Alberto Pirovano, vicepresidente CAI e numero uno dei Ragni tra il 2001 e il 2010
I Ragni in vetta al Cerro Torre: 13 gennaio 1974 © Archivio Ragni di Lecco
Casimiro Ferrari sul Cerro Torre nel 1974 © Archivio Ragni della Grignetta
Matteo Della Bordella sulla via del 'Miro' al Fitz Roy
I Ragni ai piedi del Fitz Roy nel 1976 © archivio Ragni di Lecco
In vetta all'Alpamayo © Archivio Ragni della Grignetta
© Foto dal sito Ragni di Lecco
Il gruppo © Archivio Ragni di Lecco
Riccardo Cassin a 78 anni sulla via aperta nel 1937 alla nord-est del Pizzo Badile
Alberto Pirovano ha già festeggiato con il maglione rosso dei Ragni della Grignetta le ricorrenze dei 50, 60 e 70 anni del gruppo: il mezzo secolo da novizio nel 1996 e 10 anni dopo come presidente, mentre nel 2016 era il numero uno del CAI di Lecco. Insomma, l'attuale vicepresidente nazionale del sodalizio ha vissuto quasi metà della storia di 80 anni degli alpinisti lecchesi con grande partecipazione e il suo sguardo sulla ricorrenza di quest'anno ha una notevole profondità storica, oltre che proporre una interessante prospettiva sul futuro.
I Ragni ieri e oggi
Cosa ha significato per te entrare nei Ragni, chi erano i tuoi riferimenti?
Era il 1996, i miei riferimenti erano ancora i Ragni storici, che avevo avuto modo di conoscere bene: Claudio Corti, Mariolino Conti, Pino Negri, Daniele Chiappa. In quei Ragni c'era ancora tutta la vecchia generazione: Dino Piazza, Walter Bonatti, Cassin. Al tempo Riccardo veniva ancora alle riunioni, partecipava attivamente, era una presenza importante. Entrai in un momento delicato: quell'anno perdemmo Lorenzo Mazzoleni a luglio, c'erano delle tensioni. Era anche un momento di difficile ricambio generazionale.
Solo cinque anni dopo sei diventato presidente e si è andati verso un cambio nella gestione del gruppo.
Ero già alla guida del gruppo giovanile, ma a 30 anni mi ritrovai presidente di Casimiro Ferrari, di Cassin e Bonatti, il che era un po' strano. Ma era un periodo in cui il ricambio alpinistico non era semplice. Dopo la morte di Lorenzo, nove tra i più forti erano usciti dai Ragni e in più c'era una questione tecnica, legata all'ammissione. Anche oggi non ti puoi candidare e devi avere tre garanti tra i soci, ma al tempo l'assemblea valutava anche il curriculum tecnico del candidato e le astensioni contavano come dei no. Per cui era anche difficile fare una valutazione per chi non aveva a che fare direttamente con il candidato di turno. Feci cambiare io quella norma, sotto la mia presidenza, con l'intento di aprire il gruppo all'esterno.
Sono anche arrivati alpinisti fortissimi da fuori: al tempo la cosa fece discutere, ma adesso quasi nessuno pensa più che sia sbagliato.
Credo che Matteo Della Bordella in tutto il mondo è conosciuto come un Ragno a tutti li effetti e infatti lo è, chi sa più che viene da Varese? Ma c'è di più: mi ricordo quando finanziammo una spedizione a Simone Pedeferri e al suo gruppo [Ogre Thumb, Karakorum, ndr], con il nostro Giuseppe Lafranconi come capo spedizione. Quando Simone tornò ci disse che aveva capito qual era il nostro spirito e che sarebbe stato onorato nel fare parte del gruppo. Ci fu un allargamento verso la Val di Mello e sono venute fuori tante cose buone. Al tempo si sentiva dire che i maglioni rossi erano un po' sbiaditi, oggi possiamo dire che quel maglione non vive certo di ricordi.
“Al tempo si sentiva dire che i maglioni rossi erano un po' sbiaditi, oggi possiamo dire che quel maglione non vive certo di ricordi”. Alberto Pirovano
Matteo Della Bordella ha portato un altro cambio importante.
Anche lui ha avuto le sue belle, tremende discussioni, ma aveva visione. Voleva che il gruppo fosse una squadra, che fosse percepito anche all'esterno come un team su cui puntare, su cui investire. La questione geografica obiettivamente era una cosa superata, perché i Ragni di Lecco sono soprattutto un patrimonio di conoscenze che si tramandano, di spirito di gruppo, di trasversalità. Oggi i Ragni numericamente forse sono un po' più di allora, ma soprattutto sono entrati i giovani, c'è stato ricambio.
