Il valore della biodiversità montana

Il commento della Commissione centrale ambiente montano del Cai sulla dichiarazione della XVI Conferenza delle Alpi sulla Protezione della Biodiversità Montana

Monte Rosa

Il Monte Rosa © Raffaele Marini

Lo scorso 13 gennaio, la Convenzione delle Alpi ha organizzato l’evento virtuale “Mountain Biodiversity Day”, che ha riunito esperti e rappresentanti politici delle regioni montane di tutto il mondo impegnati nel campo della biodiversità montana. I partecipanti all’evento sono partiti da una considerazione: le montagne ospitano una biodiversità unica e forniscono servizi ecosistemici vitali a sostegno del benessere delle persone in tutto il mondo. Allo stesso tempo, sono fortemente esposte a fattori quali il cambiamento climatico, il cambiamento d’uso del suolo, l’inquinamento e molto altro.

Principi di valore universale

«E non dobbiamo limitarci al fatto che questo evento sia stato organizzato dalla Convenzione delle Alpi: i concetti e i principi che sono stati condivisi hanno valore universale e quindi riferendoci a casa nostra anche l’Appennino ne è pienamente coinvolto e rappresentato. Semmai resta il rammarico che dopo ben 25 anni di tentativi, infruttuosi sino ad oggi, l’Appennino non abbia trovato una voce unica con cui parlare alla società civile e con cui accreditarsi come entità territoriale definita verso i decisori politici e verso i cittadini», sottolinea la Commissione centrale tutela ambiente montano. «Spesso alla montagna si associa il termine “marginalità”, oggi è doveroso sostituire questa classificazione con due termini proiettati al futuro: ripresa e resilienza», continua. «A conclusione dell’evento è stata approvata e diffusa una dichiarazione “che, al di là del linguaggio formale, contiene molti spunti e alcune linee di intervento per gli anni a venire», continua la commissione.

Dalla conservazione degli ecosistemi montani alla resilienza degli stessi. Senza dimenticare l’importanza delle aree protette, della connettività ecologica, delle soluzioni basate sulla natura e delle aree di quiete. Infine, un occhio di riguardo alle pratiche attuali di resilienza degli ecosistemi, sviluppate dalle comunità locali e all’esigenza di formulare strategie di adattamento ai cambiamenti climatici d’intesa con quest’ultime. Allo stesso tempo, anche la necessità di una coltivazione agricola ad hoc per salvaguardare i pascoli montani e respingere l’invasione dei cespugli nei pascoli caratterizzati da una notevole biodiversità, nonché la necessità di proteggere habitat rari e sensibili.

Ecosistemi vunerabili

Nel senso di una maggiore attenzione alla biodiversità, la Cctam ricorda che la conferenza delle Alpi invita le parti contraenti della Convenzione delle Alpi a sostenere l’integrazione delle montagne come ecosistemi vulnerabili nelle strategie e nei piani d’azione nazionali e nei negoziati in corso riguardo al quadro globale. Senza dimenticare il supporto degli interventi finalizzati alla protezione e al ripristino della biodiversità e il sostegno delle  aree protette alpine nuove ed attuali.

«Su questi valori si può e si deve agire in prospettiva per assicurare a tutta la montagna uno sviluppo effettivamente sostenibile che può certamente garantire ripresa e resilienza», ricorda ancora la Cctam Infine uno sguardo più in generale sullo sviluppo sostenibile. Non può sfuggire il nesso fra l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e le politiche che la Commissione Europea ha varato all’interno del Green Deal. Uno dei suoi dichiarati obiettivi è quello di preservare e ripristinare gli ecosistemi e la biodiversità, in quanto forniscono servizi essenziali quali cibo, acqua dolce, aria pulita e riparo. «A ciascuno la responsabilità di adottare comportamenti, compiere scelte e attuare programmi coerenti con gli obiettivi definiti e condivisi», conclude la commissione.