Prato Piazza, il bello delle Dolomiti rinunciando all'auto

La destinazione si può raggiungere anche in macchina, ma parcheggiando a Carbonin si può godere di un paesaggio che si svela un passo alla volta. Dall'altopiano, una rete di itinerari permette di proseguire verso il Monte Specie e il Picco di Vallandro, tra antichi pascoli.

Ci sono luoghi in montagna nei quali il percorso per arrivare conta quasi quanto la destinazione. Prato Piazza è uno di questi. L'altopiano, a circa 2.000 metri di quota, può essere raggiunto anche in automobile, ma arrivarci a piedi permette di attraversare uno dopo l'altro ambienti molto diversi: il bosco della Val di Landro, i larici che diventano sempre più radi, i prati d'alta quota e infine la grande distesa erbosa circondata dalle Dolomiti.

L’attacco del sentiero

Per chi vuole camminare, uno degli accessi più interessanti parte da Carbonin (Schluderbach) a 1440 metri, a pochi minuti dal maestoso Villaggio Ploner, luogo in cui l’aurea ottocentesca ancora sembra aleggiare tra gli edifici di cui è composto. Qui, sul lato opposto della strada statale, si imbocca il sentiero CAI 37, che sale verso Prato Piazza e il rifugio Vallandro con un dislivello d’ascesa di circa 600 metri. 

 

È una salita regolare, per la maggior parte su una larga strada forestale di circa 6 chilometri, senza particolari difficoltà tecniche. La carrareccia, antica via militare, è il modo migliore per scoprire questo meraviglioso altipiano dolomitico. Arrivare direttamente al prato, lasciando che l'alta montagna dolomitica si mostri tra i fitti tronchi che circondano lo sguardo.

Dal bosco all'altopiano

All'inizio il sentiero 37 entra nel bosco. Abeti, larici, intrecciati tra loro chiudono, solo apparentemente, il panorama mentre la salita procede con pendenza costante. È una parte dell'escursione nella quale bisogna soprattutto camminare, con il paesaggio che si apre poco alla volta, ad ogni curva, mentre la strada guadagna quota.

L’alta quota porta con sé alberi sempre più bassi. Compaiono così le prime montagne, Cadini di Misurina, Monte Piana, Monte Cristallo, e il rumore della valle rimane sempre più lontano.

Dopo la salita, il sentiero raggiunge finalmente l'altopiano e siamo a 2.000 metri. L’arrivo è annunciato prima dalla pendenza diminuita, poi dalla bandiera che sventola davanti al Rifugio Vallandro ed infine dalla grande conca verde che riempie l’orizzonte. Da quassù il prato è immenso, puntellato di malghe e fienili, staccionate e pini cembri che fungono da ombrellone per pastori e bestiame. 

L’orizzonte sale verso l’alto trasformandosi in alcune delle più belle cime dolomitiche. Il Picco di Vallandro, 2.839 metri, è il più immediato, la Croda Rossa d'Ampezzo, il Cristallo, le Tofane, i Cadini di Misurina e la Croda del Becco. A Prato Piazza, il sentiero 37 continua ad attraversare quindi l’intero pianoro, conducendo dal Rifugio Vallandro-Dürrensteinhütte, a circa 2.040 metri, prima tappa dell’itinerario, sino alla fine dell’altipiano, dove sorge il rifugio Prato Piazza, per poi proseguire fino giù a Ponticello, in Valle di Braies.

Qui sopra però la rete dei sentieri non si ferma, anzi, permette di scegliere diverse direzioni, rendendo Prato Piazza sia un punto di arrivo che un punto di partenza.

Verso Monte Specie e Picco di Vallandro

Da Prato Piazza si può proseguire verso due delle cime più interessanti della zona. La prima è il Monte Specie (Strudelkopf, 2.307 m), raggiungibile dal Rifugio Vallandro seguendo il sentiero 34, che sale fino alla sella e quindi alla croce di vetta a 2307 metri. 

La salita permette di ampliare progressivamente il panorama sull'altopiano e sulle Dolomiti di Sesto e di Braies, fino a vedere le Tre Cime di Lavaredo, il Monte Cristallo, la Croda Rossa e le Tofane. Il percorso attraversa inoltre un'area segnata dalle testimonianze della Prima guerra mondiale, con fortificazioni e opere del sistema difensivo austro-ungarico.

Più impegnativa è invece la salita al Picco di Vallandro (2.839 m). Sall'altopiano si segue il percorso verso il sentiero 40, raggiunto tramite il 40A, e si prosegue su terreno via via più roccioso fino alle quote superiori. 

È una vera escursione in alta quota, che richiede esperienza e condizioni favorevoli, e non una semplice prosecuzione della passeggiata a Prato Piazza. Per chi preferisce invece un itinerario meno impegnativo, l'altopiano offre numerose possibilità di cammino tra pascoli, malghe e sentieri che collegano le diverse aree della conca.

