Il punto in cui le fiamme hanno raggiunto il retro del rifugio © Rifugio Monte Barone, facebook
Cumuli di cenere lungo il sentiero di accesso al rifugio © Rifugio Monte Barone, facebook
Il sentiero CAI di accesso al rifugio © Rifugio Monte Barone, facebook
Monte Barone, l'incendio ha distrutto 1.900 ettari di vegetazione © Rifugio Monte Barone, facebook
Le tubature del rifugio distrutte dalle fiamme © Rifugio Monte Barone, facebook
Il sentiero di accesso al rifugio © Rifugio Monte Barone, facebook
La cartellonistica recentemente installata ai piedi del Monte Barone © Mara Viganò
L’ordinanza di divieto di accesso all’area interessata dall’incendio al rifugio Barone è stata revocata proprio nel pomeriggio di ieri, mercoledì 16 settembre. I sentieri sono così tornati percorribili, a poco più di due settimane da quando i gestori della struttura, Mara Viganò e Paolo Montini, hanno potuto toccare con mano i danni del fuoco sulla struttura, grazie a una deroga che ha permesso loro di andare di persona sul posto. La coppia, da otto anni alla guida del rifugio, è riuscita a raggiungere la costruzione non senza fatica. “Siamo stati accompagnati dai volontari del Soccorso alpino di Coggiola e dalla squadra di manutenzione sentieri del CAI Valsessera. Hanno aperto dei varchi lungo il sentiero, il tempo per noi è un elemento determinante”, racconta Viganò.
La riapertura di alcuni dei percorsi interessati dalle fiamme, decisa dall’amministrazione comunale di Coggiola, sembra però andare incontro ad alcune delle necessità dei gestori, soprattutto quelle relative alle provviste e alla pulizia della struttura: “Questo weekend andremo sicuramente su, anche per vedere com’è la situazione con più calma dato che il primo sopralluogo è stato un po’ frettoloso. Vorremmo valutare come agire, come portare a valle le cose da lavare, perché biancheria e tende sono impregnate di cattivi odori. Anche da parte nostra ci vorrà un po’ di tempo per rinnovare l’aspetto della struttura”, afferma Viganò. Lo scorso lunedì, infatti, erano stati affissi i cartelli che indicavano le modalità di accesso alle strutture in quota nelle zone colpite dall’incendio: “A seguito incendio del 03 agosto 2026, raccomandiamo l'uso esclusivo dei seguenti sentieri per il raggiungimento dei relativi alpeggi e rifugi: […] per Alpe Ponsacca, Rifugio Monte Barone e Bivacco la Cascinetta: accesso consentito tramite sentieri G01 e G01a […]”, recitavano i cartelli.
La nuova ordinanza ripristina un “collage” di sentieri
Nonostante la riapertura di più pezzi di sentiero, che consentono l’accesso al rifugio Monte Barone da parte di escursionisti e addetti ai lavori, la struttura rimane comunque chiusa: “Se la struttura fosse in funzione, cioè se il CAI riparasse tempestivamente ciò che è stato danneggiato, potremmo riprendere la nostra attività. Il non poter salire ci impediva di ricevere clienti e di ripulire. Dato che è stato sbloccato l’accesso, nel caso in cui le riparazioni fossero rapide, potremmo sfruttare ancora i mesi di ottobre e novembre, forse anche di dicembre. Abbiamo fatto spesso aperture invernali e con la neve”, auspica Viganò, che ribadisce l’importanza di questa revoca.
“Nel caso in cui le riparazioni fossero rapide, potremmo sfruttare ancora i mesi di ottobre e novembre, forse anche di dicembre” Mara Viganò
Le condizioni della struttura
Viganò e Montini sono stati costretti ad abbandonare il rifugio nella mattinata di giovedì 6 agosto in seguito a un ordine di evacuazione, dopo che – il lunedì precedente – un fulmine ha dato il via a un incendio che ha distrutto circa 1.900 ettari di terreno, arrivando a lambire la struttura: “Eravamo abbastanza fiduciosi di trovare la struttura integra – afferma Viganò riferendosi al primo sopralluogo – altrimenti sarebbe esplosa. Il fuoco ha toccato il tetto proprio dove appoggia sul prato, se fosse entrato lì sarebbero andati a fuoco decespugliatore, legnaia, carburante”.
A bruciare, invece, sono state tutte le tubature esterne in PVC, sia quelle che dalle sorgenti portavano acqua al rifugio che quelle di scarico: “Al momento il rifugio non è in condizioni di poter esercitare la sua attività perché mancano l'approvvigionamento dell'acqua e gli scarichi. Non sappiamo quando, ma sarà comunque una riapertura per addetti ai lavori”, aveva affermato Andrea Marchisio, membro del direttivo sezionale e responsabile della commissione rifugi per il CAI Valsessera, prima della revoca dell’ordinanza di non percorribilità dei sentieri.
“Confidiamo tutti nella possibilità di una ripresa. Prima, però, dovremo fare una serie di lavori, piccoli e grandi, ma non è possibile stimare delle tempistiche”, aveva aggiunto, augurandosi – rispetto alla prospettiva che burocrazia e lavori possano durare più mesi – che i tempi possano essere più brevi.
La denuncia dei gestori
A oltre un mese dall'incendio, Viganò e Montini affermano di aver ricevuto nei giorni scorsi la documentazione relativa alla loro evacuazione da parte dei vigili del fuoco: “Abbiamo ricevuto una PEC relativa alla richiesta di accesso agli atti che avevamo fatto nelle scorse settimane, ma da Regione o altri enti non c'è nulla che faccia pensare al momento a qualche forma di aiuto o di sostegno”, afferma Viganò, che torna proprio sul nodo dell’evacuazione: “L'ordine è stato dato alle due di notte a noi e al pastore con cento pecore, quattro asini e due cani, era veramente rischioso perché stava cominciando a prendere fuoco il bosco”, ricorda. È stato un temporale scoppiato verso le 3:30 di notte, ricorda, che ha permesso alla coppia di attendere l'alba prima di lasciare la struttura. Da allora, sostiene la gestrice, oltre alla comunicazione dei giorni scorsi via mail le altre istituzioni non li hanno più contattati.
"Da Regione o altri enti non c'è nulla che faccia pensare al momento a qualche forma di aiuto o di sostegno”.
Il lamentato silenzio istituzionale, racconta Viganò, non esime però i gestori dagli obblighi di legge. Superati i trenta giorni di chiusura, è stata formalizzata la sospensione della loro attività così come quella del rifugio La Ciota, poco distante e chiuso per le stesse ragioni fin dall'inizio dell'emergenza. Sul fronte del sostegno economico – afferma la gestrice – l'unico provvedimento adottato è lo stato di calamità per la siccità: “È un provvedimento di emergenza rivolto agli agricoltori e agli allevatori, ma non agli esercizi commerciali che sono rimasti fermi o inattivi per incendio o mancanza d'acqua. Siamo nelle mani della burocrazia”, sostiene Viganò, che racconta di avere avuto delle interlocuzioni con associazioni di settore e di star comunque raccogliendo la documentazione relativa alle spese e al mancato incasso della stagione.