I Ragni hanno avuto diversi presidenti giovani e con dei "vecchi" di uno spessore tale da mettere forse in soggezione.
Ma nella pratica non era così, il rapporto è sempre stato molto diretto, basato sull'aiuto. Cassin per esempio aveva non solo carisma, ma una grande intelligenza emotiva. Sapeva quando era il momento di dire la parola giusta, di sbloccare una situazione difficile.
I momenti più importanti
La salita del Cerro Torre del '74, per lo spirito di gruppo che ha mostrato, rimane l'impresa più iconica, anche se non la più importante sotto il profilo tecnico?
Quella via è stata salita in giornata da Dave Carman, tra l'altro Ragno ad honorem nel 2004, solo tre anni dopo la prima. Ma in un paio di anni la tecnica del piolet traction aveva rivoluzionato l'arrampicata, stavano arrivando i tempi di Gian Carlo Grassi, di quel tipo di alpinismo. Quella spedizione fu importante non solo perché arrivava nel solco di quelle del '69, del '70 e prima ancora di Bonatti e Mauri, ma perché davvero fu la vittoria del gruppo.
Ci furono altre spedizioni che vengono ricordate giustamente come storiche: la via al Fitz Roy di Casimiro nel 1976 - tra l'altro proprio Della Bordella ha poi fatto la prima libera, togliendo il materiale che era rimasto, un altro segno di come siamo tutti legati- o la spedizione al McKinley di Cassin e Airoldi, anche se fu una spedizione della Città di Lecco. Ma nel nostro statuto la frase che il gruppo permette di raggiungere gli obiettivi preclusi ai singoli trova nella spedizione del 1974 la sua massima espressione alpinistica.
“Nello statuto dei Ragni c'è scritto che il gruppo permette di raggiungere gli obiettivi preclusi ai singoli e questo assunto trova nella spedizione del 1974 la sua massima espressione alpinistica”.
In questo momento storico vediamo che i giovani alpinisti francesi stanno spingendo moltissimo, favoriti forse anche da una geografia che li ha portati a concentrarsi in una zona ben precisa. A noi forse manca quello, ma i gruppi alpinistici possono fare molto per aggregare.
Sono molto contento che si inizi a capire questa cosa e venendo al CAI, l'Eagle Team è una esperienza che sta dando i suoi frutti. Quando mi sono insediato e ho detto che vorrei il Club Alpino Italiano di nuovo come la casa degli alpinisti, qualcuno mi ha guardato come se dicessi l'ovvio. E invece bisogna rendersi conto che bisogna darsi da fare, non si può vivere di ricordi. Con i giovani e anche finanziando le spedizioni si può fare molto, perché i ragazzi hanno bisogno dei loro miti. Anche noi vedevamo le serate di Patrick Edlinger e la cosa ci muoveva a impegnarci. Poi sono pochissimi quelli che riescono a raggiungere certi livelli, ma intanto avere delle spedizioni importanti, sostenute dal CAI, permette di smuovere i giovani.
Che strada devono seguire i Ragni in futuro?
I Ragni sono passati attraverso l'epoca immediatamente successiva l'epopea del sesto grado, hanno vissuto in parte il boom dell'artificiale, quindi la stagione delle grandi invernali e via così. L'alpinismo cambia, non bisogna fermarsi e guardare al nuovo con eccesso di critica. Iris Bielli veniva dalle gare, dall'arrampicata sportiva, ma dalla falesia si è avvicinata alle grandi vie. Poteva fare Il Pesce con Giacomo Mauri, ma ha deciso di aspettare per andare a farla quando e se potrà, con la certezza delle sue forze, puntando all'obiettivo di farla a vista. Intanto però studia, impara, è stata in Marmolada con Giordani e Della Bordella su una via nuova. Tornando alla forza del gruppo, la frase che è contenuta nello statuto inizialmente aveva soprattutto un risvolto economico: si univano le scarse finanze per riuscire a mettere insieme i soldi per comprare corda e chiodi. Poi è diventata la forza del gruppo per riuscire a portare a termine certe imprese alpinistiche. Oggi va intesa soprattutto come un patrimonio di conoscenze da condividere: fare gruppo per andare lontano.