'Strade maestre', voto 10 per un anno di studi in cammino

Il progetto, sostenuto dal CAI, permette agli studenti delle superiori di svolgere il proprio percorso scolastico in movimento. Loperfido, ideatore del progetto. "Imparano il valore del tempo un passo alla volta e gli insegnamenti vengono recepiti meglio". "Lo smartphone? A tratti se lo dimenticano"

Strade maestre ha concluso da poco il proprio secondo anno di vita, con i 14 ragazzi che hanno partecipato al percorso di studi itinerante impegnati nel sostenere l'esame di verifica delle competenze acquisite. Il progetto sfrutta la possibilità offerta dal sistema scolastico italiano di scegliere l'istruzione parentale: i ragazzi, insieme alle proprie famiglie, decidono quindi di trasferire l'onere dell'istruzione a un soggetto terzo, in questo caso la cooperativa CamminaMenti, che organizza per studenti della terza, quarta e quinta superiore un anno di studio in cammino attraverso l'Italia. Insomma, studiare sì, ma non tra le quattro mura che tanta noia e senso di costrizione impongono ai ragazzi, ma muovendo un passo dopo l'altro attraverso la nostra splendida penisola.

Come funziona

Abbiamo parlato del progetto insieme a Marco Saverio Loperfido, ideatore e fondatore del progetto, guida insegnante in cammino per il primo anno. Perché in Strade maestre i ruoli si possono parzialmente sovrapporre. "Il percorso di studi si sviluppa in modalità camminante. Su 240 giorni di scuola i ragazzi ne trascorrono circa la metà in movimento, con una media di circa 12 chilometri al giorno. Ci sono giornate da 25 chilometri, altre da 8 e per la metà degli stessi invece rimangono fermi a studiare nei luoghi che raggiungiamo". Le guide-insegnanti si dividono tra quelle fisse, due o tre, impegnate alle materie principali come italiano o matematica, più altre che svolgono invece determinati moduli formativi, concentrati in specifiche sessioni. "Ci sono poi le lezioni on-line, che vanno a integrare l'offerta. Tutti i libri che utilizziamo sono nella forma digitale".

Uno zaino leggero

Svolgere un anno di studi in cammino porta a vivere l'istruzione in maniera del tutto differente, a cominciare proprio dallo zaino. "Non ci sono divieti particolari. Se un ragazzo si vuole portare la chitarra o la lacca per i capelli è libero di farlo. Ma imparare a rinunciare al superfluo, a selezionare con attenzione cosa portarsi dietro fa parte dell'esperienza stessa. Magari noi possiamo suggerire ai ragazzi di caricarsi quattro magliette invece di otto, ma poi sono loro stessi che, nel corso del cammino, imparano il valore dell'essenzialità".

 

"Sono i ragazzi stessi che, nel corso del cammino, imparano il valore dell'essenzialità". Marco Saverio Loperfido

Una nuova dimensione spazio-temporale

Camminare non è solo un modo per tenersi in movimento o raggiungere dei luoghi, è innanzitutto il lasciapassare per un nuovo modo di intendere il tempo e lo spazio. "Fin dal primo giorno attivano una serie di processi si fisici che mentali. Cresce il loro allenamento al cammino e alla fatica, ma anche una nuova consapevolezza sul valore del tempo. Capiscono con quale densità e intensità si può vivere la vita, davvero un passo alla volta. Un processo che in verità non investe solo i ragazzi, ma le guide stesse".

 

“Capiscono con quale densità e intensità si può vivere la vita, davvero un passo alla volta”.

Camminando, il tempo si dilata, il qui e ora diventa l'insegnamento più prezioso. Non solo, è la stessa didattica a fare più presa sugli studenti. "Parliamo di didattica geolocalizzata. Se siamo ad Agrigento parliamo di Pirandello, un fiore ci dà lo spunto per una lezione sull'impollinazione, pedalare ci introduce alla 'fisica dei rocchetti. Il giorno che un ragazzo è in crisi, l'occasione è quella giusta per parlare del travaglio di Hegel'. Ovviamente non tutto è improvvisato, ma ci rendiamo conto di quanto avere uno spunto concreto davanti agli occhi abbia una forza intrinseca molto maggiore rispetto a un insegnamento calato dall'alto e che non sembra avere un riscontro tangibile".

 

"Avere uno spunto concreto davanti agli occhi ha una forza intrinseca molto maggiore rispetto a un insegnamento calato dall'alto e che non sembra avere un riscontro tangibile".

Un Paese ricco di insegnamenti

Il CAI non fornisce solo un sostegno economico all'iniziativa, ma mette a disposizione competenze: "Il Club Alpino Italiano ci ha accompagnato lungo tutto il nostro percorso. Tanto per fare un esempio: in Sicilia, Felice Acutolo ci ha accompagnato alla scoperta dell'Etna, abbiamo camminato a lungo sul Sentiero Italia CAI, diverse sezioni ci hanno ospitato o collaborato. Siamo un Paese ricchissimo di cultura e avere il CAI significa poter contare su persone competenti che si mettono a disposizione per svelare il nostro grande patrimonio naturale e culturale".

Il ridimensionamento del mondo virtuale

Abituati molto più che gli adulti a maneggiare smartphone e a consumare prodotti digitali, i ragazzi del progetto Strade maestre hanno affrontato anche la sfida di una parziale "disintossicazione" da social media e contenuti multimediali: "Non nego che a tratti sia difficile, ma la realtà è che se in una giornata passi tot tempo a cucinare, a fare i panni o a camminare, quando arrivi a sera sei stanco e hai meno voglia di stare con lo smartphone in mano. Posso dire che chi aveva delle difficoltà in tal senso le ha comunque ridotte".

Esami e rinunce

Il primo anno i ragazzi coinvolti sono stati 8, i questa seconda edizione 14. Un solo abbandono in due stagioni, a testimonianza che il progetto funziona. "Alcuni di questi ragazzi sono seguiti da psicologi o erano a rischio abbandono scolastico, direi che quando completano il percorso sono mediamente molto soddisfatti e hanno compreso che la vita è molto più grande di quanto si possa immaginare rimanendo fermi".

 

A fine anno i ragazzi devono sostenere un esame per verificare la loro conoscenza del programma e fino ad adesso sono sempre stati tutti promossi. "Credo che sia una modalità di insegnamento molto efficace" chiude Loperfido. Le iscrizioni a Strade maestre si tengono tra novembre e maggio, dando modo alle famiglie interessate di fare un percorso di avvicinamento serio e misurato a una opportunità sicuramente molto interessante, ma altrettanto impegnativa.