Patagonia: una nuova via sul Volcán Burney per un team cileno

Felipe Bishara, Tomás Marusic e Cristóbal Señoret hanno raggiunto la vetta della montagna nei pressi di Puerto Natales, aprendo una nuova linea sulla parete nord, che vale anche la prima invernale. Conclusa l'ascesa sono scesi in volo, con il parapendio

 

In Patagonia, non è l'altezza di una montagna a indicarne la complessità. Il Volcán Burney, ad esempio, situato circa 100 chilometri a sud-ovest di Puerto Natales, in Cile, è alto 1.525 metri, ma è un osso piuttosto duro. Tra l'11 e il 13 agosto, Felipe Bishara, Tomás Marusic e Cristóbal Señoret hanno aperto una nuova via sulla parete nord, raggiungendo la vetta principale della montagna.

"Dopo tre mesi di pianificazione, aspettando la finestra giusta e accettando che la Patagonia ha sempre l'ultima parola, finalmente siamo partiti per passare quattro giorni a esplorare uno degli angoli più remoti e inospitali della Patagonia" racconta Bishara sui social.

Uno degli angoli più remoti della Patagonia cilena

La squadra ha scelto di raggiungere la parete nord passando da Ancon Sin Salida, uno degli accessi marittimi più rapidi alla montagna ma anche uno dei più difficili per lo sbarco. Il 9 agosto i tre alpinisti sono partiti da Puerto Natales, e dopo circa tre ore di navigazione hanno attraccato alla base della montagna, accompagnati dal capitano della barca, Chino Díaz, e dal suo equipaggio.

Il maltempo ha imposto subito un rallentamento: pioggia e visibilità ridotta hanno costretto il gruppo a fermarsi nella foresta poco dopo lo sbarco. Il giorno successivo sono servite circa cinque ore di marcia per attraversare torbiere e diversi corsi d'acqua e raggiungere il fondovalle. La nebbia era così fitta da rendere necessario l'utilizzo di mappe e GPS anche solo per orientarsi.

L'11 agosto le condizioni hanno iniziato finalmente a migliorare. I tre hanno risalito un costone fino alla spalla superiore della montagna, dove hanno installato un campo avanzato a circa 740 metri di quota. Nel pomeriggio l'alta pressione si è finalmente fatta viva, e il Burney è lentamente emerso dalle nuvole.

La nuova linea sull'inviolata parete nord

Il tentativo di vetta è iniziato il 12 agosto. Dalla base della Nord Bishara, Marusic e Señoret hanno traversato verso sud-est cercando un passaggio verso il ghiacciaio superiore. Superando crepacci, bergschrund e terreno tecnico, la cordata ha raggiunto la parte alta della montagna. Alle 15 circa i tre hanno calcato la vetta principale del Volcán Burney: il GPS segnava 1.525 metri. Per quanto ne sappiamo, si tratta anche della prima ascesa invernale e della terza salita in assoluto, che arriva a 53 anni di distanza dalla prima, guidata dall'alpinista britannico Eric Shipton, nel 1973.

La discesa in parapendio

Il progetto non si è però concluso con la vetta. I tre avevano infatti previsto di tentare anche la prima discesa in parapendio dal Volcán Burney.

Avevano individuato in precedenza un possibile punto di decollo, valutandone pendenza ed esposizione rispetto al vento. Dopo aver atteso per alcune ore il miglioramento delle condizioni, intorno alle 18.00 si sono lanciati.

Tomás Marusic e Cristóbal Señoret sono decollati con un parapendio biposto, mentre Felipe Bishara ha effettuato il volo in solitaria. Nonostante i forti venti contrari che hanno complicato l'impresa, tutti e tre hanno raggiunto i punti di atterraggio previsti. "La nostra ha finito per essere la terza salita in assoluto al vulcano, la prima ascensione invernale, e in più ci ha regalato una fantastica linea sulla cresta Nord, che ci ha portato fino alla cima ghiacciata. Come se fosse poco, la montagna ci ha permesso di aspettare le condizioni per lanciarci in parapendio...ci sono sensazioni difficili da descrivere, e vedere la Patagonia dal cielo dopo essersi guadagnati ogni metro con le gambe, è una di quelle" scrive Bishara.

"Ogni spedizione mi conferma l'idea che una vita non basta per scoprire tutto quello che la Patagonia offre. E la cosa più bella è condividere il cammino con amici che capiscono che il vero valore non è mai stata la vetta, ma tutto quello che si vive per arrivarci" conclude l'alpinista.