Friedrich August: il re prima dei krapfen

Oggi si fa la fila per i bomboloni "del sovrano" ma non tutti sanno chi fu l'uomo che dà il nome al rifugio e al sentiero. Federico Augusto III di Sassonia era un re appassionato di montagna, protagonista di una storia che attraversa la Val di Fassa da oltre un secolo.

Ci sono nomi che la montagna conserva anche quando tutto il resto della storia sembra essere scomparso. Friedrich August è uno di questi.

Oggi, in Val di Fassa, basta pronunciarlo per pensare immediatamente a un rifugio, a una terrazza e soprattutto ai krapfen che, nelle giornate estive, attirano escursionisti tanto quanto il panorama. Si arriva, si aspetta il proprio turno, si scatta la fotografia tanto desiderata e si mangia. Il nome è diventato familiare, ma la persona che lo porta molto meno.

 

Prima del rifugio e dei krapfen, infatti, c'era un uomo. Anzi, un re.

Il re che aveva scelto le Dolomiti

Federico Augusto III di Sassonia fu l'ultimo sovrano del Regno di Sassonia. Salì al trono nel 1904 e rimase re fino alla fine della monarchia tedesca, nel 1918. La storia politica lo ricorda per gli anni turbolenti che accompagnarono la fine dell'Impero tedesco. Le Dolomiti, invece, hanno conservato l'immagine, molto più semplice, di un uomo che amava camminare.

 

Durante le sue sommerfrische, le vacanze estive, Federico Augusto frequentava abitualmente le Dolomiti e in particolare i versanti delle valli di Fassa e Gardena, tra Sassolungo e Catinaccio. Era un appassionato escursionista e alpinista, ma anche un uomo interessato alla natura e alla botanica.

Non è difficile immaginarlo mentre percorre questi pendii all'inizio del Novecento, quando arrivare in quota significava ancora affidarsi soprattutto alle proprie gambe e a una rete di sentieri molto diversa da quella che conosciamo oggi.

 

Per lui queste montagne non erano soltanto uno scenario da osservare, ma un luogo da attraversare, conoscere e nel quale tornare. Frequentava in particolare l'area del Col Rodella, dove prima dell'attuale rifugio, sorgeva un semplice fienile presso il quale il re pernottava durante le sue escursioni.

Fu proprio qui che la sua presenza finì per lasciare una traccia destinata a durare molto più a lungo delle sue vacanze.

Il sentiero del re

Il 30 luglio 1911 venne inaugurato il sentiero oggi conosciuto come Friedrich-August-Weg, il tracciato che porta il nome del sovrano e che corrisponde all'attuale sentiero SAT n. 557.

 

Il sentiero attraversa le pendici del Sassolungo e del Sassopiatto, partendo dall'area del Passo Sella e del Col Rodella e arrivando, con continui saliscendi in quota, al Giogo di Fassa e al Rifugio Sasso Piatto. Da qui il percorso può continuare verso la Cresta di Siusi, il Passo Duron e l'Alpe di Siusi. È uno dei grandi itinerari panoramici delle Dolomiti, ma la sua particolarità è soprattutto il modo in cui permette di attraversare la montagna. È un sentiero per camminare, senza una lunga salita verso una vetta in particolare, seguendo invece il versante con continui saliscendi e mantenendosi a lungo in quota.

 

Dal Col Rodella il sentiero passa davanti al Rifugio Friedrich August, a 2.298 metri, prosegue verso il Rifugio Sandro Pertini, a circa 2.300 metri, fino al Rifugio Sasso Piatto, sul Giogo di Fassa. A cambiare continuamente non è tanto la direzione quanto il paesaggio: il Sassolungo si presenta da angolazioni diverse, il Sasso Piatto incombe sul sentiero e, dall'altra parte, si aprono le prospettive verso il gruppo del Sella e la Val di Fassa. È un percorso che oggi sembra quasi disegnato per l'escursionista contemporaneo: quota, panorama, rifugi ravvicinati e nessuna necessità di affrontare una vetta.

 

Ma nel 1911 le Dolomiti erano un luogo molto diverso. Il turismo di massa non esisteva e il sentiero nasceva in un'epoca in cui l'interesse per la montagna stava rapidamente cambiando. I vecchi percorsi utilizzati dagli abitanti iniziavano a diventare itinerari per escursionisti, alpinisti e viaggiatori. La montagna cominciava a essere frequentata anche per il piacere di attraversarla.

 

Ed è proprio dentro questo cambiamento che si inserisce la storia di Federico Augusto.

Dalla passeggiata alla guerra

La storia del sentiero, però, non rimase legata soltanto alle passeggiate del sovrano. Secondo la tradizione, per la realizzazione del tracciato vennero coinvolti anche soldati austro-ungarici, con l'obiettivo di facilitare gli spostamenti verso l'Alpe di Siusi. Quella che oggi appare come una tranquilla strada panoramica aveva quindi anche una funzione pratica.

 

Pochi anni dopo, quelle stesse montagne sarebbero diventate uno dei fronti della Prima guerra mondiale. È uno dei paradossi della storia alpina. Un percorso nato anche dalla frequentazione di un sovrano e dalla crescente passione per l'escursionismo si sarebbe trovato dentro un conflitto che avrebbe trasformato le Dolomiti in un campo di battaglia.

 

I sentieri cambiarono ancora una volta funzione. Il Friedrich-August-Weg è sopravvissuto anche a quella trasformazione, e con il tempo è tornato a essere soprattutto ciò che era stato per il re: una strada per camminare attraverso la montagna e godere della sua bellezza.

Un re, un sentiero, un rifugio e i krapfen

La parte più curiosa della storia è forse proprio quella che oggi rischiamo di vedere meno. Del re di Sassonia oggi è rimasto un nome. Lo leggiamo sull'insegna del rifugio, lo incontriamo sulla cartina, lo seguiamo lungo il sentiero. Ma Federico Augusto III fu un personaggio tutt'altro che marginale.

 

Tra le tante tracce da sovrano che la sua vita ha lasciato, quella conservata sulle Dolomiti è tra le più insolite. Non una statua, non un palazzo, non una targa celebrativa, ma un sentiero.

Una strada che conduce attraverso le sue cime predilette e permette di ripercorrere le sue estati, e che oggi continua a essere percorsa ogni giorno da persone che, nella maggior parte dei casi, purtroppo, non sanno nemmeno chi fosse l'uomo al quale è dedicata.

 

Oggi il Friedrich August è una delle tappe più conosciute lungo questo itinerario. La terrazza e i krapfen sfornati la mattina sono diventati un'attrazione gastronomica con un'eco internazionale. E forse è proprio qui che si trova il paradosso.

 

Si può fare anche un'ora di fila per mangiare un krapfen senza sapere chi fosse Friedrich August, perché quel sentiero porti il suo nome o cosa sia successo su queste montagne poco più di un secolo fa. Si torna a valle con una fotografia in più, ma con una storia in meno.

 

Eppure, la montagna non è soltanto ciò che riusciamo a fotografare, ma anche quello che è successo prima di noi, i nomi che incontriamo sulle mappe, i sentieri che continuiamo a percorrere senza conoscerne l'origine.

 

Il krapfen può essere il motivo per fermarsi, ma sarebbe un peccato che fosse anche l'unica cosa che ci ricordiamo. Perché dietro quella colazione c'è un re, dietro il rifugio c'è una storia e sotto i nostri piedi c'è un sentiero che da più di un secolo attraversa queste montagne. E forse basta sapere questo per rendere quella colazione, tanto desiderata, un po' più regale.