Dhaulagiri, ascensione sulla montagna bianca

Quattro amici argentini, Guillermo, Christian, Sebastián e Darío, decidono di girare un documentario che racconti la loro ascesa al Dhaulagiri. Ma Darío muore durante il tentativo di raggiungere la vetta in solitaria

Daulaghiri, campo alto © Cai

Pubblichiamo l’articolo di Antonio Massena, estratto dalla rubrica fotogrammi d’alta quota pubblicata su Montagne360 di luglio 2021

Un documentario per raccontare l’ascesa

Quattro amici argentini, Guillermo, Christian, Sebastián e Darío, decidono di girare un documentario che racconti la loro ascensione al Dhaulagiri. Ma Darío muore durante il tentativo di raggiungere la vetta in solitaria. Una volta rientrati, Guillermo comincerà a documentare un secondo viaggio, che lo porterà sulle tracce dei suoi compagni di spedizione nel tentativo di rielaborare le domande che hanno continuato a tormentarlo dal giorno dell’incidente e, in particolare, le scelte che li hanno condotti troppo vicino al limite estremo.

Il film, seppure nella sua struttura narrativa classica tipica del racconto di una spedizione su un Ottomila, rivela alcune peculiarità che lo rendono un prodotto con caratteristiche uniche e, soprattutto, un’opera che si situa positivamente al di fuori della media per questa tipologia di docu/film. Caratteristiche narrative e tecniche che imprimono a Dhaulagiri, ascenso a la montaña blanca la forza narrativa di un’opera letteraria.

Guillermo, Christian, Sebastian e Darìo verso il campo base del Dhaulagiri © Cai

Le inquadrature esaltano il racconto

La scelta delle inquadrature e il taglio delle stesse non cercano di arruffianarsi lo spettatore ma, al contrario, esaltano la semplicità e la veridicità del racconto. E così le musiche, alternate con i suoni d’ambiente, hanno un ritmo volutamente lento ed evocativo di presagi non positivi, conservando comunque un inconsueto potere di fascinazione.

La narrazione utilizza la voce fuori campo degli stessi protagonisti come sottofondo durante l’ascensione o all’interno delle tende come sovrapposizione di pensieri che si intrecciano nelle loro menti. Pensieri, paure, timori di non farcela ma nonostante tutto la voglia di proseguire.

E anche il montaggio segue nell’alternarsi dei fotogrammi, quasi a voler evidenziare e supportare la fatica della progressione, questa voluta calma e lentezza trasmessa da ogni frame del film. Di grande efficacia la narrazione della discesa in arrampicata di uno degli alpinisti e la sua successiva caduta e scivolata. Tutto virato in blu, un colore quasi uniforme che imprime con ancora maggior forza la drammaticità delle sequenze.

Un’avventura in puro stile alpino, senza sherpa né portatori. Il racconto del compagno che non rientra si snoda fra parole e immagini e risulta efficace proprio grazie ai suoi silenzi, alle pause, ai rari suoni del respiro e dell’ambiente. Un modo di narrare un’avventura che, pur seguendo stilemi classici, mostra tutta la sua umanità. Insomma, un film vero senza inutili fronzoli.

«La Giuria ha voluto dare un riconoscimento all’umiltà, alla sobrietà e alla correttezza etica con cui i registi e i protagonisti hanno ricostruito la loro drammatica spedizione in stile alpino»

La prenotazione dei titoli è riservata alle Sezioni Cai. Per informazioni sul prestito del film: www.cai/itcinetecacineteca@cai.it

Info film:
Regia Cristian Harbaruk, Guillermo Glass (Argentina 2016) – 73minuti
Film presentato in anteprima internazionale e vincitore nel 2017 della Genziana d’Oro come Miglior Film di Alpinismo – Premio del Club Alpino Italiano