La linea di Airwave © Emanuele Andreozzi
Emanuele Andreozzi e Luca Sartore © Emanuele Andreozzi
Roccia di qualità ottima su gran parte della via © Emanuele Andreozzi
La via sale dove non corre alcuna altra via © Emanuele Andreozzi
Lo spalendido diedro © Emanuele Andreozzi
Andreozzi in apertura © Emanuele Andreozzi
Solo due i chioidi lasciati in via a parte le soste © Emanuele Andreozzi
Lo scorso 18 agosto, Emanuele Andreozzi e Luca Sartore hanno aperto una nuova via sulla Torre Argentina, in Vallaccia. Quest'angolo trentino di Dolomiti è conosciuto per la sua posizione ritirata e per la roccia di ottima qualità. Proprio sulla Torre Argentina (parete sud) si sviluppa una via storica della mitica cordata Maffei-Frizzera (1982, 340 metri, VI+/A2), più un'altra a firma dei fratelli Geremia (via dei Balotini, 2015, 250 metri, 7/c max, 6c obb.), ma il versante scelto dai due alpinisti il mese scorso pareva ancora vergine.
Ne è venuta fuori una via chiamata Airwave, di 300 metri, VI+ come difficoltà. Andreozzi e Sartore, secondo lo stile abituale di Emanuele, hanno protetto il giusto e ripulito quasi tutto. Compresa la discesa in doppia, la cordata halasciato in parete 2 cordoni e solo 13 chiodi, 11 dei quali alle soste. “Ai ripetitori chiediamo di rispettare il nostro stile di apertura, che prevede di lasciare il minor quantitativo possibile di materiale in parete e a casa il trapano” ha sottolineato Andreozzi, che ci invia il racconto della salita, pubblicato a seguire.
“Ai ripetitori chiediamo di rispettare il nostro stile di apertura, che prevede di lasciare il minor quantitativo possibile di materiale in parete e a casa il trapano” Emanuele Andreozzi
Airwave, una via logica nell'incanto della Vallaccia
di Emanuele Andreozzi
Avevo adocchiato questa linea casualmente lo scorso inverno, durante l’apertura di Misty Mountains con Fabio Tamanini, il 28 dicembre 2025. Nell’occasione, scattai delle foto che, riviste al PC, mi entusiasmarono subito: una serie di diedri e fessure arrivavano dritti in vetta ad un estetica guglia, denominata Torre Argentina e la roccia sembrava proprio essere della migliore qualità. Era
sorprendente che nessuno avesse mai salito una linea tanto logica ed evidente. Forse perché il versante su cui si sviluppa, ovvero il sud-sud-est, rimane nascosto sia dai sentieri che dalle più
frequentate vie d’arrampicata. Per scovarla, bisogna proprio andare in cima alla valle come avevamo fatto con Fabio per salire Misty Mountains.
Un bel giorno di agosto salta un lavoro sia a me che al mio amico e collega Luca Sartore. Pur vivendo a ridosso delle Dolomiti, entrambi lavoriamo da guida sulle Alpi Occidentali e consapevoli di come - pestando ogni giorno neve- la forma fisica su roccia verticale non sarebbe stata delle migliori, avevamo in progetto di ripetere una vietta breve e facile con un altro nostro collega, che
però all’ultimo momento ci aveva dato forfait. "Ema, cosa facciamo?" Mi chiese al telefono Luca. "Un’idea l’avrei", risposi inoltrandogli le foto. "Ah però! La roccia sembra pazzesca". "Possiamo
provare a salirne un pezzo e vedere com’è, perché non posso fare tardi, la mattina successiva devo essere a Cervinia per un lavoro". "Va bene Ema, in caso torneremo a finirla a settembre". Fu la
positiva risposta di Luca.
Giunti all’attacco però, le cose si misero subito meglio del previsto: il primo terzo di parete si rivelò un facile zoccolo che salimmo slegati. Una volta tirate fuori le corde, con due tiri arrivammo alla base del grande diedro, che avevamo adocchiato come il punto più interessante della via. Il diedrone non deluse le aspettative e Luca se lo godette passo dopo passo. Entrambe le facce erano contraddistinte da un solido e compatto calcare grigio a buchi, tipico delle pareti di Vallaccia e Marmolada. Anche il tiro successivo inizialmente fu entusiasmante, sviluppandosi lungo un’aerea fessura dalla roccia estremamente abrasiva, peccato però che il passo chiave in uscita sullo strapiombo era decisamente friabile. Per non farsi mancare nulla, proprio in quel punto avevo finito la misura del friend necessaria a proteggermi, per cui fui costretto a piantare un chiodo, che per di più entrò solo a metà, rivelandosi abbastanza inutile.
Quando Luca mi raggiunse in sosta, ormai la vetta era sopra i nostri nasi, mancava l’ultimo tiro e l’orologio segnava le 12. A quel punto decidemmo ovviamente di terminare la via. Luca, dopo avere appurato che proseguire dritti lungo la fessura fosse troppo marcio, traversò a sinistra per recepire un agevole camino. L'arrivo in cima fu degno di nota: quell'ultima lunghezza si svolgeva sul miglior calcare grigio a buchi che la Vallaccia potesse offrire e terminava esattamente sull'omino di vetta, dove incontrammo la vecchia e arrugginita sosta della storica via Maffei-Frizzera, proveniente dal versante opposto al nostro e il cui diedro finale si inabissava dritto nel vuoto, proprio come il camino alle nostre spalle appena salito. Dunque la torre, già di per sé dotata di un profilo particolarmente accattivante, presentava anche una vetta esile e appuntita, il ritrovarci in piedi su quello spazio ristretto fu il meritato tocco finale alla nostra giornata.
Prima di iniziare ad attrezzare la discesa in doppia, bighellonammo per una decina di minuti, godendoci il panorama circostante. "Ok Luca, forse la roccia non era così bella come ci
aspettavamo dalle foto, però un paio di tiri meritavano, soprattutto il diedro che hai salito tu". "Vero Ema, il diedro era molto bello, ma niente a che vedere con la roccia della Piramide Armani.
Obbiettivamente chi viene ad arrampicare in Vallaccia, cerca quel tipo di qualità". "Eh si, la Piramide Armani ha una delle rocce più belle delle Dolomiti, impensabile il paragone. Però secondo me la nostra vietta da mezza giornata potrebbe comunque interessare a qualcuno. Se ci pensi, almeno che io sappia, è solo la terza via sulla Torre Argentina, e al momento è la più agevole, tutto sommato su roccia abbastanza buona. Le altre due sono molto più dure, 'ingaggiose' e impegnative. Magari qualcuno che vuole salire questo estetico campanile, senza passare da un itinerario troppo esigente, potrebbe ripeterla, chissà …"
Ringraziamo Andrea Gremes per averci fornito i chiodi, prodotti artigianalmente da lui.