Accatastare la legna, un'arte raccontata con un gesto

Dalle Alpi alla Scandinavia, è il periodo dell'anno in cui le case si preparano con debito anticipo all'arrivo del freddo. Non solo un lavoro, ma un rituale che ha dato origine a tecniche e tradizioni. Per alcuni, il modo in cui si accatasta la legna rivela persino una impronta del carattere.

Prima che arrivi il freddo, in montagna c'è un lavoro che torna ogni anno. Si taglia la legna, la si spacca e poi la si mette in ordine. Un gesto necessario, quasi rituale, che dalle Alpi alla Scandinavia ha prodotto tecniche, parole e tradizioni diverse. Perché una catasta non è soltanto legna ma il modo in cui una casa si prepara all'inverno.

A guardarla così, minuziosamente sistemata, sembra un'operazione semplice. In realtà bisogna sapere come disporre i tronchi, dove lasciare spazio all'aria, come rendere stabile la struttura, come proteggerla dall'acqua. Una catasta fatta bene non è un mucchio ma una costruzione.

Alpi, la catasta come parte della casa

L'arco alpino, da ovest ad est, presenta in modo unico questo rapporto, ancora leggibile come parte e simbolo dell'architettura tradizionale

 

In Val di Fassa il tobià, il fienile ladino, non era soltanto il luogo dove conservare il fieno. La sua disposizione e costruzione rifletteva l'economia della famiglia e la necessità di mettere al riparo ciò che sarebbe servito nei mesi freddi. Il legno della struttura, il fieno, gli attrezzi e le scorte trovavano ciascuno il proprio spazio: accatastare i ciocchi in modo compatto contro le pareti perimetrali (visse) o sotto i ballatoi significava creare un'intercapedine d'aria capace di difendere l'abitazione e la stalla dal gelo. 

 

La legna trovava posto sotto il grande ballatoio esterno (la lofio) o ai lati della rampa d'accesso (el pont), riparata dagli spioventi dei tetti ma esposta al vento per una perfetta stagionatura.

Spostandosi nelle Alpi Occidentali, tra le valli occitane del Piemonte e la Valle d'Aosta, questa necessità rispondeva alle regole dei venti e dei boschi di quota. Qui, dove domina il larice – legno duro e ricchissimo di resina – le cataste (ciarboun nelle valli cuneesi per la forma che ricorda una vecchie carbonaia) dovevano sfidare il tempo. 

 

Il larice richiedeva anche due o tre anni di esposizione all'aperto affinché la pioggia "lavasse" la resina in eccesso, evitando scintille pericolose nei camini in pietra. I montanari orientavano il lato lungo della legnaia parallelamente al föhn, sfruttando il vento secco di caduta come un asciugatore naturale.

 

Più a est, nel Primiero, questa cultura ha persino un nome locale. A Mezzano le tradizionali cataste di legna sono chiamate canzei. Qui la sistemazione della legna è diventata talmente riconoscibile da essere celebrata nella manifestazione Cataste e Canzei, nata per valorizzare una pratica quotidiana trasformandola anche in occasione artistica. Le cataste vengono costruite con forme e soluzioni diverse e alcune sono diventate vere installazioni.

Una catasta ha bisogno di un nome

Il fatto che in diverse regioni esistano parole specifiche per indicare le cataste racconta quanto questo gesto sia stato importante.

In alcune aree svizzere e alpine di lingua alemanna si incontra beige, con varianti dialettali come biig o biige, utilizzato anche per indicare una pila ordinata di legna. Sempre in quest'area si trova holzmeite, che designa invece la catasta circolare "a pagliaio". 

 

Più a nord, in Svezia meridionale, esiste il verbo dialettale lava, documentato dall'Institutet för språk och folkminnen: significa sistemare la legna, disporla ordinatamente e in modo stabile.

Non è semplicemente “impilare” ma mettere bene in ordine e la differenza, per quanto piccola, è significativa. 

