Il Monitoraggio nazionale del lupo raccontato in un video

Pubblicata da Ispra, la clip intende raccontare il lavoro di questi mesi che hanno coinvolto circa 3000 persone in 18 regioni. I risultati saranno presentati a fine anno

Lupo monitoraggio

Un esemplare di lupo © Ispra

«Per la prima volta da quando il lupo è stato protetto, le istituzioni nazionali hanno unito le forze per fotografarne distribuzione e consistenza contemporaneamente dalle Alpi alla Calabria, utilizzando disegni di campionamento e protocolli standardizzati avanzati, messi a punto dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra)».
Queste le parole riportate sul sito di Ispra, che ha pubblicato sul proprio canale Youtube un primo breve video per presentare il Monitoraggio nazionale del lupo a un pubblico generalista.

Il Monitoraggio nazionale del lupo

Lo scorso anno l’istituto ha ricevuto dal ministero dell’Ambiente mandato di produrre una stima aggiornata della distribuzione e consistenza del lupo a livello nazionale. È stato così formato un gruppo di lavoro altamente specializzato, che coinvolge zoologi e genetisti e che ha attivato una collaborazione con Federparchi e con il progetto Life WolfAlps-Eu.
Da ottobre 2020 sono stati raccolti dati di campo basandosi su protocolli operativi omogenei. Questo attraverso la perlustrazione di percorsi prestabiliti in circa 1.000 celle di dieci chilometri quadrati distribuite sull’intero territorio nazionale. La fase di raccolta dati si è conclusa a marzo 2021.
I risultati della stima di distribuzione e abbondanza della popolazione del lupo in Italia saranno elaborati e presentati alla fine del 2021 all’interno di un evento finale per illustrare le attività di progetto.
Il network lupo ha coinvolto gli enti territoriali, partendo da Regioni e Parchi Nazionali, e quaranta associazioni tra cui Wwf, Cai, Legambiente, Lipu, Aigae. È stata inoltre attivata una collaborazione con i Carabinieri Forestali.

Il racconto dei mesi di lavoro

Il video, della durata di due minuti, racconta questi mesi di lavoro, che hanno impegnato 3000 persone tra Alpi e Appennini. Sono stati 22000 i chilometri percorsi in 18 regioni. Il monitoraggio ha previsto il rilevamento delle tracce, delle predazioni e delle fatte, l’utilizzo di fototrappole e successive analisi genetiche.