Tiphaine Dupérier in Nepal © Boris Langenstein
La via di salita di Nicolas Jean e Benjamin Védrines al Jannu Est © Piolets d'Or
Benjamin Védrines e Nicolas Jean durante la spedizione al Jannu Est © Benjamin Védrines
La linea di salita di Bru Busom, Rubén Sanmartin e Marc Toralles allo Yerupajà Grande © Piolets d'Or
Bru Busom, Rubén Sanmartin e Marc Toralles in vetta allo Yerupajà Grande © Marc Toralles
La linea di salita e discesa di George Ponsonby e James Price all'Aikache Chhok © Piolets d'Or
George Ponsonby e James Price in vetta all'Aikache Chhok © James Price
La linea di salita di Ethan Berman, Maarten van Haeren e Sebastiàn Pelletti all'Ultar Sar © Piolets d'Or
Ethan Berman, Maarten van Haeren e Sebastiàn Pelletti in vetta all'Ultar Sar © Maarten van HaerenLa giuria internazionale dei Piolets d'Or 2026, che si terranno fra il 21 e il 25 ottobre in Oisans-Vénéon, ha annunciato oggi le quattro ascese premiate: due nel Karakoram (prime salite del pilastro sudorientale dell'Ultar Sar e della parete nordoccidentale dell'Aikache Chhok), una in Nepal (prima ascesa dello Jannu Est) e un'altra nelle Ande Peruviane (prima ascesa completa dello sperone e della cresta orientali dello Yerupajà Grande).
Ultar Sar (7.388 m) - Ethan Berman, Maarten van Haeren e Sebastiàn Pelletti
L'Ultar Sar si erge sopra il villaggio di Karimabad nella valle di Hunza, nel Karakoram occidentale. Dopo una quindicina di tentativi, questa complessa montagna è stata finalmente scalata nell'estate del 1996, quando due diverse spedizioni giapponesi hanno aperto vie differenti dal versante sud. Tuttavia, a partire dai primi anni Novanta, team altrettanto ambiziosi avevano iniziato a tentare anche l'elegante pilastro sudorientale che si alza di circa 3.100 metri sulla cosiddetta, e di difficile accesso, Valle Nascosta (Khane Valley). Dopo più di una mezza dozzina di tentativi, la quota più alta raggiunta prima del 2025 era di 6.500 metri, da due alpinisti giapponesi nel 2011.
Il nordamericano Ethan Berman, il canadese Maarten van Haeren e l'australiano Sebastián Pelletti avevano già avuto come obiettivo il pilastro sud-est nel 2024, quando vi avevano scalato circa metà parete nel loro miglior tentativo. Tornati nel 2025, dopo un acclimatamento a circa 6.500 metri sopra il Colle Batokshi, hanno iniziato la salita il 6 giugno, organizzandola in modo da scalare soprattutto nelle ore notturne per evitare il caldo più intenso. Il punto chiave della loro ascesa ha offerto un'arrampicata mista relativamente continua, su granito prevalentemente buono. I tre hanno raggiunto la vetta alle 9 del mattino dell'11 giugno e si sono calati in corda doppia fino al bivacco precedente, posto a 6.650 metri, lo stesso giorno. Sfortunatamente, il maltempo li ha costretti ad aspettare lì un'altra giornata intera prima di poter continuare la discesa, effettuando in totale più di 70 calate in corda doppia per raggiungere la valle sottostante il pilastro.
La giuria ha fatto notare, nelle proprie motivazioni, come la linea sia di fatto bellissima, caratterizzata da un'arrampicata impegnativa in alta quota che ha richiesto notevoli livelli di autosufficienza, spirito di esplorazione e lavoro di squadra, criteri fondamentali per aggiudicarsi un Piolet d'Or.
Aikche Chhok (6.673 m) - George Ponsonby e James Price
Nel 2025, l'irlandese George Ponsonby e l'inglese James Price sono stati fra i membri del British Young Alpinist Group, un gruppo formativo dedicato ai migliori giovani alpinisti britannici che è solito concludere il proprio programma triennale con una spedizione nelle grandi catene alpine. I singoli membri del gruppo presentano i loro progetti a tutti gli altri, e viene scelta ogni volta l'idea votata come migliore dalla maggioranza degli alpinisti appartenendi al gruppo. Price ha presentato, in quel frangente e con una certa riluttanza, il progetto esplorativo di una valle posta a nord del fiume Hunza che non aveva mai visto. Con sua grande sorpresa, l'idea piacque a tutti e Price fu scelto per organizzare la spedizione.
