Endurance Italia, parte oggi il progetto di Barmasse

L'alpinista valdostano percorrerà l'Italia in un mese, salendo le 20 cime più alte di ogni regione. Il progetto è aperto: chiunque potrà accompagnare Hervé durante le tappe del suo viaggio a piedi e in bici

Il viaggio di Barmasse dovrebbe durare circa un mese © Hervé Barmasse

 

Il nuovo progetto di Hervé Barmasse si chiama Endurance - Italia ed è decisamente in rampa di lancio. Partirà infatti già oggi e sarà una sorta di “triathlon montano”, una sfida sportiva che coniuga alpinismo, ciclismo e trail running lungo tutta la penisola. 20 vette per 20 regioni, da salire e collegare possibilmente in un mese. E visto che l'avventura sportiva sarà vissuta interamente by fair means, con mezzi leali, per la guida alpina valdostana ci saranno anche alcuni giorni di navigazione insieme a Giovanni Soldini, che ha deciso di condividere con Hervé la parte “acquatica” dell'esperienza.

Un mese attraverso l'Italia

Come mai la partenza da Cala Gonone?

È il primo posto dove ho scalato in Sardegna ed è un luogo simbolo dell'arrampicata degli anni Duemila, anche se oggi, a differenza di allora, in estate è un quasi proibitivo arrampicare. Ma unisce ricordi personali, una tradizione collettiva e ancora oggi porto le mie figlie che sembrerebbero amare questo sport. Prima di andare per mare salirò fino a Punta La Marmora la vetta più alta della Sardegna, poi da Porto Corallo mi imbarcherò e con Soldini andremo fino a Capo d'Orlando. La prima tappa in numeri è di 225 chilometri in bici e una decina a piedi, per un totale di 4500 metri di dislivello.


Qual è la tua esperienza per mare?

La mia unica esperienza in barca a vela è stata la traversata oceanica Antigua-La Spezia che ho fatto proprio con Giovanni, sotto suo invito tramite messaggio, quando ero alle prese con il tentativo di ascensione invernale in stile alpino della parete Rupal del Nanga Parbat. Non era una barca qualsiasi, ma un trimarano da competizione, con i foil che ti portano a volare sull’acqua sino a 35 nodi. E siccome con Giovanni si passa subito ai fatti, sin dal primo giorno mi ha messo il timone in mano e ho fatto i turni come il resto dell’equipaggio. L'esperienza è stata incredibile. 


Concordi sul fatto che alpinismo e vela abbiano diversi punti in comune?

Arrivato a La Spezia ho pensato: wow! Potrei anche prendere in considerazione di cambiare vita e mettere da parte momentaneamente l'alpinismo. Su una barca sei un ospite del mare, di tutto quello che ti circonda, come lo sei in montagna. E l'alpinismo che piace a me, quello di esplorazione, ha molti punti di contatto con le grandi avventure che puoi vivere in barca.


Il programma del tuo progetto è molto fitto. Che margini hai sui tempi?

Stretti visti i numeri di questo viaggio, che si trasformano in una media di 200 chilometri al giorno e 3mila metri di dislivello da coprire. Gli unici ostacoli veri potrebbero essere il caldo per la parte in bici e sul Monte Bianco e Monte Rosa - in genere sulle Alpi- i temporali intensi. 

Una esperienza da condividere

Non sarai solo.

L'idea era di coinvolgere le persone e infatti chi vorrà potrà farne parte, annuncerò il percorso delle varie tappe sui miei social con due giorni di anticipo. Siamo tutti legati alle montagne di casa e chi vorrà potrà unirsi per una tappa o anche solo una parte di essa. Io cercherò di tenere il mio ritmo che non sarà veloce, anche per via della stanchezza, oltre che per risparmiare energia. Le nostre montagne hanno molto da raccontare ed è bello farlo insieme alle persone che le vivono quotidianamente.


Il Club Alpino Italiano sarà parte del progetto. In che modo?

Il CAI ha sempre cercato di divulgare e di fare conoscere la montagna in modo esteso, approfondito, ed è presente ovunque sulla nostra penisola con il compito di parlare di montagna come tradizione e cultura oltre che sport e attività outdoor. E questo progetto vuole arrivare alle persone nello stesso modo, condividendo bellezza e le storie che ci legano alla montagna e all’alpinismo. 


Questo progetto ti darà modo di scoprire posti nuovi?

Sono contento perché ci sono montagne che non avrei mai salito. La regione più pianeggiante è la Puglia, non sarei mai andato sulla sua cima più alta [il Monte Cornacchia, 1151 metri, ndr]. Ma il senso del progetto è anche questo: andare alla scoperta di luoghi meno frequentati dalla maggior parte degli alpinisti, raccontare aneddoti che altrimenti rimarrebbero fuori dalla narrazione di una montagna spesso troppo legata alle difficoltà tecniche che fanno preferire altre vette. È un modo per creare una connessione vera tra esseri umani e la montagna, la natura. Farlo con esclusivamente con le proprie forze è un dono perché mi permetterà di andare a una velocità, quella giusta, che serve per conoscere le cose davvero.


Che rapporto hai con la bici?

La usavo anni e anni fa come allenamento per le gare di sci alpino. Grazie alla Maratona delle Dolomiti, la gara amatoriale più importante d’Italia, l'ho riscoperta e negli ultimi cinque anni ne ho fatto un uso più continuativo. Ma non posso definirmi nemmeno un ciclista amatore perché normalmente ho nelle gambe 3.000-3.500 chilometri l'anno ma per questo progetto ho iniziato a seguire un percorso, ad allenarmi con continuità. D’altronde, la bici le devi conoscere bene perché in un progetto come questo, diventerà la tua compagna e sicuramente instaurerai un rapporto speciale. Avrò delle cose da dirle, anche se in certi momenti non solo per ridere e scherzare. 

La fatica come strumento

Tu credi nella fatica come forma di conoscenza autentica?

La montagna ti insegna molto, soprattutto in solitaria o attraverso la fatica. Diventa un percorso di conoscenza importante che ti regala la possibilità di pensare molto prima, durante e dopo su cosa desideri dalla vita, dalle esperienze, dalle amicizie e molti altri temi interessanti. Non è una fatica che ti segna, o meglio, che ti logora. Ti accompagna, è portatrice di saggezza.


Ci sono fatiche vissute che credi ti torneranno alla mente come un aiuto?

Io ho vissuto sempre molto bene la fatica, non mi è mai capitata quella del “non lo farò mai più”. È sempre una soddisfazione e per i super atleti - non io- credo che questo processo si amplifichi, perché tutto il mondo glielo riconosce. Ma dire: “ce l'ho fatta anche io”, ognuno con la propria fatica, è già la migliore ricompensa ed una soddisfazione che la vita regala a tutti, indistintamente da chi sei e cosa fai.


Hai chiesto consiglio o hai parlato con qualche grande atleta di endurance, come per esempio Kilian Jornet Burgada?

Io penso che non serva chiedere direttamente, basta guardare quello che ha fatto. Un atleta della sua portata in questo genere di cose è fuori scala. In States of elevation il consiglio lo ha dato a tutti: il segreto è essere lenti e continui ed è anche quello che punto a fare io. Trenta giorni non sono molti, ma il progetto è fattibile e al di là dei giorni, dei chilometri e dei metri di dislivello l'importante è farlo, al di là dei tempi.