Speleo Kamaraton, i viaggiatori del buio sono tornati

Emozionante successo per l’incontro speleo di Marina di Camerota che ha coinvolto un migliaio di persone, felici di ritrovarsi dopo un difficilissimo periodo

marina camerota-Alessandro Anderloni

Alessandro Anderloni racconta Dante © Giampaolo Zaniboni

Regole ed entusiasmo: sono stati questi gli aspetti immediati di un appuntamento che si è tenuto in un luogo straordinario, diverso da tutti gli altri incontri speleo perché preparato in un momento oltremodo critico. Speleo Kamaraton, grazie alla competenza e alla volontà dall’associazione Tetide, è nato come possibilità di incontro delle speleologie del Mediterraneo, ma la pandemia ha inevitabilmente condizionato gli spostamenti. Il progetto “Speleomedit”, che intende indagare e far conoscere queste speleologie, ha comunque portato a una splendida mostra e a un volume che saranno presentati anche al Congresso Internazionale in programma l’anno prossimo in Francia.
Partecipare a un incontro speleologico significa crearsi un proprio percorso tra molteplici appuntamenti, tra conferenze e reportage, audiovisivi e mostre. Ho deciso di soffermarmi su momenti che ritengo straordinari, ovvero fuori dall’ordinario, perché credo che ben rappresentino l’umore di Speleo Kamaraton.

marina camerota-Giulio Gecchele

Giulio Gecchele allo Speleobar © Giampaolo Zaniboni

Due chiacchiere sulle prime esplorazioni del Bifurto

All’incontro erano presenti Giulio Gecchele e Dario Sodero, che parteciparono all’esplorazione dell’Abisso del Bifurto a Cerchiara di Calabria, raccontata da Frammartino nel film Il buco e che sono stati entrambi presidenti del Gruppo Speleologico Piemontese del Cai di Torino. Si tratta di persone che sono venute all’incontro non come testimoni di un tempo, ma da speleologi tra speleologi. Incontrando Giulio Gecchele allo Speleobar, gli ho chiesto cos’abbia provato a vedere il film, e la sua risposta è stata:

«Ho sentito l’odore della grotta e ne ho anche percepito, ritrovato, la tridimensionalità».

Una perfetta sintesi, da parte di chi, con Gianni Follis, firmò il rilievo del Bifurto sul numero 19 del bollettino Grotte nel 1962. Su questo, Gecchele ha precisato:

«Quello pubblicato nel 1961 fu un rilievo speditivo, uno schizzo; solo quello del 1962 si può considerare un vero rilievo. Follis si curò della pianta, io delle sezioni». Era un mondo rigoroso e preciso.

Dante sul palco dello Speleobar

Alessandro Anderloni è autore, regista, mente e anima del Festival della Lessinia; è stato lui a firmare nel 2005 il film L’Abisso, sulla Spluga della Preta. Il 30 ottobre, sul palco dello Speleobar si è cimentato in una memorabile rilettura dell’inferno dantesco in chiave speleologica. Le sedie, distanziate, erano tutte occupate e la stragrande maggioranza dei presenti ha seguito e idealmente sospinto Anderloni nella sua performance, affatto semplice, e con il sottofondo di chi, aldilà delle transenne, faceva merenda. Cito questo spettacolo perché è stato un momento di viaggio nella conoscenza che smentisce, se ce ne fosse ancora bisogno, una visione puramente goliardica degli incontri. La magia è nata anche dal rapporto tra l’attore e il pubblico, una sorta di complicità sfociata in un lungo, lunghissimo applauso.

Natalino e Cesco

Francesco Sauro, a destra, con Natalino Russo © Max Goldoni

Il continente buio

È il titolo di un capitolo, scritto da Giovanni Badino, di Nel cuore della Terra, libro che raccontava 25 anni di esplorazione dell’Associazione La Venta.
Francesco Sauro, che di La Venta è ora presidente, ha voluto intitolare Il continente buio il suo ultimo libro, un viaggio alla scoperta del mondo sotterraneo che ha presentato proprio a Speleo Kamaraton. Un libro singolare, scritto con sguardo sempre curioso da un esploratore che forma speleologi e astronauti, ha vinto premi prestigiosi, e dedica questo libro anche a Giuseppe Troncon, l’uomo che organizzò la bonifica dell’abisso Spluga della Preta nei Lessini e lo fece riscoprire. Grande speleologo, Troncon, che forse, nel suo pragmatismo, avrebbe giusto scorso questo libro importante che pragmatico non è, perché porta a una continua riflessione sul senso, la ragione, il mettersi in gioco. Un libro che mi ha fatto pensare che proprio cinquant’anni fa uscì L’uomo nudo di Claude Lévi – Strauss, in cui si trattava della necessità di spogliarsi di visioni preconcette per poter affrontare il mondo. Certe letture sono buoni vaccini per la mente.