Le ali strette e allungate consentono un volo rapido e acrobatico al falco pellegrino © Pixabay
La sagoma slanciata del falco pellegrino © Lorenzo Comunian
Falco pellegrino © Pixabay
Falesia di Oliana - Foto Moritz Welt climbing - Wikimedia Commons, CC BY 3.0
Sono svariati i motivi per cui alcuni animali ci piacciono. I cuccioli ci rimandano a quell’istinto materno primordiale tipico di quasi tutti i Mammiferi, ci nasce spontaneo il volerli proteggere e accarezzare. Ci sono poi i colori ad accendere i nostri entusiasmi, se pensiamo alle farfalle o ai pappagalli immediatamente ci scapperà un sorriso. Ci sono poi quelli potenti, quelli forti, quelli a cui vorremmo assomigliare. Leoni, tigri, aquile, falchi: sono questi i nomi di alcuni animali talmente osannati da divenire non di rado emblemi da riportare nelle bandiere, nei gagliardetti, negli accessori vari che devono mettere idealmente in evidenza “con chi si ha a che fare”. Simboli da duri.
Questa è la teoria, quella che va a scavare nel nostro inconscio più profondo, quello che ha bisogno talvolta di tenerezza e altre volte di sicurezza. C’è poi la pratica, ossia la realtà con cui abbiamo a che fare ogni volta in cui ci relazioniamo con il mondo animale. Ecco allora che i cuccioli è meglio non toccarli, che l’incontro con tigri e leoni è poco raccomandabile e che i “mitici” falchi possono divenire addirittura un “problema”.
Il falco proiettile
Il falco pellegrino (Falco peregrinus) è un rapace appartenente alla famiglia dei Falconidi diffuso in quasi tutto il mondo e ben noto per le sue picchiate che superano la velocità di 320 km orari. È un animale che da sempre suscita ammirazione e curiosità, a tal punto da aver spinto dei ricercatori a provare a calcolare quale potrebbe essere la velocità critica oltre cui non potrebbe spingersi senza arrecare danni alle proprie strutture ossee e muscolari. Ebbene, il numero che ne esce è sorprendente e si assesta oltre i 380 km all’ora.
La cosa ancor più incredibile, se vogliamo, è la capacità di abbinare la forte velocità alla precisione che serve per colpire le prede (solitamente altri uccelli in volo o piccoli roditori). Immaginiamo poi quale possa essere la forza d’arresto che deve opporre per evitare di schiantarsi quando caccia prede al suolo. In sintesi possiamo affermare di trovarci davanti a una delle macchine animali quasi perfette che l’evoluzione ha saputo creare. Se poi ci vogliamo aggiungere pure un “bonus”, scopriremo che anche nel volo orizzontale è un campione, potendo toccare i 110 km orari.
Alcuni degli strumenti che rendono possibili questi record di velocità sono le penne remiganti (quelle delle ali) rigide, perfette per le manovre “ad alto rischio”. Rigide uguale però a fragili, ecco quindi che l’animale deve evitare di muoversi fra rami e fogliame e prodigarsi per catturare le prede in ambiente aperto, preferibilmente nello spazio aereo.
Nel complesso è un animale di quasi 60 cm di lunghezza massima con un’apertura alare di 120 cm, dimensioni attribuibili ai maschi che in genere sono più grandi delle femmine.
Una convivenza possibile?
Come si diceva in precedenza, spesso ci lasciamo prendere dall’entusiasmo nell’esaltare le prestazioni di certi animali, finché non ci accorgiamo di avere degli interessi contrastanti. Il rapporto uomo-falco ne è un esempio perfetto, con quella sorte di “attrito” che in taluni casi si è creato nei suoi confronti nel mondo di chi arrampica. Il bel falco pellegrino ha infatti il “brutto vizio”, portato avanti da milioni di anni, di andare a deporre le uova fra le rocce, le stesse strutture che attirano anche molti umani in cerca di svago. Già questa considerazione (sopravvivenza contro divertimento) dovrebbe far pendere l’ago della bilancia verso il rapace, ma urge sempre un certo equilibrio nel fare le considerazioni e nel trarre le conclusioni.
All’atto pratico succede che alcune falesie vengano chiuse (da comuni, enti parco, ecc.) nei mesi primaverili dopo l’accertamento della nidificazione del falco. Il più delle volte si tratta solo di limitati settori, con il resto delle pareti che restano a disposizione dei climber.
Certo, è sempre difficile rinunciare a uno di quei pochi e preziosi momenti di relax che la vita frenetica ci concede, ma dovrebbe bastare il buonsenso di chi “vive” questi ambienti e non di certo il dovere scomodare l’articolo 1 (non uno qualsiasi) dello Statuto del Club Alpino Italiano che cita come propria la “difesa dell’ambiente naturale” delle montagne. In fin dei conti le limitazioni sono momentanee e su aree definite: basta spostarsi un po’ più in là.
Alcuni dei casi più noti - che si protraggono da molti anni oramai-, di chiusure temporanee, sono quelli di Rocca Pendice (Colli Euganei in Provincia di Padova) e della Val Grande (in Piemonte), a cui si aggiungono le più recenti ordinanze della Val Rosandra (Provincia di Trieste), della Falesia del Tramonto (Erba, Provincia di Como), di alcune rupi e pareti del Finalese e di altre località che negli anni si stanno allineando.
L'area di divieto temporaneo di arrampicata a Rocca Pendice, sui Colli Euganei © Parco Regionale dei Colli Euganei
Il falco non è l’unico
Ci sono altri rapaci, sia diurni che notturni, che nidificano fra le rocce e su cui, negli ultimi anni, è stata posta particolare attenzione. Fra questi vanno sicuramente menzionati l’allocco (Strix aluco), il gufo reale (Bubo bubo) e il gigantesco e maestoso gipeto (Gypaetus barbatus). Di loro però parleremo in qualche altro articolo, perché le dinamiche sono diverse.