Viscaccia di montagna: il "coniglio pigrone" delle Ande

Con il suo aspetto buffo, che la fa sembrare sempre sul punto di addormentarsi, è diventata una star del web. Si tratta invece di un roditore scaltro, che si è adattato a vivere in ambienti molto ostili

La Cordigliera delle Ande, con i suoi quasi 7.500 km di lunghezza adagiati sul lato occidentale del Sud America, è una vera e propria collezione di ambienti diversi e, di conseguenza, un concentrato di biodiversità che mostra alcuni primati assoluti.


Fra le circa seicento specie di Mammiferi, molte delle quali endemiche, spicca per “simpatia” la viscaccia di montagna (Lagidium viscacia), un roditore dall’aspetto decisamente buffo, almeno per i nostri canoni che tendono a umanizzare qualsiasi osservazione. In effetti a ben guardarla, con quegli occhi socchiusi e l’espressione perennemente addormentata, un sorriso riesce sempre a strapparlo.

Chi è in realtà la viscaccia?

Viscaccia è un nome generico che è stato attribuito a più specie di Roditori appartenenti alla famiglia Chinchillidae, come i ben noti cincillà, divenuti animali da compagnia piuttosto diffusi nelle case di tutto il mondo. Le specie conosciute sono la “nostra” viscaccia di montagna (Lagidium viscacia), la viscaccia peruviana (Lagidium peruanum), la viscaccia di Wolffsohn (Lagidium wolffsohni) e la Lagidium ahuacaense, scoperta nel 2005 e descritta e classificata nel 2009. A queste vere viscacce viene aggiunta una parente più lontana e più grande, la viscaccia di pianura (Lagostomus maximus), in grado di scavare tunnel che i locali chiamano “vizcacheras” e che possono ospitare anche migliaia di individui.


Concentriamoci sulla viscaccia di montagna e vediamo com’è fatta. L’aspetto complessivo, per dirla alla buona, ricorda un incrocio fra un coniglio e un cincillà, con quell’espressione disillusa di cui già abbiamo parlato. La lunghezza complessiva è di circa 70-80 cm, di cui 20-40 cm da attribuire alla coda, tenuta spesso arrotolata per non disperdere calore. Il peso va da 1,5 a 3 kg, le orecchie sono grandi e arrotondate, la soffice e densa pelliccia è grigia o marrone, più chiara nel ventre. I denti sono quelli tipici dei Roditori, perfetti per una dieta erbivora che contempla anche muschi e licheni. Le zampe posteriori sono molto robuste, evolute per il salto. È un animale sociale, che vive in colonie talvolta molto numerose.

Lo sguardo assonnato della viscaccia di montagna © Simona Bursi

Dove vive?

La viscaccia di montagna è una professionista del “dolce far niente”, è un po’ difficile osservarla in movimento. In realtà questo è un comportamento frutto dell’evoluzione, la si trova spesso, infatti, a poltrire al sole, sulle rocce. È questo un adattamento che le permette di accumulare calore, cosa non banale per chi vive fino a 5000 metri e deve resistere alle gelide notti andine. Questa specie, diffusa fra Perù, Bolivia, Cile e Argentina, si trova generalmente dai 3000 m in su e predilige le zone con scarsa vegetazione, con asperità rocciose e pendii con spaccature in cui può, all’occorrenza rifugiarsi.

Gli altopiani della Bolivia, nelle aree rocciose non è raro incontrare la viscaccia di montagna © Simona Bursi

Qualche curiosità

“L’abito non fa il monaco” si dice e, infatti, l’aspetto compassato della viscaccia non ci deve trarre in inganno. È un po’ come i gatti, pigra ma veloce, per non dire fulminea, all’occorrenza. È, incredibile a dirsi, un animale agilissimo, in grado di compiere balzi fino a 5 metri di lunghezza e capace di fiondarsi giù per i pendii irti di spuntoni come nulla fosse, grazie ai cuscinetti posti sotto le zampe le consentono una presa perfetta sulle rocce.

Quali sono i suoi nemici naturali? Ci sono quelli che arrivano dal cielo, come le varie specie di aquile e falchi locali. Il condor, seppure animale spazzino, non esita talvolta ad attaccare i piccoli o gli animali più deboli. Le vere minacce sono però quelle a quattro zampe, in particolare i felini, primo fra tutti il puma. Si accodano poi il gatto delle Ande e le volpi. Per quel che riguarda le specie di pianura, fra i nemici va inserito anche l’uomo che, per lungo tempo le ha cacciate per la carne e la morbida e folta pelliccia.


È un animale molto “chiacchierone”, per definirlo in gergo umano. Utilizza infatti una vasta gamma di suoni, simili ai fischi delle nostre marmotte, sia per comunicare che per allertare la colonia nel caso di un pericolo imminente.