Europa, stop al piombo per salvare la fauna

Il Parlamento europeo ha bandito l'utilizzo del piombo (estremamente nocivo) nelle munizioni usate per la caccia in tutte le zone umide dei paesi dell'Ue. Due anni di tempo per adeguarsi

Fauna in zone umide

Fauna in zone umide © Leon Pauleikhoff / Unsplash

Che il piombo sia nocivo non lo scopriamo oggi. I romani sono stati tra i primi a farne le spese, ovviamente a loro insaputa. Galeotto fu soprattutto il vino. Non solo lo conservavano in botti di piombo – il cui ossido veniva poi rilasciato dall’acidità del nettare di Bacco – ma come se non bastasse lo rendevano più dolce aggiungendolo al vino. La conseguenza? Il diffondersi del saturnismo, malattia cronica devastante capace di compromettere dalle articolazioni ai reni. La presenza di alti livelli di piombo nel nostro corpo può infatti danneggiare il sistema nervoso e causare malattie del cervello e del sangue. Infine i romani hanno pagato anche le conseguenze dell’antimonio, elemento tossico rilasciato dalle tubazioni dei loro acquedotti. Ma questa è un’altra storia.

La fauna minacciata

L’esperienza, la scienza e gli accadimenti hanno progressivamente messo al bando il piombo, proprio per le ragioni fin qui descritte. Ma quel materiale così versatile – e per questo molto utilizzato per secoli – è continuato a sopravvivere non solo nell’edilizia, nei gas emessi dalle automobili e perfino in certi alimenti. Ma anche nelle munizioni. Anche in questo caso le conseguenze sono devastanti per tutta la fauna, soprattutto per le specie migratorie. Tra le vittime ci sono i rapaci che, in quanto predatori, sono carnivori che cacciano e uccidono altri animali e che si avventano sulle carcasse. Ci sono numerosi studi – alcuni dei quali anche molto recenti – che descrivono gli effetti del piombo sugli uccelli acquatici (e non solo).

Lo “stop” definitivo

Tutte premesse, queste, che spiegano almeno in parte le ragioni che hanno spinto il Parlamento europeo a votare un regolamento che di fatto bandisce l’utilizzo di munizioni al piombo per la caccia nelle zone umide. Era il 25 novembre 2020. E il pensiero, oggi come allora, non era rivolto solo ai rapaci ma anche agli uccelli acquatici, che ingerendo i sassolini pescati dai fondali assumono anche pallini residui di piombo. Ora quel provvedimento è entrato in vigore. Pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea nel gennaio scorso, dal 15 febbraio 2021 – pur con una transizione di 24 mesi – il divieto di utilizzo e d’immissione dei pallini di piombo nelle zone umide è definitivamente bandito.

Il provvedimento

Nel regolamento che modifica l’allegato XVII del regolamento (CE) numero 1907/2006, si legge che “l’Unione e 23 Stati membri sono parti contraenti dell’Accordo sulla conservazione degli uccelli acquatici migratori afro-euroasiatici […]” e che “sono tenute ad adoperarsi per far cessare progressivamente quanto prima l’utilizzo di munizioni al piombo nell’ambito della caccia nelle zone umide, conformemente ai rispettivi calendari pubblicati”. E tutto questo avviene per “attribuire un’importanza particolare alla protezione delle zone umide, specialmente delle zone d’importanza internazionale, quando adottano misure di conservazione relative alle specie migratrici che ritornano regolarmente”.

Piombo come causa di morte

Perché questa scelta? Be’, perché è sufficiente ingerire due o tre pallini dispersi sul terreno – senza considerare quelli presenti nelle carcasse – per portare alla morte gli uccelli, acquatici, carnivori o granivori che siano. Lo dice il Wwf. “Le prime evidenze scientifiche sugli effetti tossici del piombo nelle zone umide risalgono alla prima metà del secolo scorso, quando si registrarono delle morie di massa di anatre negli Stati Uniti e vennero fatti degli studi che ancora adesso sono considerati dei riferimenti” ha spiegato a scienzainrete.it Alessandro Andreotti, ricercatore presso l’area avifauna migratrice dell’Ispra. “Nelle zone umide si verificano condizioni particolari che rendono questo problema più evidente” ha aggiunto Andreotti, che tra le altre cose è coautore di un report che fornisce una sintesi del problema del piombo nelle munizioni per la caccia.

Difendiamo i nostri rapaci

Questa non è certo l’unica ricerca in merito. Sulla rivista scientifica “Science of the Total Environment”, infatti, è stato pubblicato l’articolo “Lead contamination in tissues of large avian scavengers in south-central Europe”, che evidenzia la gravità dei danni causati dal piombo su aquile e avvoltoi. Si tratta di un percorso di ricerca condotto da un team italiano – composto tra gli altri dal Parco nazionale dello Stelvio, dalla Provincia di Sondrio, da Ispra e dagli istituti zooprofilattici di Lombardia e Emilia Romagna – e che è durato 14 anni coinvolgendo ben quattro paesi europei (italia compresa). Ebbene, nel 44% dei casi analizzati i rapaci sono risultati contaminati da piombo di origine venatoria. Ora l’Italia, così come gli altri paesi europei, avranno due anni di tempo per adeguarsi.