L'incontro al rifugio Averau © Enrico Lacedelli - Una montagna di libri
Domenica mattina, nel calendario di Una montagna di libri, si è tenuta la presentazione di Discorso per un amico (Feltrinelli, 2024, 96 pagine), un libro che Erri De Luca ha scelto di raccontare al rifugio Averau, con l'intermezzo musicale dei violini del gruppo Na Fuoia.
Il volume nasce come elogio funebre per Diego Zanesco, conosciuta guida alpina e storico cliente del rifugio, caduto sulla Tofana di Rozes il 30 luglio 2023. L’opera si trasforma quindi in un racconto intimo, che unisce la passione per la montagna alla profondità dei rapporti umani. Un tema universale, che ci ha spinto a chiedere di più allo scrittore, a partire dalla sua esperienza personale.
L'amicizia e la montagna
Diego Zanesco è stato guida alpina e rocciatore, talvolta solitario. In cordata si è legato con De Luca, condividendo un trasporto per la montagna che negli anni si è strutturato oltre la semplice attività alpinistica. Un legame forzosamente mutato dal destino, che oggi si muove tra memoria personale e ricordo collettivo, aprendo spazi di riflessione sui legami di corda e non solo.
Il ricordo di un amico che non c'è più quanto è una esigenza intima, quanto invece risponde alla volontà di restituire alla comunità una figura a cui dare il giusto tributo?
Non so distaccarmi dalle persone perdute, non so elaborare l'assenza. Diego fulminato da un infarto in piena parete durante una solitaria, continua a cadere all'indietro a braccia aperte.
Ne ho scritto per stabilire la sua presenza nella nostra cordata che non si legherà di nuovo ma neanche può essere sciolta. Non è stata guida, come io non sono scrittore. Siamo stati lettori. Ci siamo scambiati pagine e abbiamo toccato gli stessi appigli. Abbiamo coinciso negli stessi affetti. Ho scritto di lui per richiamare in vita.
“Ci siamo scambiati pagine e abbiamo toccato gli stessi appigli. Ho scritto di lui per richiamare in vita”. Erri De Luca
La montagna scolpisce
Personalmente trovo che l'andare montagna sia una incredibile "scorciatoia" per le amicizie. Delinea caratteri e personalità con una evidenza e una schiettezza che non permettono di nascondersi. In montagna è così più semplice scolpire amicizie vere, ma anche liberarsi di rapporti che altrimenti con il tempo mostrerebbero intrecci non graditi. È d'accordo?
Se vuoi conoscere il tuo amico portalo in montagna, dice un proverbio russo. La montagna scopre, spoglia. Non si può fingere in piena tempesta in parete. Ma non fonda legami. Sciolto il nodo la cordata si separa. Poi la sera in qualche rifugio riconosci chi è andato da primo perché è quello che parla di meno.
“La montagna scopre, spoglia. Ma non fonda legami”.
L'amicizia nella gratitudine
Diego Zanesco era una guida conosciuta, ma che aveva il pregio di non ostentare. La vostra amicizia quanto si alimentava di silenzi e situazioni lasciate al "non detto" piuttosto che all'esplicitazione, al confronto, alla discussione?
Parlavamo di libri e delle donne che amavamo. Lui aggiungeva i figli, poi mi metteva a parte delle solitarie che faceva, decise al mattino quando il suo corpo era felice. Conosceva le Dolomiti più di qualunque alpinista. Ma non parlavamo di appigli, di gradi. Quando mi avvisava del grado che aveva scelto e avremmo affrontato, si riferiva al minimo, lasciando il vero grado massimo alla scoperta.
Siamo stati amici per via di reciproca gratitudine.
Tra presenza e assenza
Con il passare degli anni non mi sono rassegnato al fatto di perdere amici in montagna, né trovo consolatorio affermare che "se ne è andato facendo quello che amava di più". Ho imparato che fa parte del cammino di una vita portarsi i propri lutti addosso, senza rancore, come una strana compagnia che negli anni si allarga. Lei come ha imparato a convivere con questa dimensione?
Sono diventato numeroso, dentro di me si sono trasferiti gli assenti, che affiorano ai miei sensi con evidenza fisica. Li percepisco, faccio loro spazio, li faccio agire nella mia memoria restando spettatore. Diego è il colibrì che volteggiava al rifugio del Chimborazo, il frullo di ali che mi fa voltare in tempo prima di vederlo sparire.
“Sono diventato numeroso, dentro di me si sono trasferiti gli assenti, che affiorano ai miei sensi con evidenza fisica”.
Cortina, la città e la montagna
Non riesco a capire quanto Cortina sia davvero cambiata: guardo le montagne e trovo le stesse gioie, parlo con gli ampezzani e ricevo un quadro molto frammentato e incoerente: una politica incapace di tutelare i residenti, residenti che forse non riescono comunque ad andare oltre piccoli interessi privati. Lei che futuro vede per Cortina?
Cortina è la sua corona di cime leggendarie, nessuno sgarbo alla sua conca le potrà togliere le Altezze Reali che la rendono regina di bellezza.