Uno dei 17 gruppi in cammino per Noi camminiamo in Sardegna © Vincenzo Caruso
L'evento Noi camminiamo in Sardegna è giunto quest'anno alla quinta edizione. In foto, Vincenzo Caruso con due partecipanti © Vincenzo Caruso
Uno scorcio catturato durante il cammino in terra sarda di questi giorni © Vincenzo Caruso
Uno scorcio catturato durante il cammino in terra sarda di questi giorni © Vincenzo Caruso
Un passaggio sul Cammino francescano © Vincenzo Caruso
Uno scorcio catturato durante il cammino in terra sarda di questi giorni © Vincenzo Caruso
Nascerà nel cuore della programmazione di Noi camminiamo in Sardegna, evento che da cinque edizioni promuove il turismo lento e sostenibile, la proposta per una giornata nazionale dei cammini e del turismo lento. È questo il programma della tavola rotonda che, oggi pomeriggio, venerdì 2 ottobre, coinvolgerà i principali esponenti dello slow tourism per discutere e condividere i contenuti della proposta che verrà presentata ufficialmente al ministero del turismo.
Al tavolo siederà anche il presidente del Club Alpino Italiano, Antonio Montani. “È il primo passo di un’iniziativa inclusiva aperta a tutti e finalizzata a valorizzare la cultura e l’esperienza dei cammini come volano di sviluppo, destagionalizzazione turistica e economia sostenibile dei territori”, affermano gli organizzatori. Le due giornate conclusive dell'evento si terranno a Bosa, in provincia di Oristano. Lì, dopo tre giorni di cammino, sono arrivati ben 17 gruppi di escursionisti che hanno percorso itinerari di cammino e pellegrinaggio, ma anche attraversato i borghi dell'isola.
Solo in Sardegna, nel 2025, sono state emesse tra le 7mila e le 8mila credenziali, i “passaporti” dei camminatori all’interno dei quali vengono raccolti i timbri giornalieri con data e luogo rilasciati lungo la via, ma il fenomeno è ormai strutturale in tutta Italia: “Da qualche anno, quello che continuiamo a chiederci è se può ancora essere considerata una moda passeggera quella dei cammini. Dopo il Covid abbiamo visto un'esplosione dei camminatori, e stiamo notando che i numeri sono ancora oggi continuamente in crescita. Speriamo che il trend si confermi”, afferma Vincenzo Caruso, co-fondatore di Cammini d’Italia, che parteciperà alla tavola rotonda. Al termine dell’incontro di questo pomeriggio, inoltre, verrà firmato il protocollo di Bosa, che rappresenta “una proposta di condivisione del percorso per l'istituzione della Giornata Nazionale dei Cammini e del Turismo Lento”.
L’obiettivo della Giornata nazionale per il turismo lento
Da un certo punto di vista, l’esplosione di cammini e itinerari cela però un rischio concreto, cioè lo snaturamento del significato originario del turismo lento e un’eccessiva mercificazione del fenomeno. Anche per questo, secondo chi parteciperà alla tavola rotonda, una giornata nazionale è ancora più necessaria: “L’incontro di questo pomeriggio sarà soprattutto un momento per promuovere la cultura del cammino a livello nazionale. Servirà a promuovere nuove forme di sviluppo dei territori, dall’aspetto economico a quello umano, passando per la destagionalizzazione del turismo alla realizzazione di leggi specifiche a livello nazionale”, afferma Caruso, la cui startup ha raggiunto numeri considerevoli nel mondo dello slow tourism.
“Quando si cammina si ha a che fare con paesi, sentieri, ospitalità, piccole economie, e si attraversano aree interne che affrontano tutte le problematiche del caso”. Vincenzo Caruso
Sul rischio che turismo lento possa diventare, in alcuni casi, un termine da brochure a causa di una sovrabbondanza dell’offerta, è “la sostanza a fare la differenza”, sostiene Caruso. “Anche il cammino, in alcuni casi, sta diventando per alcuni un prodotto turistico, ma non dovrebbe mai diventare un prodotto da vendere. Quando si cammina si ha a che fare con paesi, sentieri, ospitalità, piccole economie, e si attraversano aree interne che affrontano tutte le problematiche del caso. In Sardegna e non solo, e lo stiamo vedendo coi nostri occhi durante questi giorni di cammino, molti borghi si stanno svuotando. Puntare sui cammini non significa aggiungere altra offerta ma spostare il punto di vista, concentrare meno persone nei soliti luoghi e distribuirle meglio sul territorio. Significa anche costruire una relazione con chi si incontra durante il cammino, come chi ad esempio decide di restare nei borghi proprio grazie a questa offerta turistica”, aggiunge.
Il viaggio di consumo non fa più per noi?
“Al termine della giornata di oggi formalizzeremo una proposta basata su dei valori condivisi. Secondo il mio punto di vista, oggigiorno c’è l’esigenza di un approccio diverso nei confronti del turismo lento. Il mondo dei cammini è un mondo che dice molto di noi, e sempre più persone sentono che il viaggio di consumo non è più sufficiente”, afferma Caruso.
“Nell’epoca in cui tutto è veloce e studiato per durare pochi secondi e catturare l’attenzione, camminare dieci chilometri sulle proprie gambe diventa quasi un gesto controcorrente”.
A essere sempre più viva, sostiene, è la necessità di tornare ad avere un rapporto diretto coi luoghi, fatto di fatica e di un nuovo legame con le persone e con il tempo: “Il rapporto che ho col tempo mi sta particolarmente a cuore. Una delle cose più belle del cammino, infatti, è che ti restituisce la misura della distanza. Nell’epoca in cui tutto è veloce e studiato per durare pochi secondi e catturare l’attenzione, camminare dieci chilometri sulle proprie gambe diventa quasi un gesto controcorrente. Anche il concetto stesso di viaggio cambia, perché siamo ormai abituati a muoverci molto velocemente tra due punti. Attraversare tutti questi luoghi a piedi significa renderci conto di ciò che sta in mezzo. Il paesaggio cambia lentamente, e così si ha modo di viverlo”, conclude.