Frequentare i ghiacciai in tempi di crisi climatica

Paolo Taroni, past president della Commissione nazionale scuole di alpinismo, scialpinismo e arrampicata libera del Cai, consiglia a Soci e appassionati che intendano muoversi sui ghiacciai il miglior modo di comportarsi, quali sono le giuste scelte e le precauzioni da mettere in atto in montagna

Ghiacciaio del Gigante_monteBianco

Il Ghiacciaio del Gigante sul Monte Bianco (luglio 2022) © Cai

«È necessario essere coscienti che in montagna il rischio zero non esiste: come Cai lo diciamo da tempo e lo sottolineiamo già nelle prime lezioni dei nostri corsi. Lo ha ribadito nei giorni scorsi anche il Presidente generale Antonio Montani, e si tratta di un concetto da avere bene in mente ancor di più in condizioni come quelle attuali».
A parlare è Paolo Taroni, past president della Commissione nazionale scuole di alpinismo, scialpinismo e arrampicata libera (Cnsasa) del Cai e, attualmente, componente della Scuola centrale di scialpinismo.
Taroni ribadisce che in questa estate 2022 la situazione climatica è davvero straordinaria.

«È di pochi giorni fa la decisione delle Guide del Cervino e del Monte Bianco di sospendere la vendita di escursioni guidate sulla Via normale italiana al Cervino e quelle al Dente del Gigante e alla cresta di Rochefort sul Monte Bianco. Sempre per via di questa ondata di calore, è stata sospesa l’attività degli impianti di sci estivo del ghiacciaio dello Stelvio, al confine tra Alta Valtellina e Alto Adige».

Per la Cnsasa la montagna e l’alpinismo devono rimanere un terreno di libertà, un ambiente e un’attività bellissimi,

«che tuttavia impongono delle scelte e l’assunzione della relativa responsabilità. Il cambiamento climatico ci sta mettendo di fronte a situazioni nuove, nuove problematiche di cui è necessario tener conto e adattarsi».

Con lui abbiamo dunque approfondito questo tipo di scelte e le precauzioni che deve prendere, oggi, chi intenda frequentare un ghiacciaio.

Corso Insa Alta Valtellina giugno 2021

Un momento del XXX corso per Istruttori nazionali di scialpinismo del Cai in Alta Valtellina (giugno 2021) © Archivio Scuola nazionale scialpinismo Cai

Quali comportamenti devono essere accentuati dagli alpinisti nella progressione su ghiacciaio, alla luce dell’attuale situazione climatica? Quali sono le tecniche e gli accorgimenti che ti senti di consigliare e quali da evitare?
«In stagioni estive “normali” le escursioni in alta montagna su ghiacciaio, come le salite delle vie normali ai 4000, avvengono perlopiù su neve. In stagioni come quella di quest’anno, la copertura nevosa di molto ghiacciai è già sparita per buona parte dell’itinerario e la progressione avviene su ghiaccio, una situazione che questa che aumenta le difficoltà. In queste condizioni è importante essere in possesso di una buona tecnica individuale nell’impiego di piccozza e ramponi e sapersi muovere con disinvoltura con questi strumenti. È ancora più importante partire molto presto, prima dell’alba, terminando così la nostra uscita non eccessivamente tardi, e rimanere concentrati per tutta la durata del nostro itinerario, sia in salita che in discesa. A volte siamo portati a rilassarci una volta conclusa la salita, pensando che la parte più impegnativa sia alle spalle e sottovalutando di conseguenza la discesa. Quest’ultima invece può essere più pericolosa, per il fatto che, ad esempio, i ponti di neve sui crepacci che abbiamo attraversato la mattina presto potrebbero non sorreggere più il passaggio della cordata a causa delle temperature divenute più alte. Consiglio allora, prima di iniziare la discesa, di verificare l’assetto della cordata ed eventualmente ridistribuire il materiale tecnico. In caso di presenza di neve sul ghiacciaio, occorre verificare o ricostruire i “nodi a palla” (particolare nodo che in caso di caduta in un crepaccio su un ghiacciaio ricoperto di neve agevola notevolmente la trattenuta del compagno caduto). Naturalmente è bene che ogni componente della cordata abbia con sé il materiale necessario per un’eventuale manovra di soccorso e almeno una vite da ghiaccio, che consente di autoassicurarsi al ghiaccio in caso di caduta in un crepaccio, evitando così di cadere ancora più in basso. Inoltre, ritengo di consigliare ai componenti della cordata di legare all’imbrago uno spezzone di sicurezza con, alla sua estremità, un moschettone da posizionare nella parte alta dello zaino. Questo per facilitare, in caso di caduta in un crepaccio senza possibilità di movimento, l’intervento di recupero esterno che altrimenti potrebbe essere difficoltoso. È poi opportuno che i componenti della cordata conoscano e siano in grado di mettere in atto le manovre di autosoccorso. Anche la salita apparentemente più semplice richiede infatti una certa esperienza alpinistica e, in caso di imprevisto, la capacità di mettere in atto le tecniche adeguate. Per coloro che non hanno nel proprio bagaglio personale queste conoscenze, consiglio di affidarsi a dei professionisti e/o, in previsione della salita, di frequentare i corsi di alpinismo proposti dalle Scuole del Cai che, con lezioni teoriche e uscite pratiche in ambiente, trattano e formano i Soci su tutti questi aspetti».

