Posidonia oceanica, recuperati 300 metri quadri di 'Foresta blu'

La riforestazione ha mostrato risultati ottimi a Bergeggi, con un tasso di sopravvivenza che ha raggiunto il 109%, superiore alle attese. Progetti analoghi proseguono all'Isola d'Elba e nell'Adriatico

 

C'è una foresta sommersa: è preziosa quanto le più celebrate della terraferma, ma svolge la stessa funzione di polmone del pianeta, in questo caso sott'acqua. Non è un mistero che la Posidonia oceanica svolga un ruolo fondamentale nell'ecosistema marino, ma il suo nome non deve trarre in inganno: la pianta è endemica del Mar Mediterraneo e nei decenni passati ha visto ridursi di moltissimo il proprio habitat per via di una gestione delle coste aggressiva in termini di turismo e attività antropiche, oltre che per l'inquinamento. Qualcosa però è cambiato a livello globale, con diversi progetti in opera, che vogliono cercare di invertire la tendenza. Uno di questi è finanziato dalla Coop e ha preso il via nel 2024.

Un primo recupero

A quasi due anni dall’avvio della campagna Foresta blu, un progetto per il monitoraggio, il ripristino e la protezione delle praterie di Posidonia oceanica nei mari italiani, i risultati sono più che incoraggianti, migliori rispetto alle aspettative scientifiche del 2024. I dati emersi dagli ultimi monitoraggi di aprile e maggio 2026, condotti in collaborazione il network scientifico coordinato da Life Gate - I.S.S.D, Verdeacqua, Università di Genova e Università di Bari-, raccontano il successo degli interventi effettuati nell'area marina protetta di Bergeggi, sulla costa ligure, in provincia di Savona e a Cavo (Isola d'Elba), per un totale di 300 metri quadri complessivi riforestati.

Una foresta in espansione

A Bergeggi si registra il record, con il tasso di sopravvivenza delle talee che ha raggiunto quota 109%. Un valore in forte crescita rispetto all'85%, il dato di novembre 2025 e superiore al 100% atteso dall’impianto iniziale. Questo incremento testimonia che non solo le piante hanno superato la delicata fase di assestamento e radicamento, ma che la densità dei fasci fogliari è aumentata, ospitando addirittura la crescita e l'espansione di una colonia di madrepora Cladocora caespitosa direttamente sulle biostuoie. Ovvero, il più importante corallo biocostruttore endemico del Mediterraneo, la cui presenza rappresenta un segnale importantissimo di rinaturalizzazione progressiva dell’area di intervento.

 

Ottimi i risultati anche all’Elba, con una stabilità al 100% dell’impianto e rigenerazione ecologica a un anno di distanza dalla riforestazione e dall’installazione di un campo boe protettivo. Il 90% delle biostuoie risulta saldamente ancorato al substrato e privo di sedimenti occlusivi ed è stato possibile registrare nell’area anche la massiccia presenza, attorno alle strutture, di numerose specie ittiche tipiche delle praterie naturali. Un sito che quindi sta già riacquisendo le piene dinamiche ecologiche di una foresta marina matura.

Verso il traguardo

Il progetto Foresta blu non è concluso e vivrà in estate una fase di attenta valutazione. Per l'isola d'Elba il prossimo controllo è fissato tra giugno e luglio 2026, mentre a ottobre 2026 si terrà a Bergeggi il monitoraggio conclusivo. L'attività di tutela è proseguita anche sul versante Adriatico, nelle acque pugliesi di Monopoli, Torre Guaceto e Savelletri, in collaborazione con l'Università di Bari. Obiettivo: preservare le grandi praterie, minacciate in quella zona soprattutto dagli ancoraggi.