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Andrea Lanfri in cima al Monte Elbrus © Archivio Andrea Lanfri
Cirino Di Bella sulla vetta dell'ElbrusUna tragedia ha colpito l'Elbrus, la montagna più alta del Caucaso e, secondo la convenzione geografica che pone il confine europeo lungo la catena del Caucaso, anche la vetta più alta d'Europa. Cinque alpinisti bosniaci sono morti durante un tentativo di salita, probabilmente sorpresi dal repentino peggioramento delle condizioni meteorologiche a oltre 5.100 metri di quota.
Il gruppo, composto da sette alpinisti secondo i dati del ministero delle emergenze della Federazione Russa, aveva iniziato l'ascensione il 24 luglio. L'allarme è scattato quando uno dei partecipanti è riuscito a scendere fino a una quota inferiore e a contattare i soccorsi, riferendo che due compagni erano già deceduti e che gli altri erano rimasti bloccati in quota.
Le squadre del servizio di soccorso russo sono intervenute nonostante il forte vento e la scarsa visibilità. Durante le operazioni è stato individuato un secondo superstite, mentre gli altri tre componenti del gruppo sono stati trovati senza vita. Le difficili condizioni meteorologiche hanno complicato il recupero dei cinque corpi, quelli di Meliha Causevic, Alma e Denis Okanovic, Almir Krivdic e Nermin Talam.
Una montagna apparentemente facile
Con i suoi 5.642 metri, l'Elbrus è una meta molto frequentata. La via normale dal versante sud è considerata tecnicamente poco difficile e ogni anno richiama migliaia di alpinisti, molti dei quali affrontano la montagna come primo "seimila" o come vetta delle Seven Summits, le cime più alte dei sette continenti. Infatti, secondo la regola geografica che pone il confine del continente lungo la catena del Caucaso, la cima si troverebbe in Europa, e supererebbe i 4810 metri del Monte Bianco. Anche l'atleta paralimpico italiano Andrea Lanfri aveva scelto l'Elbrus nelle sue Seven Summits, raggiungendone la vetta nel 2025.
Questa reputazione porta spesso a sottovalutare la montagna, ma l'assenza di passaggi tecnici impegnativi non elimina i rischi legati all'alta quota, all'ambiente glaciale e soprattutto alle condizioni meteorologiche. Le perturbazioni possono arrivare in pochi minuti, trasformando il vasto altopiano sommitale in un ambiente estremamente ostile, con vento forte, temperature abbondantemente sotto lo zero e visibilità ridotta a pochi metri, condizioni in cui è facilissimo perdere l'orientamento. Inoltre, nell'area i soccorsi non sono capillari e immediati come sulle Alpi, e questo rende ancora più difficile la gestione di qualsiasi emergenza.
Una lunga serie di incidenti
Quella di questi giorni non è purtroppo un'eccezione: l'Elbrus registra spesso incidenti, dovuti alla combinazione di maltempo improvviso, scarsa acclimatazione e sottovalutazione dell'ambiente d'alta quota.
Tra gli episodi più noti c'è quello del settembre 2021, quando una violenta brufera di neve colpì un gruppo di 19 persone impegnato sulla via normale provocando la morte di cinque alpinisti. La tragedia riaccese il dibattito sulla preparazione richiesta per affrontare una montagna che, pur non presentando elevate difficoltà tecniche, richiede esperienza, un'adeguata acclimatazione e la capacità di muoversi in autonomia su ghiacciaio e in condizioni meteorologiche estreme.
Anche l'incidente che ha coinvolto il gruppo bosniaco ricorda come, in alta montagna, siano spesso i fattori ambientali — più che la difficoltà tecnica della via — a determinare l'esito di una salita.