Ai primi di settembre, la squadra ha dunque raggiunto il campo base situato presso un pascolo nella valle di Baltar, accessibile ma raramente frequentata (soprattutto dagli alpinisti). I successivi dieci giorni sono stati trascorsi dal team in condizioni meteorologiche perlopiù avverse, alla ricerca di un obiettivo adatto fra le vette circostanti. La squadra ha infine optato per l'imponente sperone che divide la parete nordoccidentale di una montagna che potevano vedere chiaramente dal campo base: l'Aikache Chhok. Questa vetta era stata scalata solo una volta prima di allora, nel 1983, partendo da un bacino glaciale posto a sud. Ponsonby e Price hanno iniziato a salita su questo sperone il 12 ottobre, dopo che il maltempo dei giorni precedenti aveva limitato le loro ascensioni di acclimatamento a un'altitudine non superiore ai 4.500 metri.
I due hanno raggiunto la vetta nelle prime ore dell'ottavo giorno, dopo un'arrampicata su ghiaccio e misto particolarmente impegnativa e faticosa. Verso la fine del quarto giorno, non essendo riusciti a trovare né un posto per la tenda né una via di salita al di sopra del punto più alto raggiunto, erano stati anche costretti a tornare al bivacco precedente e a riprovare la mattina seguente, trovando, fortunatamente, una via migliore. In quei due giorni avevano tuttavia guadagnato non più di 250 metri di dislivello.
Per la discesa, la cordata ha iniziato a calarsi in corda doppia lungo un canalone esposto a ovest, raggiungendo il campo base soltanto due giorni dopo, dopo un bivacco a 5.000 metri.
La giuria ha riconosciuto questa ascensione come una lunga e impegnativa impresa in una zona poco conosciuta del Karakoram, compiuta da due giovani e intraprendenti alpinisti. I due hanno dimostrato grande tenacia su una via di notevole difficoltà tecnica e con possibilità di soccorso pressoché nulle. Data la natura esplorativa e la complessità della discesa, l'avventura è proseguita fino al campo base.
Yerupajá Grande (6.634 m) - Bru Busom, Rubén Sanmartin e Marc Toralles
Lo Yerupajá è la seconda vetta indipendente più alta del Perù e la più alta della Cordillera Huayhuash. Sebbene la prima ascensione risalga al 1950, a causa della difficoltà di qualsiasi via, la cima ha visto poche salite riuscite. Prima del 2025, l'ultima ascensione nota risale probabilmente al 2014.
Gli alpinisti catalani Bru Busom, Rubén Sanmartín e Marc Toralles hanno pianificato una salita dello sperone est e della cresta est, seguita da una traversata di circa 600 metri verso sud lungo la stretta cresta a cornicione che conduce fino allo Yerupajá Sur e con una successiva discesa lungo la sua parete sud-est.
I tre si sono dapprima acclimatati nella Cordillera Blanca e poi, una volta raggiunto il loro campo base a 4.900 metri sotto lo Yerupajá, hanno portato avanti una ricognizione della via di discesa sulla parete sud-est salendo fino a 5.400 metri lungo il ghiacciaio sottostante, estremamente crepacciato, utilizzando un drone per individuare la linea più sicura.
La parte superiore dello sperone est fu scalata nel 1968 da degli austriaci, che avevano proseguito lungo la cresta orientale fino alla vetta. La parete rocciosa di 600 metri alla base dello sperone era stata scalata più volte da vie che piegavano verso destra, ma non era stata mai affrontata verso la cresta sovrastante. Gli alpinisti spagnoli hanno iniziato approcciando il lato sinistro della parete e scalando una linea comprensiva di un paio di tiri gradati 6c+ e quattro lunghezze in WI5 e M6+. Altri tratti di roccia pura fino al 6c+ li hanno condotti alla cresta est e al loro primo bivacco. Da lì, ci sono voluti quasi tre giorni per raggiungere la vetta, superando un terreno in gran parte impraticabile – ponti sospesi, funghi, strapiombi di neve e ghiaccio –, il tutto con poche possibilità di protezione. Giunti sulla cresta est, si sono infine resi conto che i loro otto chiodi non sarebbero stati sufficienti per calarsi in corda doppia lungo il terreno già salito. L'unica ritirata possibile era situata oltre la vetta.
Il quinto giorno, gli alpinisti hanno percorso la cresta di collegamento a forma di fungo, lunga circa 600 metri, che ha permesso loro di raggiungere lo Yerupajá Sur (6.480 m) a mezzogiorno. Da lì, sono riusciti a effettuare numerose calate in corda doppia sulla parete sudorientale e a raggiungere il ghiacciaio precedentemente esplorato, arrivando al campo base lo stesso giorno. Avevano così compiuto la prima traversata completa della montagna da est.
