Colori autunnali © Denis Perilli
La chioma del sorbo degli uccellatori © Denis Perilli
Il sorbo degli uccellatori in autunno © Denis Perilli
Le caratteristiche foglie del sorbo degli uccellatori © Denis Perilli
I frutti del sorbo degli uccellatori © Denis PerilliIl sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia) è un albero appartenente alla famiglia delle Rosacee che in età adulta può raggiungere i 15 metri di altezza, anche se spesso si assesta su misure molto meno consistenti. In piena estate e in autunno lo si può facilmente scorgere, anche in mezzo alla boscaglia, grazie agli evidenti raggruppamenti di bacche arancioni o rosse, che si preparano per giungere a maturazione prima dell’inverno.
Il suo nome trae origini da alcune consuetudini e abitudini del passato, quelle che portavano i cacciatori a usare questo albero “come un’esca”. Le bacche, infatti, sono ben apprezzate da svariati volatili, per cui bastava appostarsi vicino alle fronde per riuscire a portare a casa un’ottima cena per quei periodi in cui la sussistenza era regola di vita. Si andava anche oltre, piantando questi alberi in aree strategiche che poi sarebbero state dedicate alla metodica cattura.
Nomen onem
Il nome specifico “aucuparia” tra origine da “aucupare”, che significa proprio “catturare gli uccelli”.
La pianta è originaria delle aree centrali e settentrionali del continente eurasiatico, motivo per cui ha mantenuto una buona tolleranza al freddo e per cui nell’area mediterranea è confinata nelle aree interne al di sopra dei 500 m di quota. La corteccia è liscia, ma tende a fessurarsi con l’età, mentre le foglie sono alterne e di tipo imparipennato. Ogni foglia è lunga fino a 20 centimetri ed è composta da rachide (asse centrale) che sostiene da 11 a 15 piccole foglioline allungate.
Le fioriture, evidenti da maggio a giugno, sono rappresentate da corimbi (infiorescenze a grappolo) di fiori piccoli e giallastri che, una volta impollinati, si trasformano nelle bacche tanto care agli uccelli.
Le caratteristiche foglie del sorbo degli uccellatori © Denis PerilliIl suo elevato valore ecologico
Il sorbo degli uccellatori assume un valore ecologico molto elevato nelle foreste montane e non solo per la fonte di cibo che fornisce in autunno agli uccelli sia stanziali che migratori. Studi svizzeri hanno rivelato che sono circa una sessantina le specie avicole che traggono beneficio alimentare dal sorbo. Ma non è tutto: a banchettare ci sono anche svariati Insetti e pure Roditori, che integrano la dieta con i semi che prelevano perlopiù da bacche cadute al suolo, cibo non disdegnato manco dagli Ungulati quali i cervi e i caprioli. Manco il raro gallo cedrone ama i frutti del sorbo, mentre le api mellifere sembrano apprezzare molto il suo polline. Per chiudere il ciclo, ecco che tutto ciò che cade al suolo ritrova vita, formando una lettiera facilmente decomponibile e trasformabile in humus (non dimentichiamo che spesso il sorbo è l’unica specie arborea decidua nel piano altimetrico subalpino).
La sua importanza emerge anche in ambito selvicolturale, essendo una specie per molti versi pioniera quando si parla di rinnovazione e successione naturale nelle foreste subalpine di abete rosso. I sui punti di forza sono la resistenza al gelo e ai carichi di neve (il suo legno è molto elastico) e la grande adattabilità, qualità che lo portano a colonizzare per primo aree devastate da valanghe, rimaste prive di vegetazione arborea e franate. Talvolta viene piantato lungo i torrenti a protezione degli argini, dove sa riprodursi e propagarsi anche con polloni radicali, rafforzando ulteriormente la consistenza del terreno.
La cinciallegra si nutre delle parti più tenere o dei resti dei frutti durante la stagione fredda © Lorenzo ComunianNoi possiamo mangiare le bacche del sorbo?
Non è cosa comune, per noi umani, nutrirsi delle sorbe, i frutti del sorbo degli uccellatori, e dei suoi derivati, anche se nella cultura friulana e cadorina si ritrovano racconti che ci dicono come venissero essiccate e utilizzate come repellenti per demoni, lupi mannari e streghe nonché come antidoto per gli incantesimi. Rimanendo in ambito mitologico e spostandoci nella lontana Lapponia potremmo scoprire inoltre la sua sacralità al Dio del tuono Horagalles.
Giusto per far chiarezza dobbiamo sottolineare come i frutti del sorbo non possano essere mangiati crudi, appena colti. Contengono infatti amigdalina nei semi e acido parasorbico, sostanze che se ingerite in sufficienti quantità generano vomito, nausea e crampi addominali. Va detto poi che il gusto non incentiva di certo l’assaggio: le bacche sono amare e aspre, con effetto astringente. Dopo cottura i frutti diventano sicuri e più dolci, usati per gelatine, sciroppi, salse, liquori e distillati. Dalle bacche si può estrarre un comune conservante alimentare ad azione antifungina, l’acido sorbico, anche se va detto che ciò viene solitamente portato avanti con piante coltivate di specie affini. Da questa pianta si estrae anche il sorbitolo, un dolcificante alternativo ai comuni zuccheri.
Vale comunque sempre la regola dell’evitare il “fai da te”, se non si è sicuri è sempre pericoloso ingerire o usare bacche o frutti selvatici facilmente confondibili con altri particolarmente tossici… e di bacche rosse nel bosco, anche mortali ce ne sono parecchie.
Le sorbe, il frutto del sorbo degli uccellatori © Denis Perilli