Louis Agassiz
La copertina di 'Nouvelles études et expériences sur les glaciers actuels', 1847
Il Grand Combin
All’inizio dell’Ottocento si sa ben poco dei misteri dei ghiacciai. Circolano teorie assurde e fantasiose. Dopo la rovinosa tracimazione della diga glaciale del Giétro in Val de Bagnes, nel 1818, cominciano finalmente a delinearsi le vere dimensioni del fenomeno glaciale. Il professore emerito di geologia Jean de Charpentier, incontrando sul luogo del disastro un montanaro di nome Perraudin, racconta come il Perraudin e altri cacciatori di camosci fossero convinti da tempo che i ghiacciai vallesani, in un lontano passato, avessero raggiunto dimensioni tali da spingersi fino alla piana di Martigny. L’ipotesi è affascinante, ma da dimostrare.
Sulle tracce dei cacciatori
Nel 1836 entra in gioco Louis-Jean-Rodolphe Agassiz, giovane professore di scienze naturali alle Scuole superiori e all’Accademia di Neuchâtel. Agassiz è il primo a dedicarsi a tempo pieno allo studio dei ghiacciai alpini. Dopo un anno di osservazioni tra i ghiacci dei Diablerets e del Monte Bianco, e relativi approfondimenti sulle morene della valle del Rodano, il 24 luglio 1837 espone ai docenti esterrefatti la rivoluzionaria teoria dell’era glaciale terrestre: “Un inverno siberiano si è stabilito per una certa durata su un mondo precedentemente ricoperto da fitta vegetazione e popolato da grandi mammiferi, simili a quelli che oggi abitano le regioni calde dell’India e dell’Africa”.
Agassiz rilancia l’ipotesi di Charpentier, asserendo che in un passato relativamente recente la Svizzera è stata simile alla Groenlandia, e che un unico, enorme strato di ghiaccio, formatosi originariamente sulle vette delle Alpi, si è inspessito e allargato fino a occupare l’intera Svizzera nord-occidentale.
Nel 1841, dopo accurati studi tra i seracchi e i crepacci del Vallese, Agassiz precisa in un articolo per l’Edinburg New Philological Journal: “Venne improvviso un gelo che intorpidiva ogni cosa vivente. Non v’era luogo ove la Terra offrisse protezione alle sue creature contro l’onnipotenza del gelo. Ovunque fuggissero, nei recessi delle montagne dove prima usavano rintanarsi e trovare rifugio, nel folto della foresta, ovunque soccombevano alla potenza dell’elemento sterminatore… In breve una coltre di ghiaccio ricoprì le superfici della Terra e avvolse nel suo rigido sudario i resti degli organismi che fino a un attimo prima vivevano allegramente sulla sua pelle”.
“Venne improvviso un gelo che intorpidiva ogni cosa vivente. Non v’era luogo ove la Terra offrisse protezione alle sue creature" Louis-Jean-Rodolphe Agassiz
Tutto torna
Ecco perché le valli alpine erano fatte così. E perché i solchi scavati dai ghiacciai erano diversi da quelli incisi dai torrenti. E perché esistevane colline moreniche e massi erratici a enorme distanza dai ghiacciai contemporanei. Tutto si spiegava con le grandi glaciazioni del passato, di cui gli attuali residui glaciali confinati a tre o quattromila metri di quota erano solo un pallido ricordo. Con Louis Agassiz i ghiacciai cominciavano a rivelare i loro segreti, svelandosi.