Tracciare le migrazioni degli ungulati

L'atlante mondiale delle migrazioni degli ungulati. Un'iniziativa presentata qualche giorno fa su Science

Un cervo © Fondazione Edmund Mach

La Gazzella della Mongolia si sposta per centinaia di chilometri da un pascolo all’altro. Le sue migrazioni dipendono dalla disponibilità di cibo e dalle condizioni meteorologiche. Stesso discorso per la Saiga in Asia, per le Renne e per i Caribou nei paesi artici, senza dimenticare gli Gnu e le Gazzelle in Africa.

Insomma, ogni anno gli ungulati si spostano lungo corridoi molto ampi che cambiano anche per gli effetti dei cambiamenti climatici. Succede anche in Italia nel Trentino Alto Adige, dove i caprioli si spostano più in alto per effetto del riscaldamento globale e dell’abbassamento della quota neve, come spiegato da Francesca Cagnacci, ricercatrice della Fondazione Edmund Mach.

Identificare le aree di passaggio

Cagnacci ha partecipato alla redazione di un atlante mondiale delle migrazioni degli ungulati. Un’iniziativa presentata qualche giorno fa su Science. La disponibilità di questo strumento permetterà di identificare le aree di passaggio. Il tutto per dare la possibilità a biologi e decisori di rimuovere eventuali ostacoli ai loro flussi migratori. Si pensi, alla possibilità di aprire le recinzioni durante il periodo migratorio oppure di connettere le aree di protezione degli ungulati con i corridoi verdi. Per questo motivo, l’iniziativa ha ricevuto la partnership ufficiale della Convenzione per la Conservazione delle Specie Migratorie della Fauna (CMS) delle Nazioni Unite. «Siamo all’inizio di uno sforzo epocale, ma il coordinamento tra gli esperti e il supporto delle Nazioni Unite lo rendono possibile e di grande impatto», ha commentato Cagnacci in un comunicato della fondazione Mach.

Conoscere le vie di migrazione permette anche di preservare e consentire gli spostamenti degli ungulati che possono essere interrotti da grandi arterie stradali in via di costruzione, da impianti estrattivi e da recinzioni di confine. Per quanto riguarda l’Europa continentale, Un continente profondamente trasformato, alcuni esemplari di cervo rosso, sono capaci di spostamenti di decine di chilometri per alcuni giorni, ma in assenza di corridoi diventa residente in piccoli spazi: con il risultato di creare ambienti sovrappopolati.

Allo stesso tempo, monitorare i comportamenti degli ungulati è l’obiettivo dei ricercatori che hanno sviluppato una struttura digitale per ricevere, elaborare e pubblicare i dati di spostamento ottenuti dai collari gps.

Difendere l’ambiente

Infine,i ricercatori si sono confrontati sui rischi per l’ambiente, derivanti dall’interruzione delle migrazioni. Gli ungulati si nutrono delle risorse vegetali e al contempo fertilizzano il suolo trasportano nutrienti ed energia. «Senza migrazioni di ungulati – puntualizza Cagnacci – molti servizi ecosistemici verrebbero compromessi e ci si può attendere un crollo della biodiversità ad essi legata a diversi livelli di complessità, dal microbiota, ai grandi carnivori, fino all’interazione con i domestici», spiega Cagnacci.