirà però capire se e come evolverà l’accessibilità degli itinerari d’accesso e se la revoca parziale dell’ordinanza del Comune di Coggiola verrà prorogata. Solo a quel punto, insieme alle valutazioni del CAI Valsessera e dei rifugisti, sarà possibile definire i tempi per il ritorno alla piena operatività del Monte Barone. La strada, però, sembra tracciata.