Le Tre Cime di Lavaredo viste dalla vetta del Monte Specie. © Filippo Del Vecchio

Un prato tra storia, leggenda e guerra

La cosa più interessante di Prato Piazza, però, è forse quella che si nota meno. Il grande altopiano che oggi appare come un prato completamente naturale è in realtà il risultato di una lunga storia di rapporto tra l'uomo e la montagna. Utilizzato da secoli per il pascolo, compare già in un documento del 1187 come area legata al vescovado di Frisinga e alla Collegiata di San Candido. 

È stato proprio il pascolo, nel corso del tempo, a contribuire a mantenere aperta questa grande superficie, che altrimenti sarebbe stata in parte riconquistata dal bosco. Prato Piazza è quindi anche un paesaggio culturale, modellato lentamente dalle comunità che hanno abitato e utilizzato queste montagne.

Oggi l'altopiano si trova nel Parco Naturale Fanes-Senes-Braies, nel cuore di una delle aree più legate alla tradizione ladina e alle leggende del Regno dei Fanes. Tra re, principesse, guerrieri e creature della montagna compare anche Moltina che, secondo il racconto, sarebbe stata allevata dalle marmotte e da una Gana, una figura femminile protettrice della tradizione alpina, diventando poi la capostipite dei Fanes. 

Guardando le montagne che circondano il prato, con il vento che sale dalle valli e il silenzio dell'altopiano, non è difficile capire come un paesaggio reale abbia finito per trasformarsi, nel tempo, anche in un luogo del mito.

Ma basta spostarsi verso un lato dell'altopiano per incontrare una storia molto più recente. Qui si trovano infatti i resti del Forte di Prato Piazza, il Werk Plätzwiese, costruito dall'Impero austro-ungarico tra il 1888 e il 1895 per controllare la Val di Landro e gli accessi verso la Pusteria. 

Pochi decenni dopo, queste montagne sarebbero state coinvolte nella Prima guerra mondiale. Strade che oggi accompagnano gli escursionisti furono utilizzate per spostare uomini e materiali, mentre fortificazioni e postazioni controllavano valli e montagne circostanti.

Nel giro di poche ore si attraversano boschi e antichi pascoli, si incontrano le tracce di un mondo pastorale e quelle della guerra, mentre tutto intorno rimane il paesaggio che ha dato origine alle leggende dei Fanes. 

Un luogo dove la montagna non racconta una sola storia, ma diverse storie sovrapposte nello stesso prato.

Due valli, molti sentieri

Prato Piazza può essere una meta, ma anche un punto da cui continuare a camminare. Da Carbonin il sentiero 37 conduce all'altopiano e al Rifugio Vallandro; da qui il 34 sale verso Monte Specie, mentre il 40 e il 40A permettono di affrontare l'itinerario verso il Picco di Vallandro. 

Dalla Valle di Braies, invece, si può arrivare da Ponticello seguendo il 37 oppure il sentiero 18 attraverso malga Stolla; un'altra possibilità parte da Cimabanche e risale la Valle dei Canopi. Sono percorsi diversi che convergono sullo stesso altopiano e permettono di attraversarlo secondo tempi e difficoltà differenti.

L'escursione verso Prato Piazza non rappresenta un arrivo ad un semplice punto panoramico da raggiungere, ma come un luogo nel quale fermarsi a leggere ciò che la montagna ha lasciato. 

Il prato aperto dal pascolo, le strade costruite per la guerra, le leggende legate alle cime e, oggi, i sentieri percorsi dagli escursionisti appartengono a tempi diversi, ma condividono lo stesso spazio.

E quando, dopo il bosco, il sentiero 37 raggiunge finalmente il prato, tutte queste storie sembrano affiorare insieme. Perché a quassù non si arriva soltanto in quota ma dentro un paesaggio che, prima di diventare meta di escursionisti, è stato pascolo, frontiera e luogo di racconti.

L'escursione in dettaglio 

Accesso e percorribilità

  • Il percorso da Carbonin è percorribile durante tutto l'anno e si presta a diverse attività a seconda della stagione: escursionismo, mountain bike, ciaspolate, sci alpinismo e, in presenza di neve o ghiaccio, data la costante esposizione in ombra, con l'ausilio di ramponcini
  • Gli orari e i periodi di apertura dei rifugi lungo l'itinerario sono consultabili sui rispettivi siti ufficiali. In autunno si consiglia di verificarne sempre l'effettiva apertura prima della partenza.
  • È possibile raggiungere Prato Piazza partendo anche da Ponticello tramite servizio autobus o salire in auto fino al parcheggio in quota, disponibile fino ad esaurimento posti. Importante controllare, orari e date di servizio del servizio bus.

Monte Specie 

  • In estate rappresenta un'escursione semplice. Quasi +1000 metri di dislivello partendo da Carbonin, solo meno di 400 partendo da Prato Piazza.

  • In inverno l'itinerario è particolarmente adatto allo sci alpinismo o ciaspole. 

Picco di Vallandro

  • Itinerario impegnativo con +800 m di dislivello da Prato Piazza e +1400 da Carbonin.

  • Consigliato a escursionisti esperti. Piccolo tratto attrezzato con catena tra l'anticima e la vetta. 

  • In inverno l'itinerario è un'escursione impegnativa che richiede utilizzo di sci da alpinismo, ramponi e piccozza in funzione del manto nevoso e del ghiaccio presente.