1870: la prima del Cimon della Pala, una storia di coraggio ed equivoci

Edward Robson Whitwell lo scala con le guide Santo Siorpaes e Christian Lauener, pensando che sia la cima più alta del gruppo. Due anni più tardi, Freshfield e Tucker salgono Cima Vezzana, nonostante la rinuncia del proprio accompagnatore
Il Cimon della Pala da Passo Rolle

 

I britannici furono i primi viaggiatori ad ammirare e descrivere le Pale di San Martino. Nel 1862 passarono Josiah Gilbert e George Cheetham Churcill, attratti da una raffigurazione pittorica delle montagne e dei paesaggi, e poco dopo arrivarono gli alpinisti: John Ball – che, ammirato, definì il Cimon della Pala “il Cervino delle Dolomiti” – e prima di tutti Douglas Freshfield nel 1864, che, salendo da Agordo, attraversò l’altopiano delle Pale e il Passo

Canali, scese a Fiera do Primiero e annotò divertito: "Gli alpinisti inglesi erano un’inaudita novità per i valligiani, e la nostra processione riempì ogni sorta di occhioni meravigliati sollevando stravaganti congetture. Nella piccola città si fantasticava che fossimo un gruppo di ufficiali francesi impegnati in una ricognizione clandestina. L’animo semplice dei montanari non poteva credere che Napoleone terzo non mantenesse la parola, e dunque

pensavano che ci avesse mandato lui stesso a liberare l’Italia". 

Da diari a guide turistiche

Presto i libri dei viaggiatori d’oltre Manica divennero le guide turistiche della zona, divulgandone le bellezze paesaggistiche e gli aspetti etnografici, tanto che i valligiani cominciarono a chiamare “signore inglese” ogni sorta di visitatore, a prescindere dalla provenienza.

Poi arriva l’alpinismo vero e proprio. Il 3 giugno 1870 Edward Robson Whitwell scala il magnifico Cimon della Pala, 3184 metri, con la guida ampezzana Santo Siorpaes e quella svizzera Christian Lauener. Dopo un tentativo dalla Val dei Cantoni, decidono di tentare dal lato di Paneveggio, sfruttando il ghiacciaio del Travignolo e arrampicandosi sul versante nord. Superano molte peripezie, ma, a dispetto della fama e dell’aspetto ardito del Cimone, non incontrano ostacoli eccezionali. 

L'equivoco del Cimon della Pala

La parte più aerea e impegnativa dell’ascensione è la traversata dalla finta cima a quella vera; la più divertente è la rielaborazione grafica nell’album di Elizabeth Tuckett, che inventa un gustoso racconto a matita. I pionieri del Cimone sperano di essere sulla vetta più alta del massiccio, che invece è la Cima Vezzana, 3192 metri, salita due anni dopo dal Freshfield e da Charles C. Tucker. Senza guide! 

 

È vero che non si tratta di una cima particolarmente difficile, ma l’idea di provare senza accompagnatore mostra il livello di confidenza e competenza degli esploratori britannici. In realtà è con loro un cacciatore, che appena si affaccia sui crepacci del ghiacciaio dichiara che quella non è “terra solida” e che la sua vita “vale più che la moneta”. Così gli inglesi continuano da soli, raggiungono la vetta e non sono affatto certi che sia la più alta. Anzi, fissando l’ometto di pietra innalzato dai predecessori sulla vicina e ardita cima del Cimone, continua a sembrargli superiore alla Vezzana. Anche perché lo dicono le mappe, sbagliando.