Tondini e Baù a libera conclusa © Baù e Tondini
Il passaggio del nono tiro © Enrico Veronese via FB Nicola Tondini
Il passaggio chiave sul nono tiro © Enrico Veronese via FB Nicola Tondini
Il Pilastro Renato © Alex Faedda
In Dolomiti, un mese fa, dal 22 al 23 luglio, Alessandro Baù e Nicola Tondini hanno liberato il Pilastro Renato (670 metri, IX), una via aperta in più riprese tra il 2024 e il 2025 (l'anno scorso con l'aiuto di Alessandro Beber), dal basso e senza utilizzo di spit, sulla nord-ovest della Civetta. Nel 2025, nel corso del processo di apertura, Baù e Tondini erano stati informati della scomparsa di Renato De Zordo, gestore per 45 anni del rifugio Coldai. Da lì la decisione di dedicargli il grandioso itinerario, che incredibilmente sale una splendida porzione di parete ancora pulita.
Un anno dopo
La via era stata salita principalmente senza aiuti, ma il dodicesimo tiro aveva costretto la cordata a salire in artificiale un tratto di roccia delicata, dove tra l'altro erano già stati respinti in un'altra occasione dal temporale. A distanza di un anno Baù e Tondini sono tornati sul "luogo del delitto" e sono riusciti a realizzare la libera: ogni tiro è stato liberato dal primo di cordata con difficoltà fino a IX+. Non solo: anche da secondo, tutti i tiri sono stati saliti in libera.
Secondo quanto riportato, i primi sette tiri non hanno presentato particolari difficoltà per la fortissima cordata, che ha superato rapidamente lunghezze fino al sesto grado superiore. Da lì in poi la salita si è fatta più dura: un ottavo tiro di VIII-, una fessura superata con l'ausilio di guanti specifici, un nono tiro proposto come IX+, che Tondini ha superato al primo tentativo.
Le parole della guida alpina veneta sulla difficile lunghezza: "Durante l’apertura, arrivare sotto lo stupendo muro giallo di questo tiro significava una sola cosa: 'game over, senza spit qui è assurdo'. Invece, la linea era lì ad aspettarci. Un tiro complesso e psicologico, interrotto da lunghi e aerei run-out. Esattamente a metà, il passo chiave si risolve stringendo micro-appigli sulle dita e lasciandosi sotto i piedi una sottile lametta e un piccolo pecker. Scalarlo al primo tentativo è stata una liberazione totale; la fiducia cieca nel grip della roccia e la tenuta delle protezioni sono state fondamentali".
“Un tiro complesso e psicologico, interrotto da lunghi e aerei run-out. Esattamente a metà, il passo chiave si risolve stringendo micro-appigli sulle dita e lasciandosi sotto i piedi una sottile lametta e un piccolo pecker” Nicola Tondini
Il bivacco e il chiave
Baù e Tondini sono saliti il primo giorno fino a completare l'undicesimo tiro, quindi hanno bivaccato in portaledge e il giorno seguente Baù ha liberato la famigerata dodicesima lunghezza, che i due avevano aperto metà a testa, che conoscevano nel dettaglio e che Tondini aveva già liberato. Ma si sa, un conto è saper fare, un conto è che tutto si incastri alla perfezione. Anche in questo caso il grado proposto è IX+. Da lì in poi, tutto "semplice" per le ultime 5 lunghezze.
"Condividiamo la stessa etica tradizionale e lo stesso amore per l'arrampicata libera. Ma soprattutto, lassù, sappiamo ancora divertirci come bambini".
Il significato di questa libera va oltre la prestazione: ha a che fare con un legame profondo, fatto di una visione comune dell'alpinismo e della passione per la montagna: "Il vero motore della rotpunkt è stato il nostro affiatamento. Quando scaliamo, il vuoto sotto i piedi elimina dalla mente ogni pensiero superfluo. Condividiamo la stessa etica tradizionale e lo stesso amore per l'arrampicata libera. Ma soprattutto, lassù, sappiamo ancora divertirci come bambini".