Morbegno e, sullo sfondo, le Valli del Bitto nelle Alpi Orobie Valtellinesi © BARA1994, wikicommons
Eugenio Carlini, dottore naturalista. Si occupa di conservazione e gestione della fauna, soprattutto di ungulati © Eugenio Carlini
Un esemplare di capriolo maschio © Dott.elia, wikicommons
Un esemplare di cervo sulle Alpi © Giles Laurent, wikicommons
278 capi da abbattere: 205 cervi, 45 caprioli, 28 mufloni. È il numero che emerge dal piano di prelievo 2026 approvato per il comprensorio alpino Alto Garda CA8 da Regione Lombardia, che regola gli interventi da effettuare sul territorio di competenza. Il numero riflette un'espansione delle tre specie che i censimenti, soprattutto quelli relativi al cervo, registrano su tutto l'arco prealpino lombardo. In bassa Valtellina, per esempio, le ultime osservazioni di monitoraggio del cervo condotte a Morbegno evidenziano un incremento significativo. In una sola notte, infatti, è possibile censire fino a mille cervi. Densità che, per fare un ulteriore esempio, in provincia di Lecco sono passate, negli ultimi quindici anni, da 2-3 capi per chilometro quadrato a 6-7, con punte di 10. Nella riserva naturale del Pian di Spagna invece, in cima al Lago di Como, su 800 ettari i conteggi hanno rilevato fino a 600 esemplari.
“È un animale vincente”, afferma Eugenio Carlini, dottore naturalista che si occupa di conservazione e gestione della fauna, soprattutto di ungulati. “Il cervo è in espansione dal punto di vista sia territoriale sia numerico”, spiega, affermando che molti esemplari si sono spinti fino in pianura, dove sono aumentati gli incidenti stradali con questi animali. Anche il muflone e il capriolo, pur in percentuali diverse, stanno riscontrando un periodo di crescita. Ma le motivazioni che hanno portato Regione Lombardia ad approvare il piano di prelievo dopo il parere di Ispra, un passaggio obbligatorio nel processo decisionale, sono leggermente diverse, sottolinea Carlini.
Nel caso del muflone, sottolinea l’esperto, l’intervento andrebbe a favorire la possibilità da parte del camoscio di proseguire il recupero di luoghi che, quasi cinquant’anni fa, gli vennero “sottratti”. Il muflone, infatti, fu introdotto nel corso degli anni ’80 dalla Sardegna: “Gli enti scelsero di inserire il muflone in varie zone, nel triangolo lariano e in altre zone vicine ai grandi laghi insubrici dove il camoscio era assente, anche perché il clima lacustre è molto simile al clima mediterraneo. Ispra definisce la specie parautoctona, ma se dovessimo descriverla dal punto di vista ecologico sarebbe addirittura alloctona, perché il muflone in questi territori non c'è mai stato e non ci sarebbe mai arrivato”, precisa Carlini. Secondo il dottore naturalista, invece, il caso del capriolo è ancora più particolare, dal momento in cui la specie è in competizione proprio col cervo, dal quale viene allontanato dai suoi habitat naturali. La specie, dunque, sta riscontrando una perdita di presenza nelle fasce ecotonali, cioè le zone di transizione tra aree aperte e bosco, e le radure, ma rimane comunque estremamente diffusa in vari territori della Lombardia.
Chi decide e come il numero di prelievi
La decisione di procedere coi prelievi, pur trattandosi – in questo caso – di prelievi non in deroga, essendo le tre specie cacciabili secondo la normativa vigente, avviene dopo una lunga consultazione tra gli enti competenti: “In Lombardia il cervo è una specie cacciabile, ma si devono comunque rispettare le regole di gestione per le specie stanziali, cioè che vivono stabilmente nel nostro territorio. La procedura prevede che vengano fatti dei censimenti, organizzati dal Comprensorio alpino, che formula una proposta da presentare agli uffici regionali e a Ispra. L’ente (Ispra) dà poi un parere sulla proposta, cioè su numeri e tempi, e la trasmette a Regione Lombardia che procede con un decreto che disciplina tempo e modi dei prelievi”, analizza Carlini.
Alla comunità montana parco Alto Garda bresciano spetta intervenire, nel mentre, con un parere, perché gran parte del territorio interessato ricade in un sito Natura 2000: “Nonostante il nome – spiega Carlini – non è un parco ai sensi della legge 394/91 ma un parco regionale, ai sensi della Legge regionale 86/83. Una categoria definita dalla normativa regionale, dove non è previsto il divieto di caccia. Poi, all'interno del parco regionale, ci sono delle parti che sono anche parco naturale dove, ovviamente, è imposto il divieto di caccia. Le zone a divieto di caccia favoriscono il mantenimento di specie veramente ridotte nel numero. Ad esempio, nelle aree a parco naturale in alto Garda è ancora presente il gallo cedrone. Ma queste zone favoriscono anche specie in forte espansione come il cervo che ha raggiunto una densità veramente elevata, fuoriuscendo poi sul territorio restante”, spiega.
Le nuove cifre corrette da Ispra e la resilienza del cervo
Rispetto a quanto annunciato nelle scorse settimane, i nuovi documenti recanti i piani di prelievo di cervo, muflone e capriolo sono stati rivisti al ribasso, ufficializzando l’assegnazione dei capi: “La caccia è l’unico strumento che abbiamo. Qualche anno fa ero stato coinvolto nel progetto di riduzione dei cervi nella riserva di Pian di Spagna. Essendo una riserva naturale, pensai subito alla cattura e allo spostamento degli esemplari in un altro territorio protetto sull'arco alpino. Il problema è che non c'è nessuno che vuole cervi, perché tutte le zone protette ne hanno troppi. È un problema gestionale che probabilmente continuerà ad aumentare, anche perché il cervo sembra soffrire meno di altre specie il cambiamento climatico”.
Rispetto alle cifre indicate a metà luglio, il numero di esemplari di cervo da rimuovere è passato da 220 a 205. Per i mufloni, invece, è rimasto stabile a 28 esemplari, circa il 25% della popolazione censita, mentre il numero di caprioli interessati è passato da 57 a 45. I valori aggiornati sono stati pubblicati dal Comprensorio alpino lo scorso 23 agosto: “È probabile che sia una riduzione di un paio di punti percentuali adottata in seguito al parere di Ispra. Ciò che è certo, è che una popolazione non può venire ridotta con i prelievi, ma può essere stabilizzata”, afferma Carlini.
Con la caccia, infatti, non è possibile diminuire le popolazioni delle singole specie: “È vietato per legge. Se ho 100 animali sul territorio che annualmente si riproducono del 20%, al massimo posso arrivare a un 20% di prelievo annuo. Il cervo, per esempio, incrementa mediamente del 30-35% annuo, ed è quella la percentuale massima che posso chiedere alla Regione e a Ispra. Ogni anno, poi, vengono rifatti i censimenti e questi permettono di definire il trend di ‘popolazione’. Nel caso di quest’anno il muflone sta aumentando e il cervo anche, mentre il capriolo è stabile. E il piano guarda sì al trend e ai dati della singola specie, ma li rapporta anche agli altri ungulati sul territorio”, conclude.