veduta aerea della Capanna Regina Margherita © archivio CAI
L'inaugurazione: al centro la regina Margherita di Savoia © archivio CAI
La targa che ricorda la visita della Regina Margherita © Giovanna Prennuschi
Il tramonto di Luna Piena sulla Capanna Regina Margherita. Foto Facebook Valerio Minato.
Carolina Paglia
Una serata per scoprire i segreti e la storia di uno dei più audaci progetti del CAI italiano: la capanna osservatorio Regina Margherita sulla Punta Gnifetti del Monte Rosa. La capanna è il rifugio più alto d’Europa, osservatorio scientifico di straordinario valore e luogo di enorme fascino. È un hub che convoglia eccellenze non solo alpinistiche, ma legate alla montagna come luogo di ricerca, scoperta, innovazione.
La montagna scende in città
La capanna osservatorio Regina Margherita sulla Punta Gnifetti del Monte Rosa. La storia, le ricerche, l'attualità è il titolo dell'incontro che si è tenuto ieri sera al Pala Monti di Bergamo. L'evento fa parte della rassegna culturale Montagna in cambiamento: vita e frequentazione responsabile sulle terre alte, introdotto dalla presidente della commissione cultura del Club Alpino Italiano, Carolina Paglia. La serata è prseguita con il geologo Mattia Sella e il suo libro La storia del più audace progetto del Club Alpino Italiano, raccontata da chi ci ha creduto e l'ha realizzato, con Annalisa Cogo dell’Università di Ferrara e del SIMEEM, che si è soffermata sulle ricerche di fisiologia e medicina alla Capanna Regina Margherita e con due esperti del Politecnico di Milano. Francesco Calvetti ha ragionato di sicurezza e del monitoraggio del riscaldamento climatico in alta quota, Graziano Salvalai di strategie di adattamento e sostenibilità dellle architetture di alta quota. Ha moderato Giancelso Agazzi, della commissione cultura e medica del CAI di Bergamo. Paglia ci ha fatto rivivere i momenti salienti della serata, un momento che fa parte di un percorso. “L'evento fa parte di una rassegna che si chiama ‘Montagne in cambiamento’, proseguirà per il tutto il 2026 toccando vari temi. L’idea originaria per questa serata era di parlare del libro di Mattia Sella, poi tramite alcune condivisioni siamo entrati in contatto con Francesco Calvetti del Politecnico di Milano e da lì è nata questa ulteriore collaborazione. Calvetti e Salvalai stanno seguendo le operazioni di ripristino della Capanna Margherita sulla punta”.
“Con i cambiamenti climatici ben sappiamo cosa succede a livello di rocce. C'è quindi in un'ulteriore necessità di mantenimento di queste strutture”. Carolina Paglia
Si è parlato anche di attualità, oltre che di storia?
Sì, abbiamo parlato del consolidamento della struttura e parleremo di cosa significhi lavorare in alta quota per il mantenimento delle strutture di accoglienza. Una cinquantina d’anni fa c’era stata una revisione ma, attualmente, con i cambiamenti climatici ben sappiamo cosa succede a livello di rocce. Ed esiste quindi in un'ulteriore necessità di mantenimento di queste strutture.
Anche il tema medico è stato sviluppato nel corso della serata.
La professoressa Cogo, in passato presidente della commissione centrale medica CAI, ha portato uno studio relativo alla fisiologia in alta quota. Quindi il tema è l'alta quota, affrontata storicamente, ma anche per quanto riguarda l'ingegneria e la fisiologia. Siamo partiti da una prospettiva storica e si è ampliata a quella scientifica, con uno sguardo sul futuro di strutture come la capanna in anni di grandi mutamenti.
"Proseguiremo il nostro percorso parlando di rifugi, di medicina e di pastori".
Il percorso continuerà tocccando ambiti anche diversi?
Riprenderemo in settembre con tema rifugi, con una serata dedicata al bivacco Frattini che il CAI di Bergamo ha mantenuto e ripristinato in collaborazione con la con la Galleria d'Arte. Poi avremo approfondimenti sulla componente medica e un momento su pascoli e pastori, visto che il 2026 è anche l'anno internazionale del pastoralismo. Abbiamo preso già contatti con delle realtà della Val Talezio, Valle Imagna per dare voce ai giovani allevatori.