Zecche e vaccino: facciamo chiarezza

Questi parassiti sono sempre più presenti nei nostri ambienti naturali e il tema della prevenzione suscita crescente interesse tra le famiglie. Facciamo chiarezza tra evidenze scientifiche e falsi miti riguardanti la vaccinazione contro la Meningoencefalite trasmessa da zecche (TBE).

Con l'estate ormai nel pieno, temperature sempre più elevate e presenza di selvatici in aumento sulle nostre montagne, le zecche sono ormai una presenza costante, a quote sempre più elevate. Viene perciò spontaneo interrogarsi su come limitare gli effetti della loro “interazione con l'uomo”, anche al di là delle più semplice accortezze per evitare un contatto che non sempre si può evitare.

Il primo punto da precisare quando trattiamo di zecche e relative contromisure è che non esiste un vaccino “contro le zecche” in sé, bensì contro una specifica malattia che alcune zecche possono trasmettere, chiamata encefalite da zecca o TBE (Tick-Borne Encephalitis).


La TBE è una patologia virale che colpisce il sistema nervoso centrale, con periodo di incubazione variabile dai 7 ai 28 giorni, e che può manifestarsi con quadri clinici di gravità variabile. I sintomi principali iniziali sono simili a quelli di un’influenza quali febbre alta, mal di testa, mal di gola, stanchezza, dolori muscolari e alle articolazioni. Successivamente subentra una seconda fase che riguarda il sistema nervoso centrale con possibile meningite, encefalite e paralisi, condizioni potenzialmente molto serie. 

Zecca in attesa di parassitare un nuovo ospite © Erik Karits - Unsplash


È importante sottolineare subito un concetto che genera spesso confusione: il vaccino non protegge dalla malattia di Lyme, che rappresenta invece la più frequente infezione trasmessa dalle zecche in Europa ed è causata da un batterio (Borrelia burgdorferi).

Quanto è diffusa la TBE?

Sappiamo che la distribuzione delle zecche e delle malattie da esse trasmesse è in continua evoluzione, favorita anche dai cambiamenti climatici, dalle modificazioni ambientali e dalla crescente frequentazione degli ambienti naturali.


In Italia la TBE è considerata una malattia relativamente rara. L'incidenza nazionale è inferiore a 1 caso ogni 100.000 abitanti all'anno, ma negli ultimi anni si è osservato un progressivo aumento dei casi, concentrati soprattutto nelle regioni alpine e prealpine del nord est come il Trentino-Alto Adige, il Friuli-Venezia Giulia e alcune zone del Veneto, dove da anni sono attivi programmi di sorveglianza e campagne vaccinali dedicate. Nelle aree endemiche alpine, infatti, il rischio può essere significativamente più elevato rispetto alla media nazionale, con alcuni focolai locali che hanno registrato incidenze superiori a 5 casi per 100.000 abitanti e, in specifiche microaree, anche oltre 30-40 casi per 100.000 abitanti.
Questo non significa che ogni escursionista sia automaticamente a rischio elevato, ma è importante conoscere la situazione epidemiologica della zona frequentata abitualmente.

In cammino per boschi © Clement Proust - Unsplash

Chi dovrebbe considerare la vaccinazione?

Le principali società scientifiche e le autorità sanitarie raccomandano la vaccinazione soprattutto alle persone che vivono o frequentano regolarmente aree endemiche e trascorrono molto tempo in ambienti boschivi o rurali.

Nel bambino la valutazione deve essere individualizzata e basata soprattutto sul livello di esposizione. Può essere ragionevole prendere in considerazione il vaccino quando il bambino vive in un'area riconosciuta a rischio, frequenta abitualmente boschi, sentieri e ambienti naturali, pratica attività outdoor durante gran parte dell'anno e/o partecipa frequentemente a escursioni, campeggi o attività scout.

Diversa è la situazione del bambino che frequenta la montagna occasionalmente per pochi giorni all'anno: in questi casi la decisione va valutata insieme al pediatra considerando il reale livello di esposizione.

A che età può essere effettuato?

In Italia è disponibile una formulazione pediatrica indicata per bambini e ragazzi da 1 a 15 anni. La vaccinazione può essere iniziata già dopo il primo anno di vita nei soggetti che presentano un rischio di esposizione significativo.
Il ciclo vaccinale prevede generalmente tre dosi: le prime due vengono somministrate a distanza di 1-3 mesi, mentre la terza viene eseguita dopo 5-12 mesi dalla seconda. Successivamente sono previsti richiami periodici per mantenere la protezione nel tempo. La protezione conferita dal ciclo vaccinale, infatti, è di circa tre anni. Poiché la stagione di maggiore attività delle zecche coincide con primavera ed estate, è preferibile iniziare il percorso vaccinale durante i mesi autunnali o invernali.

Le zecche sono solitamente attive da fine marzo a ottobre, amano l'erba alta e i luoghi umidi e ombreggiati. © Dieter Van Hammee - Unsplash

Il vaccino è sicuro?

I dati disponibili mostrano che il vaccino contro la TBE è generalmente sicuro e ben tollerato. Gli effetti collaterali più comuni sono simili a quelli osservati per molte altre vaccinazioni e comprendono dolore nel punto di iniezione, lieve febbre, irritabilità o malessere generale di breve durata. Le reazioni gravi sono estremamente rare. In ogni modo, la valutazione del rapporto rischio-beneficio deve essere personalizzata e discussa con il pediatra o con il centro vaccinale di riferimento. 

Un errore frequente consiste nel considerare la vaccinazione come una protezione completa contro tutti i rischi legati alle zecche. In realtà il vaccino protegge esclusivamente dalla TBE e non dalla malattia di Lyme né dalle altre infezioni che possono essere trasmesse da questi parassiti.

Per questo motivo restano fondamentali tutte le misure preventive già note: abbigliamento adeguato, utilizzo di repellenti (sia sulla cute che sugli abiti), controllo accurato della pelle al termine delle escursioni e rimozione precoce delle zecche eventualmente presenti.

La prevenzione resta la migliore alleata

La crescente diffusione delle zecche ha reso sempre più attuale il tema della prevenzione. Per alcune categorie di bambini particolarmente esposti, il vaccino contro la TBE rappresenta uno strumento efficace e sicuro che può aggiungersi alle normali misure di protezione. Tuttavia, non si tratta di una vaccinazione da proporre indiscriminatamente a tutti gli escursionisti.

Conoscere il rischio reale, valutare il proprio livello di esposizione e confrontarsi con il pediatra permette di prendere decisioni informate e consapevoli. Perché, anche quando si parla di zecche, la prevenzione migliore nasce sempre dalla conoscenza.