Ghiacciai addio: "La Marmolada ha ancora dieci anni di vita"

La campagna glaciologica partecipata sulla Marmolada ha evidenziato un arretramento medio di 23 metri. Mauro Varotto, Università di Padova "Si tratta di una perdita record". Giovanni Benetton: "Il ritiro si è triplicato rispetto al 2025"

 

La Regina è malata da tempo e sta morendo sotto i nostri occhi. Nell'estate più calda in quota dal 1991, sulle Dolomiti il ghiacciaio della Marmolada ha segnato un arretramento medio sui segnali frontali di 23 metri, con la perdita di 9 ettari, scendendo a un totale di 83, rispetto ai 92 dello scorso anno e ben lontano dai 100 ettari del 2023. A metà agosto, in Marmolada, i rilievi hanno mostrato i crepacci a monte della nicchia di distacco del 2022 colmi d’acqua di fusione. Sono queste le evidenze di una estate 2026 tra le peggiori per la salute dei nostri ghiacciai.

Dati incontestabili

I dati sono stati diffusi a margine dell’ottava edizione della campagna glaciologica partecipata sulla Marmolada, promossa dal museo di geografia dell’Università di Padova, che ha visto la collaborazione dei ricercatori dell’Università di Padova, dell’ARPAV, della fondazione glaciologica Italiana, di studenti e cittadini volontari provenienti da quattro regioni diverse. La campagna 2026 ha permesso di raccogliere dati aggiornati, fondamentali per continuare il monitoraggio di quel che resta del ghiacciaio principale delle Dolomiti e comprendere meglio l’impatto dei cambiamenti climatici a scala locale. Un lavoro dal sapore inevitabilmente amaro, ma non per questo meno necessario.

I numeri della campagna

Alle attività di monitoraggio svolte sul ghiacciaio hanno partecipato una trentina di persone, dai 16 ai 75 anni, tra cui escursionisti esperti, insegnanti, ma anche semplici appassionati e curiosi. I dati raccolti confermano il continuo ritiro del ghiacciaio principale, con un arretramento medio sui segnali frontali di 23 metri (l’anno scorso erano 8), a conferma di un’annata record dal punto di vista delle temperature estive, che ha superato anche il caldissimo 2003.

Una terribile constatazione

La fotografia che emerge è incontestabile. "Siamo ormai ben lontani dai 100 ettari del 2023" ha commentato il professore Mauro Varotto, docente del dipartimento di scienze storiche, geografiche e dell'antichità, responsabile scientifico della campagna glaciologica partecipata, riportando i risultati dell’analisi condotta su immagini satellitari da Francesco Ferrarese. "Si tratta di una perdita record che avevamo registrato solo nel 2022, con il tragico crollo del ghiacciaio. Se si ripetono estati come quella appena trascorsa, il ghiacciaio potrebbe avere solo una decina d’anni di vita".

 

"Se si ripetono estati come quella appena trascorsa, il ghiacciaio potrebbe avere solo una decina d’anni di vita". Mauro Varotto

"Complessivamente le misure frontali registrano un ritiro triplicato rispetto allo scorso anno - ha sottolineato Giovanni Benetton, da quest’anno responsabile delle misurazioni per la Fondazione Glaciologica Italiana - e la situazione più drammatica è quella della fronte occidentale dove in un segnale abbiamo registrato un ritiro di 120 metri in due anni, con una quota della fronte ormai oltre i 2900 metri. Il ghiacciaio risulta completamente privo di neve residua e l’unica che rimane è ormai quella sotto i teloni geotessili".

Un pessimo record

"L'estate 2026 si è rivelata la più calda in quota sulle Dolomiti almeno dal 1991, superando per persistenza e temperature medie anche quella del 2003 - ha affermato Gianni Marigo di Arpav.- Prendendo ad esempio il mese di agosto, lo scarto dalle medie è stato di più di 3°C. Nel mese, in Marmolada - presso la stazione Arpav di Punta Rocca, a 3250 metri di quota- solo in 3 giorni si è osservata una minima negativa (-0.6°C valore assoluto) e non si è registrata alcuna giornata con temperatura media negativa. Sono così continuati gli intensi processi di ablazione del ghiacciaio, e non si sono verificate nevicate nemmeno alle quote più elevate; allo stesso modo è proseguito il degrado del permafrost, e sulla stazione del Piz Boè non c'è terreno gelato a nessuna profondità".

 

“A Punta Rocca solo in tre giorni si è osservata una minima negativa” Gianni Marigo

La trappola dello sci

“La campagna ha permesso di osservare nei territori di alta quota gli impatti del cambiamento climatico sull’industria dello sci: l’allargamento delle piste e le nuove infrastrutture e tubazioni per la produzione di neve artificiale fino alle fronti del ghiacciaio dimostrano che gli investitori di capitali (pubblici o privati) non vogliono uscire dalla trappola dello sci” ha commentato Alberto Lanzavecchia, dell’Università di Padova.


"La Marmolada è uno degli oltre 150 ghiacciai che ogni anno la fondazione glaciologica italiana tiene sotto osservazione dalle Alpi occidentali al Gran Sasso grazie a una rete di operatori volontari che prosegue una tradizione iniziata nel 1911 - ha concluso il responsabile per il Triveneto, professore Aldino Bondesan.- Il 2026 si sta rivelando un anno record anche a scala alpina. La campagna partecipata dimostra che osservare insieme ai cittadini è il modo migliore per tenere viva l’attenzione su ciò che sta accadendo alle alte quote".