Traversi adrenalinici a metà via © FB M. Della Bordella
In avvicinamento © FB M. Della Bordella
Della Bordella, Mauri e Grasso © FB M. Della Bordella
La linea della via © FB M. Della Bordella
La via esige un'arrampicata completa © FB M. Della Bordella
Ormai siamo ufficialmente in primavera, ma era un po' nell'aria che Matteo Della Bordella avesse un altro colpo in canna prima del termine della stagione fredda per il calendario. E così, dopo le ripetizioni della Philipp-Flamm sulla nord-ovest della Civetta e della Gogna-Cerruti al Naso di Zmutt, sul Cervino, questa volta è arrivata una nuova apertura (19-20 marzo), questa volta sul versante sud delle Petit Jorasses (3658 metri). La via è stata battezzata Mutante (520 metri, M8, 6c, AI 4+).
La parete meridionale della “sorella più piccola” delle Grandes Jorasses ha comunque un aspetto imponente e - anche se baciata dal sole-, rimane comunque un ambiente severo e isolato. Nonostante siano diverse le vie che corrono sulla sud, lo spazio non manca e a Della Bordella e Mauri in questa occasione si è unito Mirco Grasso, fresco reduce della traversata integrale delle Tre Cime di Lavaredo. I tre hanno attaccato a una cinquantina di metri più a destra della celebre via aperta da Bonatti. A giudicare dalle prime parole di Della Bordella, l'arrampicata ha dato parecchia soddisfazione per la completezza del “menu”.
Tanti stili in una sola via
“Un paio di giorni fa Mirco, Giacomo ed io abbiamo aperto questa evidente linea che taglia in due la parete sud delle Petites Jorasses. Ne è uscita una via estremamente varia, che racchiude un po' tutti gli stili di arrampicata, da cui il nome 'Mutante'. Si inizia con roccia (non solidissima in realtà) e neve ripida incollata alla parete. Poi alcuni tiri di dry tooling fighissimi, tecnici e impegnativi".
“Due giorni in totale isolamento, con un super team e nessun'altro in giro...” M. Della Bordella
Dopo il misto, la via esige un approccio del tutto differente. "Quindi la roccia si fa più liscia e placcosa e conviene abbandonare picozze e ramponi per scalare a mani nude e scarponi (su placche di aderenza). Si raggiunge un tiro fantastico di puro ghiaccio con salti verticali da proteggere con le viti, che conduce all'inizio del couloir, dove le difficoltà diminuiscono e la via assume i contorni della classica goulotte del Monte Bianco. Due giorni in totale isolamento, con un super team e nessun'altro in giro...l'avvicinamento e la discesa con gli sci hanno completato la festa”.
“Sembrava quasi impossibile che una linea così evidente sul Monte Bianco non fosse già stata salita”. M. Grasso
Per Della Bordella si tratta della quarta via aperta nel massiccio, dopo Incroyable, Il Giovane Guerriero e Il Regalo di Berna. Totalmente diversa l'esperienza di Mirco Grasso. “Per me questa via è nata completamente dal nulla: non ero mai stato su questa parete e ho iniziato a guardarla solo quando Matteo mi ha proposto di unirmi. Dalle foto estive era evidente questo canale-diedro nero, sempre bagnato, e ho pensato che in inverno potesse uscire una bella linea. Anzi, sembrava quasi impossibile che una linea così evidente sul Monte Bianco non fosse già stata salita. Non sapevamo bene cosa aspettarci, anche perché è una parete sud, ma a oltre 3000 metri, in inverno, le condizioni potevano essere qualsiasi cosa. Alla fine è venuta fuori una via completa e molto varia: tiri su roccia, dry tooling, ghiaccio. Una via non estrema, ma bellissima e varia, in uno degli angoli più selvaggi del Monte Bianco.”
Qualcuno ci aveva già provato
L’ascensione si è svolta in due giorni: il primo dedicato all’avvicinamento con gli sci e all’apertura dei primi quattro tiri, il secondo al completamento della via, dopo una notte trascorsa al bivacco Gervasutti. Durante l’apertura, la cordata si è imbattuta in una sosta e alcuni chiodi in cima al primo tiro, segno di un precedente tentativo da parte di qualcuno. La discesa è stata effettuata in doppia lungo la via, ora attrezzata con soste di calata; lungo l’itinerario sono stati lasciati anche alcuni chiodi.
Una montagna dalla storia importante
Le Petit Jorasses contano molte vie che si snodano lungo il versante meridionale, a cominciare da una grande classica come la Rivero, che sale per lo spigolo sud, aperta nel 1935 da Alfonso Castelli e Alfonso Castelli. Lo spigolo segna una netta demarcazione tra le enormi placche della est e la parete meridionale, in anni in cui tutta l'attenzione dei migliori alpinisti del periodo era però concentrata sul “problema” della nord della Punta Walker alle Grandes Jorasses.
Tra le vie più importanti sulle Petites Jorasses non si può non citare la via dell'amicizia, aperta da Walter Bonatti e Pierre Mazeaud sull'immensa est nel 1962. Si tratta di una via di estrema difficoltà in relazione all'epoca, che i due alpinisti dedicarono agli amici scomparsi un anno prima nella tragedia del Freney. La via è stata recentemente ripetuta da Alessandro Baù e Marco Cocito, nell'ambito della prima edizione del CAI Eagle Team.