Ripristinare i sentieri dopo il passaggio delle moto da enduro

È quello che chiedono le associazioni del Forum “SentieriVivi4P dopo tre mesi dallo svolgimento della manifestazione internazionale di enduro tra le province di Pavia e di Alessandria. Un ripristino al momento largamente tralasciato

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Valle Staffora, i sentieri dopo la gara di enduro © Forum “SentieriVivi4P”

«Dopo quasi tre mesi dal termine delle gare dell’Isde (la sei giorni internazionale di enduro n.d.r.), il capitolo del ripristino dei sentieri appenninici delle valli Staffora, Curone e Grue non è ancora esaurito. Al momento, è stato largamente tralasciato dalle amministrazioni dei comuni alessandrini, a cui chiediamo di compiere le doverose verifiche circa il rispetto delle prescrizioni che accompagnavano le autorizzazioni concesse. Verifiche che anche in valle Staffora (PV) sono necessarie. Non con sopralluoghi a campione sulla viabilità, ma con una verifica puntuale su tutti i tracciati».
Questo quanto scrive in una nota il Forum “SentieriVivi4P”, che riunisce varie associazioni, tra cui i Gruppi regionali Cai di Lombardia e Piemonte con le relative Commissioni tutela ambiente montano e le Sezioni di Novi Ligure, Pavia, Tortona e Voghera.

La condizione originaria dei tracciati

Nelle norme delle due regioni interessate è previsto il ripristino dei sentieri, ma con una differenza sostanziale: se in Lombardia essi devono avvenire entro 30 giorni dal termine della gara, il Piemonte impone “l’obbligatorio ed immediato ripristino dello stato dei luoghi da parte degli organizzatori dell’evento”. Ma senza stabilire un tempo definito.

«Il problema vero è dimostrare le “condizioni originarie” a cui ricondurre il fondo dei tracciati percorsi dalle moto. Purtroppo non sappiamo se i comuni si siano premurati di acquisire documentazione fotografica dello stato dei tracciati in fase autorizzativa», scrivono le associazioni.

Per quanto riguarda la Val Staffora, solo in un comune l’autorizzazione concessa è stata corredata dalla “documentazione fotografica dello stato dei luoghi”. Nelle altre autorizzazioni non se ne fa cenno.
Dal canto loro, le associazioni hanno provato a fotografare i luoghi prima dell’evento, ma il lavoro è stato parziale. Gli organizzatori non avevano infatti condiviso il tracciato completo della gara. Quello che è sicuro è che il passaggio delle moto ha interessato aree particolarmente fragili, con vincoli idrogeologici, come buona parte della superficie della Val Staffora.

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Valle Staffora, un altro tratto del tracciato di gara dopo il passaggio delle moto © Forum “SentieriVivi4P”

Verifiche approfondite e prolungate nel tempo

«Vista l’entità e la diffusione degli impatti documentati dopo l’evento, auspichiamo che tutti gli enti compiano le necessarie verifiche con un adeguato livello di approfondimento. Verifiche che non si possono esaurire nell’immediato, ma devono essere prolungate nel lungo periodo per studiare l’impatto del dilavamento del materiale frantumato sul mondo vegetale e animale. Occorre poi non dimenticare gli effetti di erosione che solo un geologo può compiere», si legge nella nota del Forum.

Gare di enduro in aree dismesse e aumento dei controlli

Nota che si conclude evidenziando che

«la presenza dei mezzi motorizzati nelle valli appenniniche (esclusi quelli per le attività agricole), sia anacronistica e impedisca lo sviluppo di una nuova fruizione lenta e consapevole del territorio».

Questo in particolare nelle aree della Rete Natura 2000 come quelle interessate dalla sei giorni internazionale di enduro, rimarcano le associazioni.

«Si auspica che lo svolgimento di queste manifestazioni avvenga in aree dismesse, debitamente predisposte. Inoltre è prioritario che si attivi un serio contrasto, da parte di tutti gli organi di polizia predisposti al controllo del territorio, nei confronti dei gruppi motorizzati (enduro, quad, 4×4, motoslitte), che, in totale dispregio delle norme regionali, arrecano grave danno all’ambiente».