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Una settimana sui sentieri dell’Ogliastra, alla scoperta di un territorio in cui la frequentazione della montagna si intreccia con la storia delle comunità locali. Anche nei primi giorni di maggio gli escursionisti della Sezione CAI di Parma, guidati da Fabrizio Russo, sono tornati in Sardegna per percorrere i monti di Urzulei, Talana e Baunei, confermando un legame ormai consolidato con quest’area dell’isola.
Ad accoglierli, tra Lampatu e Pranu Oddeu, anche l’unico punto della Sardegna inserito nel circuito nazionale delle strutture del Club Alpino Italiano. Le giornate si sono sviluppate lungo itinerari aspri e suggestivi, dominati dal calcare, con il supporto del CAI Ogliastra, presieduto da Nicola Secchi.
Il gruppo ha attraversato alcuni dei luoghi più rappresentativi dell’area: dalle vicinanze delle tombe di Fennau agli anfratti di Codula Sa Mela, da Sedda e Arbaccas a Codula Orbisi, fino alle Codule di Illune, alla Sala degli Archi e al canyon di Gorroppu. Il cammino è poi proseguito in Ogliastra e, dopo la partecipazione del primo maggio alla manifestazione legata al riconoscimento ONU del 2026 come Anno internazionale dei pascoli e dei pastori, anche con il CAI Nuoro sulle cime del Montalbo.
Per i soci parmensi, però, il viaggio non è stato soltanto escursionismo. A lasciare un segno profondo è stata anche la visita al museo etnografico di Urzulei, dove il paese di un tempo prende forma nei vicoli del centro storico attraverso una ricostruzione dettagliata della vita quotidiana della comunità tra Ottocento e Novecento.
Stanze raccolte, arredi originari, focolari, attrezzi semplici legati al lavoro di pastori, caprai, contadini e artigiani raccontano una cultura costruita nella fatica e nella relazione stretta con il territorio. Case basse, tetti spioventi, abiti d’epoca, tessuti e ricami custodiscono i segni di un’identità che la comunità ha scelto di conservare e tramandare.
Particolare significato assumono anche la ricostruzione della scuola, con i banchi della memoria, e quella dell’ufficio postale, a lungo principale collegamento con il mondo oltre i contrafforti delle creste di Urzulei.
“Curiosità e forte commozione», ha raccontato Fabrizio Russo, responsabile del gruppo del CAI Parma. «Uomini e donne del paese ci hanno messo passione, anima e fatica per ricostruire e rafforzare la loro identità originaria e originale. È un patrimonio che portiamo con noi riattraversando il Tirreno, con la convinzione che quel museo, che è vita di oggi, possa diventare simbolo di identità pubblica e istituzionale.”
Il legame tra la Sezione emiliana e la Sardegna, del resto, non nasce oggi. “Con il CAI Parma il rapporto è consolidato ed è incardinato sui percorsi e sui calcari dell’Ogliastra», ha sottolineato Matteo Marteddu del CAI Sardegna. «La reciproca curiosità culturale, oltre zaini e scarponi, fa il resto”.