Una volta applicate le giuste tecniche di progressione e di assicurazione, qual è lo sguardo più efficace da adottare per evitare pericoli che possono insorgere anche a grande distanza dalla traccia di salita e (vedi Marmolada) interferire con questa?
«Come abbiamo già accennato all’inizio, i pericoli maggiori in questa torrida estate sono il pericolo di caduta in crepaccio dovuto alla possibile precarietà dei ponti di neve che “tappano” i crepacci; precarietà dovuta principalmente allo scarso apporto nevoso nella stagione invernale e alle elevate temperature che hanno sciolto l’esiguo manto nevoso rimasto. Altro pericolo è rappresentato dalla possibilità di caduta pietre (anche di grandi dimensioni) causato in parte in alta quota dallo scioglimento del permafrost, che funge da collante. La maggior parte di questi eventi (anche di quelli di dimensioni eccezionali) non è prevedibile, ed è possibile sia di giorno che di notte. È comunque buona norma osservare, durante tutta l’escursione, l’ambiente che ci circonda cercando di cogliere eventuali segnali di allarme. Per la caduta pietre, se possibile, cercare di passare a debita distanza dalle rocce e/o cercare di restare sotto il tiro di un eventuale distacco il minor tempo possibile. Lo stesso discorso vale se il nostro itinerario prevede di passare in una zona con seracchi. Per evitare una possibile caduta in crepaccio, bisogna osservare bene il terreno su cui ci si muove, specie nei cambi di pendenza, quando notiamo un cambio di colore di una superfice che parrebbe uniforme, ed essere pronti a mettere in atto tutte quelle manovre, anche di corda, che servono a ridurre il rischio. Qualora non dovessimo ritenere la situazione per noi sicura, non bisogna esitare a tornare indietro o a cambiare meta: la rinuncia è un atto di coraggio non una sconfitta.

Corso Insa Altas Valtellina

Un altro scatto del XXX corso per Istruttori nazionali di scialpinismo del Cai in Alta Valtellina © Archivio Scuola nazionale scialpinismo Cai

In che periodo è maggiormente consigliabile frequentare i ghiacciai?
«In questi ultimi anni si tende a trovare condizioni migliori in tarda primavera. Le vie di salita restano infatti in buona condizione per sempre meno tempo rispetto da anni fa, quando una certa salita era fattibile per tutta la stagione estiva».

Quali sono le fonti di informazione più utili a cui far ricorso prima di affrontare una salita su ghiaccio? Quali sono i parametri a cui occorre prestare attenzione (orari di partenza e di rientro, temperatura, zero termico…)?
«Per le informazioni riguardo alle condizioni di vie di salita che si intendono effettuare, è utile informarsi presso guide alpine locali o uffici guide, gestori di rifugi, esperti locali se conosciuti e relazioni dell’itinerario aggiornate. I parametri da valutare sono previsioni meteo, andamento giornaliero delle temperature e isoterma di zero gradi. Non meno importante è una corretta scelta della meta in relazione alla composizione del gruppo, prevedendo, in base alla preparazione fisica e alla preparazione tecnica dei componenti, una meta adeguata alle reali capacità che permetta di godere appieno dell’escursione e rispettare i tempi, ora di partenza e ora stimata di rientro».