Parole in quota: 'Se salgo', essere senza bisogno di comprendere

La grande poetessa Emily Dickinson affermava che terra e cielo non sono separati. Salire offre l'opportunità di integrarci in questo sistema, dimenticando per un po' le nostre divisioni interne
Paola Loreto in salita al Malgina © Daniele Bonini

 

Salire - salire con il corpo che fa fatica e poi si mangia la fatica in un movimento costante che lo fa sentire vivo- ci regala una percezione di noi stessi inedita e unica.

Abbiamo solo questa occasione per accorgerci che siamo anche materia, come la roccia rossa adagiata in pieghe morbide tra l’Avert e il Simal, la terra sdrucciolevole in discesa dal Gleno (e dal Recastello, e dal Tre Confini, ma anche dal Lavarella), la carne soda e le setole scure del camoscio, le piume marroni e chiare di una poiana, il velluto grigiazzurro di una stella alpina (o del genepì). La percezione diventa il modo della nostra relazione. La coscienza, il volere, l’immaginazione si ritirano perché il mero fatto di esistere - e di esistere con l’altro-da-noi, il nonumano- si
impone come la realtà più immediata, il dato più evidente. Sento, respiro, mi muovo, sono viva. Con tutto quanto lo è, come me. Accado, come tutte le cose che sono.

Senza un motivo che io debba comprendere. Sono data, e ne sono (solo) grata. È così che il mio senso—il mio destino—si compie sulla terra e oltre. Da qui l’apostrofe
a un Tu.

Se salgo

 

Mi aiuti a rarefarmi
a essere corpo e aria insieme
a innalzarmi coi piedi nella terra.
A non sentire il peso, l’affanno, il male.
A essere occhio, orecchio, epidermide
sollecitata, organo di gusto e voce.
Vuoto e pieno. Assente, ridente.
Materia di materia che non è materia
ma solo se stessa: offerta alla luce del sole
assenza di pensiero senso significato.
Moto impercepito attuale. Evento.

Non ricordo dove stavo salendo, ma ho pensato: “Come mi sento leggera. Come questo - questo salire- non mi costa fatica”. È come se smettere di pensare per essere e basta mi avesse permesso di rarefarmi senza abbandonare la presa felice della terra. Come la più grande poetessa americana, Emily Dickinson, non ho mai pensato che la terra e il cielo siano separati. L’istinto del salire può cancellare - per un attimo- la Caduta: la coscienza della nostra divisione interiore. Siamo interi, e integri, come ci immaginiamo sarebbe bello fosse tutto, e tutta la nostra esistenza.
 

Un’amnesia dell’ego. Un sorriso che è un dono, un darsi, a quello che è (che si è).