Il legame di Paolo Cognetti con Antonia Pozzi, tra scrittura, montagna e la comune origine milanese

Lo scrittore ha presentato in diretta sui social il libro di cui è curatore, “L'Antonia - Poesie, lettere e fotografie di Antonia Pozzi”, edito da Ponte alle Grazie e Club alpino italiano

Montagna Antonia Pozzi

Una delle foto in montagna di Antonia Pozzi © Ponte alle Grazie

Le poesie, le lettere, le fotografie e la montagna: sono questi gli elementi attraverso i quali Paolo Cognetti ha descritto la personalità di Antonia Pozzi ieri nel nuovo appuntamento in diretta della rassegna online del Cai “Montagna da leggere”.
Lo scrittore milanese è il curatore del libro L’ Antonia – Poesie, lettere e fotografie di Antonia Pozzi, arrivato in libreria da poco più di due settimane con Ponte alle Grazie e Club alpino italiano. Cognetti, collegandosi dall’esterno della sua casa valdostana, ha dialogato con il direttore di Montagne360 e de Lo Scarpone Luca Calzolari per presentare un libro nel quale ha raccolto e commentato gli scritti e le foto della Pozzi.

Una figlia dell’alta borghesia milanese, che amò molto la montagna

Una produzione culturale di alto livello, che ha visto spessissimo la montagna protagonista. Una montagna che Antonia amava molto. Milanese classe 1912, Antonia Pozzi decise di porre fine alla propria vita nel 1938. Fu ritrovata in un fosso appena fuori Milano. Fu Socia Cai dall’età di 13 anni fino alla morte.
Calzolari, introducendo l’incontro, ha ricordato come sia cresciuta «in un ambiente raffinato. Era figlia di un avvocato, frequentò molto La Scala, si laureò in estetica alla Statale. Viaggiò molto e amò la montagna. Ricevette, in sintesi, l’educazione tipica di una ragazza molto benestante di inizio ‘900, con quel tocco di emancipazione consentito alle rampolle delle famiglie più ricche».

L'Antonia Paolo Cognetti

La copertina del libro

Una poetessa che scriveva quasi in segreto

«L’Antonia era soprattutto una poetessa, la ricordiamo perché ha scritto grandi poesie», ha esordito Cognetti. «Durante la sua vita non ha mai pubblicato nulla. Scriveva quasi in segreto e mandava le sue poesie agli amici e agli innamorati. Fu la figura controversa del padre, dopo il suicidio della figlia, a spendersi per farla conoscere. Oggi è una poetessa molto amata e molto presente in libreria».

La montagna al centro dell’educazione dei figli della Milano benestante

Secondo Cognetti la figura dell’Antonia fu alterata e semplificata per l’amore che nutriva nei confronti di un suo professore del liceo.

«In realtà è stata una persona complessa e ricca, ha attraversato momento anche felici, soprattutto quando era in montagna. La Milano bene di allora era molto diversa da quella di oggi. I figli suonavano il pianoforte, venivano mandati ai campeggi estivi del Cai in montagna e anche scalare. Era una borghesia industriale, ma con un lato illuminato e colto. E la montagna in questo retaggio culturale era molto presente, era un modo per insegnare la semplicità, la sobrietà, l’austerità e la comunanza umana. Nel libro la Pozzi viene raccontata a partire dai 17 anni, da quando inizia a scrivere poesie perché innamorata del professore. Poesie che ho raccolto e montato, intervenendo dove mi sembrava necessario per tenere il filo del racconto».

La poesia della Pozzi non fu purtroppo mai accettata, neanche dai compagni di corso alla Statale. «Questa chiusura che vedeva sul suo futuro, il dover utilizzare le sue conoscenze e capacità solo per conversazioni da salotto fu uno dei motivi del suicidio. Si sentiva sola, e questo per uno scrittore è una cosa tragica».

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Piccoli montanari immortalati da Antonia Pozzi

La Grigna montagna del cuore di Antonia Pozzi

Per quanto riguarda la montagna, lo scrittore spiega come l’Antonia abbia frequentato molto le grandi stazioni turistiche dell’epoca, come Breuil e Misurina.

«La sua prima montagna fu comunque la Grigna, dove si andava in giornata la domenica, meno patinata e più povera. Suo padre aveva comprato una villa a Pasturo, in Valsassina, una valle contadina. È stata questa la montagna del suo cuore, quella che amava di più e alla quale ha dedicato la maggior parte delle sue poesie e fotografie. Nelle foto notiamo una grande attenzione per i montanari poveri del luogo. Era affascinata da questa umanità. Anche la sua poesia fioriva in montagna, Antonia nelle Terre alte sentiva una sorta di vicinanza con l’anima del mondo. Per lei erano un “altrove”, una via di fuga, un paradiso dal quale tornare alla realtà. Ma era anche un luogo concreto, la sua vera casa. Prima del suicidio aveva espressamente scritto la propria volontà di essere sepolta a Pasturo, sulla montagna a cui sentiva di appartenere».

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Antonia Pozzi da bambina con i genitori © Ponte alle Grazie

La ricchezza contenuta nelle lettere

Come accennato in apertura, Antonia Pozzi scrisse anche molte lettere, da cui traspare «una parte del suo carattere diversa da quella delle poesie. Penso soprattutto al senso dell’umorismo che la contraddistingueva. Si vede poi la sua capacità di amare intensamente, un amore spesso non ricambiato con altrettanta intensità. Emerge anche un rapporto affettuoso con il padre, che non è il cattivo della storia, oltre alla consapevolezza delle sue capacità come scrittrice. Nelle sue lettere ho trovato tanta ricchezza».

I tre elementi che uniscono Paolo Cognetti e Antonia Pozzi

In chiusura Paolo Cognetti ha spiegato cosa lo lega così tanto ad Antonia Pozzi.

«Da una parte la città di Milano, dura e ostile, ma in grado di darti molte possibilità. Poi la montagna e il rapporto fortissimo che lega entrambi a essa. Infine la scrittura come modo per scoprire la nostra identità e dichiararla agli altri. Sono tre elementi molto forti, che hanno fatto nascere in me un legame intimo con l’Antonia. Mi sento molto vicino a lei».

L’Antonia – Poesie, lettere e fotografie di Antonia Pozzi è acquistabile in libreria e, a prezzo scontato per i Soci del Cai, su store.cai.it

Il video della presentazione