'C'erano una volta le montagne', il CAI sull'emergenza climatica nel podcast dell'Avvenire

Il presidente generale Antonio Montani ha partecipato alla trasmissione, parlando dei grandi cambiamenti in atto in alta quota: "Bisogna permettere alla gente del posto di continuare a vivere in montagna. Solo chi quotidianamente frequenta quegli ambienti può prendersene cura"

 

I recenti fatti di cronaca, tanto in Himalaya con l'alluvione in Nepal generata dal collasso di una porzione di montagna, quanto la frana del Monviso, ci comunicano un'emergenza climatica globale, che investe le terre in quota di tutto il pianeta. L'argomento è di stretta attualità ma richiede un approccio che riesca a vedere oltre l'emergenza, per costruire un futuro diverso, capace di affrontare le urgenze e di pianificare gli adattamenti che l'uomo deve assimilare per continuare a vivere, e non semplicemente sopravvivere, sulle montagne di tuto il mondo.

C'erano una volta le montagne

Di tutto questo si è parlato in Dentro l'avvenire, la serie di podcast dedicata alle storie di attualità della testata Avvenire, a cura di Marco Ferrando e Alessandro Saccomandi. Nell'ultima puntata, intitolata C'erano una volta le montagne, Maria Gomiero ha dialogato con il nivologo Anselmo Cagnati e con il presidente generale del Club Alpino Italiano, Antonio Montani. Il clima cambia a un ritmo mai visto e il sistema montano cerca nuovi equilibri. Quali sono le ragioni di questa trasformazione che rende le vette sempre più fragili?

Le conseguenze della scomparsa dei ghiacci

Cagnati fotografa con semplicità il momento: "La linea di equilibrio dei ghiacciai, che una volta si trovava circa metà di ghiacciai, adesso si trova più alta delle montagne e quindi la montagna reagisce cercando un nuovo equilibrio. Questo nuovo equilibrio verrà raggiunto negli anni, però in questa fase intermedia dovremo avere a che fare con questo fenomeno: i pericoli oggettivi aumentano e rendono la montagna potenzialmente più pericolosa".

 

La montagna troverà un nuovo equilibrio, ma in questa fase intermedia dovremo avere a che fare con pericoli oggettivi in aumento". Anselmo Cagnati

La cronaca dell'estate 2026 ricorda costantemente un'emergenza che non si può ignorare, come ricorda Montani. "I problemi che si sono registrati in questi ultimi anni, in particolare quest'anno, sulle alte quote, sono tutti legati alla fusione del ghiaccio: non soltanto alla fusione dei ghiacciai, ma anche alla fusione del permafrost, il ghiaccio interstiziale che sta nelle rocce e provoca poi sostanzialmente crolli. Abbiamo diverse situazioni in cui si sono dovuti chiudere dei tratti di sentiero per il pericolo di crolli imminenti. Quello che noi vediamo oggi, in maniera molto molto evidente, in realtà l'abbiamo già iniziato a registrare da qualche anno".

 

"Quello che noi vediamo oggi, in maniera molto molto evidente, in realtà l'abbiamo già iniziato a registrare da qualche anno". Antonio Montani

I problemi delle quote più basse

In alta quota stiamo assistendo a una trasformazione senza precedenti per effetto del cambiamento climatico che ha evidenze importanti, ma il problema si presenterà anche a quote più basse. "Ci sono eventi atmosferici estremi come le cosiddette bombe d'acqua, tanto per semplificare, che sovente portano a situazioni di lavamento dei versanti e quindi a piccole frane che vanno a interessare anche sentieri di media o bassa quota. Ne abbiamo avuto un esempio un paio d'anni fa e ci stiamo ancora lavorando oggi: il ripristino dei sentieri conseguente all'alluvione che c'è stata in Romagna e che ha portato veramente alla cancellazione di parecchie centinaia di chilometri di sentiero. La nostra associazione ha 163 anni di storia, ma non avevamo mai visto il fenomeno con questa gravità".

Aiutare chi vive in montagna

Occuparsi dei sentieri non significa intervenire solo con la manutenzione, ma supportare chi in montagna vive tutto l'anno: "Il turismo sicuramente è una componente importante per la vita economica. In alcune aree viviamo fenomeni di sovraccarico turistico che vanno combattuti, ma in altre aree abbiamo ancora una scarsità di turismo e una possibilità di sviluppo compatibile con la natura. È un turismo che può portare le piccole economie, nella loro somma, a permettere di continuare alla gente del posto di vivere in montagna. E, continuando a vivere in montagna, possono caricarsi di quella piccola manutenzione che solo chi quotidianamente frequenta quegli ambienti può fare".