 

Accatastare la legna è diventato un gesto così riconoscibile da meritare parole, verbi e termini propri: la tradizione dimostra che non si è mai trattato solo di sovrapporre pezzi di legno, ma di un vero rituale capace di scandire un momento preciso dell'anno, segno concreto di come in montagna la stagione vada anticipata e preparata con cura.

 

Le parole conservano spesso la memoria delle attività che hanno accompagnato per molto tempo la vita quotidiana. Quando un gesto possiede una parola propria, quel gesto diventa una competenza riconoscibile.

In Scandinavia la legna è cultura

In Norvegia questa competenza ha assunto una dimensione particolare. La legna da ardere, anche qui indicata con una parola specifica, ved, continua a occupare un posto importante nella vita domestica e nel rapporto con il bosco.

 

Qui è diventato famoso anche il libro di Lars Mytting, Hel ved - Legno massiccio, pubblicato nel 2011, nel quale l'autore parte dalla legna per raccontare un intero modo di vivere: scegliere gli alberi, tagliare, spaccare, far asciugare e infine accatastare. Il libro, diventato un bestseller, ha trasformato un'attività apparentemente ordinaria celebrandola e rendendola un piccolo fenomeno culturale.

 

Mytting descrive diverse forme di catasta e l'attenzione quasi maniacale con cui i norvegesi possono costruirle. C'è una ragione pratica, naturalmente: la legna deve asciugarsi bene e la catasta deve resistere alla pioggia e alla neve. Ma c'è anche qualcosa di più.

 

Una catasta ben fatta si guarda con soddisfazione, sono state organizzate persino competizioni dedicate all'accatastamento della legna. Il gesto necessario diventa abilità, l'abilità diventa orgoglio e l'orgoglio, alla fine, diventa cultura.

Dimmi come accatasti e ti dirò chi sei

In Norvegia e in Svezia circola una convinzione tanto diffusa quanto seria: la legnaia rivela il carattere di chi l'ha costruita. 

Si dice che dalla forma di una catasta si possa intuire se una persona sia precisa o distratta, paziente o frettolosa e c'è persino chi sostiene che da lì si possa capire che tipo di marito o moglie sarebbe. 

 

Lo stesso Mytting, girando per le campagne norvegesi in cerca di storie, ha raccontato di aver visto accatastamenti che sembravano vere sculture, costruiti da chi vive quel gesto come un monumento alle proprie capacità, e altri lasciati a metà, dimenticati fino ad ammuffire.

Dietro l'estetica, però, ci sono regole precise, tramandate più che scritte. 

 

La corteccia, per esempio, non si posa mai a caso. Nei tronchi accatastati a diretto contatto con altra legna o con il terreno va rivolta verso il basso, perché trattiene l'umidità e favorirebbe il marciume; nei filari lasciati scoperti, esposti alla pioggia, si fa invece l'opposto, e la si dispone verso l'alto, così che agisca da piccolo tetto naturale su ogni pezzo. Per dare stabilità alla struttura si alternano ciocchi disposti in parallelo a testate incrociate alle estremità, quasi a formare una cornice che tiene insieme il resto della catasta. 

 

La Holzmeite, citata poco sopra, nasce proprio da questa logica: la sua forma circolare crea al centro un effetto camino che aiuta i ciocchi ad asciugare dall'interno verso l'esterno.

Mettere in ordine l'inverno

Quando vengono costruite, l'inverno non è ancora arrivato. Qualcuno ha però già pensato al freddo, alla neve, alle giornate corte. Ha trasformato il bosco in una riserva di calore e l'ha disposta davanti alla casa, pezzo dopo pezzo rendendo quello sforzo parte di un arredamento esterno.

 

Poi la stagione comincia. La catasta si abbassa lentamente, una fila alla volta. In autunno è piena, in inverno diminuisce, a primavera può essere quasi vuota. Come un calendario ma senza date.

 

L'arte di sistemare la legna non è nel mettere semplicemente dei pezzi di legno uno sopra l'altro, ma nel dare una forma concreta a un sapere antico, quello di prepararsi alla montagna prima che la montagna cambi. Ogni anno il gesto ritorna. Il bosco viene trasformato in calore e l'inverno, prima ancora di arrivare, viene messo in ordine.