Gara internazionale di enduro nelle valli Staffora e Curone, forte preoccupazione del Cai

Settecento moto romberanno sull'Appennino tra Lombardia e Liguria tra agosto e settembre. Possibili gravi danni alla rete sentieristica e conseguenze negative sull'immagine di queste montagne come meta per i turisti lenti

Enduristi Monte Rotondo

Enduristi sui sentieri nei pressi del Monte Rotondo © Maria Grazia Gavazza

«Le associazioni sono in apprensione per il forte impatto ambientale che il passaggio delle oltre settecento (secondo gli organizzatori) moto iscritte alla manifestazione, impegnate in ogni giornata di gara in tragitti di circa 200 km, avrà su questo territorio così bello, ma ecologicamente ed idrogeologicamente fragile. Inoltre saranno presenti altri mezzi di meccanici, familiari dei piloti e spettatori e tutto questo andrà ad incidere sulla viabilità ordinaria in un periodo di frenetica attività agricola legata alla vendemmia. La presenza massiccia di persone anche provenienti da varie parti del mondo solleva inoltre, in questo periodo in cui i contagi da Covid stanno nuovamente aumentando, problematiche di non facile soluzione». A parlare è Maria Grazia Gavazza, presidente della Commissione interregionale tutela ambiente montano Liguria, Piemonte e Valle D’Aosta del Cai, riferendosi all’ISDE (International Six Days of Enduro), il campionato mondiale di enduro previsto nelle valli Staffora e Curone, sull’Appennino tra Lombardia e Piemonte, dal 30 agosto al 4 settembre.

Pianificazione senza coinvolgimento degli enti interessati

La gara, prevista per il 2020, era stata già annunciata nel novembre 2018 dalla FIM (Federazione Italiana Motociclismo), che ne ha affidato l’organizzazione al Motoclub Alfieri di Asti. «Quest’ultimo ha messo in moto la macchina organizzativa, senza aver prima consultato e condiviso la pianificazione dell’evento con gli enti interessati, cioè le Regioni Lombardia e Piemonte, le Province di Alessandria e Pavia, la Comunità Montana dell’Oltrepò e i sindaci dei comuni delle valli interessate», continua Mara Grazia Gavazza.
Nel marzo 2019 alcune associazioni di protezione ambientale, tra cui il Cai (attraverso le Commissioni TAM Lombardia e LPV e le Sezioni del territorio), si sono riunite in un coordinamento che, con una lettera aperta a tutti gli enti interessati, «ha chiesto trasparenza ed esposto in modo analitico e argomentato i motivi che inducevano ed inducono tuttora ad essere contrari alla scelta compiuta dagli organizzatori».

Il coordinamento delle associazioni

Le note vicende legate al Covid hanno fatto slittare l’organizzazione dell’ISDE a quest’anno. «A partire dal febbraio 2021, dal coordinamento delle associazioni, che ha scelto di chiamarsi “Forum SENTIERIVIVI4P”, sono state inviate richieste di accesso agli atti agli enti coinvolti, sono state contattate le due Regioni ed i Prefetti interessati e, a fronte del silenzio in cui sono cadute per mesi tali richieste (un silenzio assordante quasi come il rombo delle moto sui sentieri), anche i Difensori Civici Regionali. Infine è stata inviata una lettera al Ministero della Transizione Ecologica, all’attenzione del Ministro Cingolani, e alla Commissione Ambiente dell’UE. Grazie a queste iniziative, alcune risposte, tardive e non sempre esaustive, stanno arrivando in questi giorni, ma è certo che il corretto iter di organizzazione è in forte ritardo perché le richieste di autorizzazioni e i tracciati del percorso sono stati inviati ai Comuni a luglio inoltrato pregiudicando, con tempi troppo stretti, la possibilità di elaborazione di Valutazioni di Incidenza ove necessarie, cioè nel caso in cui centinaia di piloti passino nei pressi dei siti di Rete Natura 2000».

Endurista Cima Redentore

La cima del Monte Giarolo con la statua del Redentore © Maria Grazia Gavazza

Possibili gravi danni alla rete sentieristica

La preoccupazione, in ambito Cai, dunque cresce, pensando ai sentieri che tanto impegnano i gruppi sezionali della sentieristica, nel tracciamento e nella manutenzione.

«Il passaggio delle moto può rovinare il lavoro di anni e non sempre il ripristino allo status quo è completamente possibile e già ora con il passaggio, purtroppo frequente anche se illegale, di enduristi occasionali i solchi su fondi di sentieri e strade agrosilvopastorali sono evidenti e favoriscono il ruscellamento che facilita il dissesto idrogeologico in caso di precipitazioni».

La Gavazza sottolinea inoltre che

«il cruccio prevalente è però l’etichetta che a causa della manifestazione rimarrà appiccicata a questa parte di Appennino, cioè la denominazione di un territorio destinato alla percorrenza con mezzi motorizzati, in evidente contraddizione con le iniziative, promosse dagli stessi enti che autorizzano la gara, per lanciare in queste valli una forma di turismo lento e consapevole, grazie ad importanti investimenti pubblici e di fondazioni private».

Le escursioni organizzate dal Cai

Le associazioni che hanno aderito al Forum finora hanno cercato di controllare che l’organizzazione dell’ISDE rispettasse le normative vigenti ed ora dirigeranno la loro attenzione sul territorio, «organizzando, nei giorni immediatamente precedenti l’inizio della manifestazione, una serie di iniziative per testimoniare la propria presenza nei luoghi interessati dalla gara e dimostrare che la fruizione motorizzata non è l’unica via per uno sviluppo di queste zone».
In particolare le Commissioni TAM delle due regioni e le Sezioni Cai di Novi Ligure, Pavia, Tortona e Voghera organizzano per domenica 29 agosto una serie di escursioni sul territorio interessato per farne conoscere il valore ambientale e allo stesso tempo monitorare, ove è possibile individuare i tracciati delle gare, lo stato dei sentieri prima del passaggio delle moto e tornare in seguito a documentare gli eventuali danni.

«La nota positiva di tutta la vicenda è il clima di collaborazione, non scontato, che si è venuto a creare tra le molte associazioni di protezione ambientale, nel rispetto delle diverse competenze e modalità di approccio alle problematiche», conclude la Gavazza. «Ci si è anche conosciuti di più tra Sezioni Cai e Commissioni TAM dei due versanti dell’Appennino e si è instaurata una cooperazione che speriamo possa essere utile, anche in futuro, alla tutela dell’ambiente, bene comune di tutti noi».