La giuria è rimasta colpita dal fatto che questa squadra continui a essere pioniera nell'esplorazione di vie audaci nell'emisfero australe, dimostrando che avventure di altissimo livello sono ancora possibili anche al di fuori dell'Himalaya. La traversata, che ha richiesto un elevato livello di impegno, senza realistiche possibilità di ritirata una volta raggiunta la cresta superiore e con scarse probabilità di soccorso esterno in caso di emergenza, è stata completata in modo eccellente, e la meticolosa preparazione ha indubbiamente contribuito in modo significativo al loro successo.
Jannu Est (7.460 m) - Nicolas Jean e Benjamin Védrines
La più alta tra le cime insignite quest'anno del Piolet d'Or, il Jannu Est, è collegata alla vetta principale del Jannu (posto a 7.710 metri) da una stretta cresta di due chilometri. Il Jannu Est ha una scarsa prominenza al di sopra del colle con la vetta principale, ma è stato un obiettivo ambito per lunghi decenni. Fino a poco tempo fa, la maggior parte dei tentativi si era concentrata sulla parete est, dove la prima ascensione, già nel 1991, superò i 7.000 metri. Nel 2022, gli americani furono i primi a compiere un serio tentativo su un'ambiziosa via diretta lungo la ripida e tecnica parete nord, e vi tornarono per ulteriori tentativi nel 2023 e nel 2024. Nel 2024, gli alpinisti francesi Léo Billon, Nicolas Jean e Benjamin Védrines tentarono anch'essi la parete nord, ma attraverso una linea più a sinistra che avrebbe raggiunto la cresta est. La loro discesa avvenne da 6.700 metri.
Nel 2025, Jean e Védrines sono tornati sul luogo del delitto e, all'inizio di settembre, hanno allestito un campo base a 4.700 metri nella valle sottostante la parete nord. Da lì si sono acclimatati scalando una vetta secondaria di 6.000 metri e compiendo così la prima ascensione in giornata dell'Anidesh Chuli (6.808 metri), una cima vicina che aveva respinto le precedenti spedizioni. La loro salita della cresta nord (1.140 m, TD) ha richiesto in questo caso più di sette ore.
I due hanno poi pianificato la salita di una via sul Jannu che sfruttasse la loro comprovata capacità di arrampicare leggeri e veloci. Il 12 ottobre si sono accampati a 5.100 metri sul ghiacciaio sotto la parete, attrezzando il primo tiro. Il giorno successivo, hanno scalato 1.100 metri attraverso nevai sospesi, ripidi tratti di neve, sezioni di WI5 e un precario tiro misto di M6. Gran parte del terreno era scarsamente protetto. Da un bivacco a 6.200 metri, hanno deviato a sinistra per raggiungere la cresta est a 6.900 metri, dove hanno trascorso la notte. Il giorno successivo, una precaria arrampicata lungo la stretta cresta, fortemente caratterizzata da cornici di neve, li ha condotti in vetta. La discesa lungo la stessa linea, durata un giorno e mezzo, ha richiesto circa 50 calate in corda doppia e discese in arrampicata libera.
Il Jannu Est è una montagna ricca di storia e i membri della giuria internazionale hanno ritenuto che la salita sia stata eseguita in perfetto stile leggero, richiedendo un alto livello di competenza tecnica per essere portata a termine con successo. Si tratta pertando di un eccellente esempio dell'atletismo raggiunto dagli alpinisti professionisti moderni, messo in pratica in un luogo remoto e impegnativo.
Menzione speciale per l'alpinismo femminile a Tiphaine Dupérier
La menzione speciale per l'alpinismo femminile di quest'edizione andrà infine a Tiphaine Dupérier, guida alpina originaria delle Bauges, ora residente nell'Alta Tarentaise. È stata membro del Groupe Excellence Alpinisme National (GEAN), il programma di formazione d'élite del Club Alpino Francese ed è molto conosciuta per le sue discese sciistiche estreme ad alta quota nelle grandi catene alpine di tutto il mondo.
Dupérier, insieme al suo compagno di lunga data Boris Langenstein e a David Goettler, ha realizzato la discesa lungo il versante Rupal del Nanga Parbat nel 2025, suo vero exploit degli ultimi anni, mentre nelle Alpi, oltre a numerose discese sciistiche di rilievo (come la parete nord dell'Aiguille Blanche de Peuterey, discesa senza calate in corda doppia, con Vivian Bruchez, Tom Lafaille, Boris Langenstein e Guillaume Pierrel), si è resa protagonista di diverse salite in cordata, come la Ratti-Vitali sulla parete ovest dell'Aiguille Noire de Peuterey (Monte Bianco), una salita invernale della cresta sud dell'Aiguille Noire de Peuterey, una salita invernale della Cresta dell'Innominata (Monte Bianco), la via Beyond Good and Evil (Aiguille des Pélerins, sempre sul Bianco) e la parete nord del Cervino.