Via Dolfi-Meucci, la condanna di una schiodatura ignorante

La sezione di Firenze del Club Alpino Italiano lamenta un atto anonimo che ha danneggiato un patrimonio di tutti. "Esiste una comunità arrampicante che ha, sulle pareti di quel buffo monte, un bel pezzo di storia che nessuno ha il diritto di stravolgere"
Il Monte Procinto

 

Pubblichiamo la comunicazione della sezione di Firenze del Club Alpino Italiano in merito alla schiodatura della via Dolfi-Meucci qui e non nella sezione Mondo CAI, perché riteniamo che un tale notizia non riguardi solamente i soci del sodalizio, ma tutta la comunità alpinistica. Un tale atto non va a intaccare solamente un patrimonio a disposizione di chi scala, ma la stessa cultura della montagna e del rispetto di chi ci ha preceduto nella sua frequentazione.


Ogni altra considerazione è superflua e possono bastare le poche parole ben scritte dai soci della sezione, che riportiamo a seguire. Il titolo invece è nostro, volutamente crudo.

UN GESTO IGNORANTE


"La recente schiodatura della via Dolfi-Melucci al Procinto non può lasciarci indifferenti. Giancarlo Dolfi e Paolo Melucci sono mancati entrambi pochi anni fa, erano istruttori nazionali della nostra scuola di alpinismo della quale Paolo è stato anche direttore.

 

Per molti di noi sono stati maestri, compagni di cordata, amici, e quest’azione, oltre ad essere scorretta perché anonima e priva di qualunque spiegazione, è prima di tutto una mancanza di rispetto nei confronti di chi quella via l’ha aperta il 25 settembre del 1955. Allora non c’erano le protezioni veloci, il trad e l’arrampicata sportiva, ma i chiodi, che Giancarlo come molti altri a quell’epoca, si fabbricava da solo per risparmiare, e che erano usati, ove possibile, seguendo i dettami del buon Tita Piaz 'Meglio un chiodo in più che una vita in meno'.

 

Giancarlo ha percorso le sue vie al Procinto fino a ottant’anni, ben felice di trovarle in ordine e con protezioni adeguate, felice perché tanti, continuavano a 'farle', magari pensando a lui e alle sue imprese in Apuane e in Dolomiti. Esiste una comunità arrampicante che ha, sulle pareti di quel buffo monte, un bel pezzo di storia che nessuno ha il diritto di stravolgere.

 

Sulle montagne del mondo, e quindi anche sulle nostre martoriate Apuane, se si ha cervello e un po’ di talento, c’è posto per tutti, cancellare la storia non è un’operazione intelligente e, purtroppo, come diceva Goethe: 'Niente è più terribile dell’ignoranza in azione'.

 

Il consiglio direttivo della sezione di Firenze del Club Alpino Italiano, insieme alla scuola di alpinismo "Tita Piaz” condannando quest’azione miope ed arrogante si adopereranno per ripristinare la chiodatura della via".