Mezzo secolo di vie ferrate: a Mori un convegno su storia e futuro dei percorsi

L'incontro trentino, a 50 anni dall'inaugurazione della 'Montalbano', apre agli interrogativi sulla frequentazione e la manutenzione degli itinerari attrezzati. Il vicepresidente CAI Manlio Pelizzon parteciperà alla tavola rotonda di fine giornata

 

Circa cinquanta libri di firme, conservati dalla SAT di Mori, raccolgono le impressioni di altrettanti anni e i racconti di generazioni di frequentatori della ferrata Ottorino Marangoni. Una storia iniziata con l’inaugurazione del 19 marzo 1976 e che, a mezzo secolo di distanza, oggi offre lo spunto per interrogarsi su come sia cambiato il rapporto con la montagna e su quale futuro dare alle vie attrezzate.


Le ferrate sono iper-frequentate? È giusto renderle più facilmente percorribili? Come si deve affrontare il tema del degrado degli itinerari e della loro manutenzione? Cosa si può fare per aumentare la consapevolezza di chi le affronta, in termini di sicurezza e corretto approccio alla montagna?

Un convegno per dare risposte

Nell’anno del cinquantenario delle ferrate “Ottorino Marangoni di Montalbano” e “Gerardo Sega” di Avio, le Sezioni SAT di Mori e Avio, con il supporto della SAT Centrale e del Club Alpino Italiano, hanno deciso perciò di provare a dare una risposta e promuovere il convegno nazionale Vie ferrate tra paesaggio, economia e loisir. L’appuntamento è per oggi, sabato 17 ottobre, dalle 14.30 alle 18.30, alla sala ex Galetera di Mori, in via San Giovanni. “Per la nostra sezione questi cinquant’anni sono fatti di persone, di lavoro e di un legame con il territorio che continua ancora oggi – spiega Mattia Bertolini, presidente della SAT di Mori –. Nei libri di firme troviamo le testimonianze di chi ha percorso la ferrata, ma dietro ogni salita c’è anche l’impegno di chi se ne prende cura. Abbiamo voluto partire da questa storia per chiederci che cosa rappresentino oggi le ferrate, quali responsabilità comportino e come vogliamo gestirle negli anni a venire”.

 

"Abbiamo voluto partire da questa storia per chiederci che cosa rappresentino oggi le ferrate, quali responsabilità comportino e come vogliamo gestirle negli anni a venire”. Mattia Bertolini

La giornata inizierà con due appuntamenti per la salita alle ferrate del cinquantenario: alle 7 a Pozza della Cola per la Gerardo Sega di Avio e alle 9 al piazzale di Montalbano per la Ottorino Marangoni. La partecipazione è libera e ciascuno affronta la salita sotto la propria responsabilità, con attrezzatura idonea e adeguata preparazione. 

 

La via attrezzata Montalbano "Ottorino Marangoni" è stata realizzata dalla sezione SAT di Mori nell'inverno 1975/76, su una parete rocciosa che sovrasta verso nord, l’abitato di Mori. Nel 1999 è stata dedicata a Ottorino Marangoni, presidente della sezione dal 1976 al 1998. La ferrata segue le strutture naturali della parete lungo fessure, diedri camini e cenge; il suo sviluppo è di circa 550 metri e supera un dislivello di 300 metri, arrivando a quota 600.

 

Gli anni recenti

La storia della Montalbano comprende anche gli interventi realizzati nel 2012: dopo le opere sulla parete promosse dal comune di Mori a seguito di cadute di massi, la SAT ha provveduto al completo rifacimento delle attrezzature. Un’esperienza che richiama il lavoro necessario per mantenere un percorso nel tempo e le scelte da affrontare in un ambiente soggetto a trasformazioni. Le linee di principio deliberate nel 2021 richiamano la necessità di valutare gli interventi caso per caso, considerando la riduzione del rischio, l’impatto ambientale e paesaggistico, ma anche il rispetto del carattere originale dei percorsi. “Prendersi cura delle ferrate significa anche promuovere la preparazione di chi le frequenta – sottolinea Cristian Ferrari, presidente SAT –. Cavi e attrezzature agevolano la progressione, ma non eliminano i pericoli: servono conoscenza dell’ambiente e capacità di valutare le proprie possibilità”.

 

"Cavi e attrezzature agevolano la progressione, ma non eliminano i pericoli: servono conoscenza dell’ambiente e capacità di valutare le proprie possibilità”. Cristian Ferrari

Nel corso dell'incontro, Luca Gibello, presidente di Cantieri d’alta quota, esaminerà il rapporto tra valorizzazione e tutela del paesaggio. Le vie attrezzate offrono occasioni di scoperta, ma modificano anche il carattere selvaggio dei luoghi, rendendo percorribili pareti attraverso cavi e strutture predisposte. Il suo intervento toccherà il sovraffollamento e i fenomeni di emulazione, per allargare la riflessione a quale montagna immaginiamo per il futuro, anche alla luce dei cambiamenti climatici. Gianni Canale, presidente del collegio delle guide alpine del Trentino, analizzerà le ricadute economiche, che vanno oltre l’attività professionale delle guide e coinvolgono strutture ricettive, ristorazione, rifugi, negozi, noleggi e servizi turistici. L’accompagnamento comprende inoltre un lavoro educativo sulla pianificazione dell’uscita, sul riconoscimento dei pericoli e sul rispetto dell’ambiente. Esperienze come quelle della Montalbano permettono inoltre di osservare il rapporto tra accessibilità, avvicinamento alla montagna e ricadute per la comunità locale.

Un ambiente saturo?

Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness, affronterà gli effetti della diffusione delle infrastrutture e della frequentazione sugli ambienti montani. La riflessione riguarderà il paesaggio, le aree di nidificazione dei rapaci e la riproduzione della fauna selvatica, insieme al significato culturale delle ferrate nella proposta turistica. Tiziano Viscardi, della commissione centrale escursionismo e cicloescursionismo CAI, si concentrerà sulla preparazione dei frequentatori e sulla percezione del rischio. La presenza di cavi può indurre a sentirsi protetti e a sottovalutare difficoltà e pericoli. Viscardi affronterà anche la manutenzione in ambienti montani sempre più instabili, richiamando gli interventi di adeguamento realizzati a Montalbano.

la tavola rotonda

Alle 16.45, la tavola rotonda moderata dal giornalista Fabrizio Torchio approfondirà le questioni emerse e proverà a fare convergere le varie posizioni verso un quadro comune, con la partecipazione del vicepresidente generale CAI, Manlio Pellizon, del presidente SAT, Cristian Ferrari e del presidente del soccorso alpino e speleologico Trentino, Walter Cainelli.