Frame del film 'Adam Ondra: Pushing the Limits', disponibile su InQuota.tv © Jan Šimánek‘Adam Ondra: Pushing the Limits’ (Repubblica Ceca, Italia / 2022 / 1h17’) è un film Jan Šimánek che esplora da vicino le abitudini sportive e gli allenamenti del fuoriclasse ceco, raccontandone in presa diretta gran parte della storia e della carriera: da quando, introverso e taciturno, lasciava ben promettere per il futuro nei primi Rock Master e campionati giovanili, a quando il suo stesso desiderio di scalare si è trasformato nella difficile necessità di vincere.
Attraverso la storia di Adam osserviamo i molteplici cambiamenti cui è andata incontro l’arrampicata sportiva negli ultimi decenni, l’influenza della pressione commerciale e dei mass media, oltre che la spasmodica ricerca, da parte del pubblico, di assistere ad un vero e proprio spettacolo, che ha cambiato natura e connotati delle gare di arrampicata. In contrasto con la solitudine che accompagna Adam durante il suo allenamento quotidiano e con la natura che lo circonda sempre mentre arrampica, alla fine del film ci troviamo catapultati di fronte al più grande evento sportivo di sempre: le Olimpiadi estive di Tokyo.
Uno sguardo intimo
'Adam Ondra: Pushing the Limits' offre uno sguardo a tratti fin troppo intimo sulla vita dell'atleta, concentrandosi sulla sua preparazione per le Olimpiadi di Tokyo 2020. Il film ci porta lì con lui, mentre si allena e si prepara, attraverso tutti gli alti e bassi che ne conseguono. L'obiettivo è rispondere ad una domanda centrale: qual è il prezzo del successo?
Una delle prime scene del film mostra Ondra in cima a una scala, intento a scavare dietro il muro di casa. Ne emerge con le braccia cariche di medaglie e trofei. La telecamera inquadra dunque un enorme armadio che la moglie di Ondra, Iva, sta pulendo. "In pratica, hai avuto successo quando hai iniziato a frequentarmi - dice Iva - Finalmente hai avuto il supporto giusto". E sorride, mentre sistema le medaglie.
Il sacrificio nascosto
Nella casa dello scalatore, insomma, coppe e trofei di ogni dimensione riempiono gli scaffali. Ma non sono tutti di Adam. Anche Iva è un personaggio centrale, nel film e nella carriera del compagno. Atleta di punta, si è classificata venticinquesima ai Campionati Mondiali di Lead nel 2019 e nel 2017 ha completato tre vie di grado 8c. Fin dall'inizio del film, è comunque chiaro quanto della sua carriera di scalatrice abbia sacrificato per supportare Adam.
“Non è possibile che due persone ugualmente ambiziose stiano insieme - dichiara ad un certo punto - Entrambi cerchiamo di raggiungere i nostri obiettivi, ma non funziona. Il problema inizia praticamente già quando andiamo in falesia. Adam non ha niente da scalare nei settori dove io trovo la maggior parte delle vie, perché le ha già scalate tutte quando aveva 9 o 10 anni. Quando andiamo in settori con nuove vie e progetti, ci sono pochissime vie facili. Quindi ho pensato che l'arrampicata di Adam fosse più importante. Può ancora ottenere grandi risultati in molti ambiti e raggiungere traguardi importanti. Perciò sono stata io a fare un passo indietro, per poter stare insieme". Parla lentamente, e qualche lacrima non sfugge alla telecamera.
L'importanza del fare squadra
Nel mondo agonistico di Ondra non è però fondamentale soltanto la compagna. Adam ha infatti anche tante altre persone che vanno a comporre il proprio team di supporto. Il documentario le indaga tutte: ci sono terapisti, allenatori e, ovviamente, cameraman. Il film rivela quanto lavoro si celi dietro ogni aspetto della sua vita, dalle riprese per il suo canale YouTube - che in pochi mesi ha raggiunti milioni di follower - alle interviste, dalle videochiamate con gli allenatori alla visualizzazione dei tiri e, naturalmente, all'allenamento vero e proprio e alle gare.
Ma ciò che colpisce maggiormente di questa pellicola è come Adam sembri al contempo circondato da molte persone e, a tratti, tremendamente solo. Allora, forse, proprio mostrando le vulnerabilità che si celano dietro un campione apparentemente indistruttibile, il regista ha voluto raccontare il lato umano, spesso invisibile, non soltanto di Adam Ondra ma della competizione sportiva generalmente intesa. E del costo che richiede alle vite di ciascuno.
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