Parità di genere nel CAI: focus su linguaggio, regolamenti e accesso ai ruoli

Il gruppo di lavoro del Club Alpino Italiano, coordinato da Mediamo area sostenibilità, ha individuato i temi su cui intervenire. Ipotesi di sperimentazione nella commissione centrale per l’escursionismo e il cicloescursionismo. Valentina Minarini: "L'esempio delle donne già impegnate nei ruoli può aiutare"
Un momento del primo incontro © Valentina Minarini

 

La parità di genere all'interno di una organizzazione è un obiettivo che si può raggiungere attraverso un approccio che combina innanzitutto ascolto, per poi declinarsi in una serie di risposte che vanno a investire il linguaggio, la formazione e le norme che regolano la vita sociale.

Un percorso pluriennale

Il CAI ha scelto di dare attenzione al tema con un orientamento strutturato a partire già dal 2023, con una delibera che investe tutto il sodalizio nel raggiungimento degli obiettivi previsti dall'agenda 2030. Prima con l'istituzione di una commissione e recentemente, con due incontri tenuti dalla società Mediamo area sostenibilità. I lavori si sono tenuti a margine dei consiglio direttivo centrale di Sulmona e Milano (25/09 e 10/10) e hanno permesso innanzitutto di individuare in concreto le aree su cui lavorare.


La presenza di una società esterna, che inizialmente ha esaminato i questionari realizzati nel 2024 GenerazioneCAI, questionario CAI sulla parità di genere e poi ha guidato i tavoli di confronto con i soci CAI, ha permesso un approccio libero da condizionamenti derivanti dalla storia e dalle dinamiche interne al Club Alpino Italiano. I lavori sono stati declinati in formazione, workshop di gruppo ed elaborazione di contenuti e proposte.


Tra le tematiche che sono emerse come di maggiore importanza, la necessità di un cambiamento nel linguaggio utilizzato nei documenti e negli strumenti della vita associativa, un accesso ai ruoli e un loro mantenimento meno difficoltoso per il genere femminile, una formazione sulla parità di genere obbligatoria nel conseguimento dei titoli.

Il linguaggio

Come emerso anche dal resoconto dei due incontri "il linguaggio utilizzato nei documenti CAI è fortemente influenzato dalla tradizione giuridica e ancora declinato al maschile - evidenzia Valentina Minarini, di Mas-. Dal confronto è emersa l’opportunità di proseguire la revisione del linguaggio non solo nello statuto e nei regolamenti, ma anche nei documenti e negli strumenti di uso quotidiano, come la tessera associativa e la modulistica sezionale. È stato inoltre sottolineato come il percorso sull’inclusione possa progressivamente ampliare lo sguardo oltre il solo binarismo di genere, anche se questo è un obiettivo che presumibilmente potrà essere raggiunto più avanti".

 

“È emersa l’opportunità di proseguire la revisione del linguaggio non solo nello statuto e nei regolamenti, ma anche nei documenti e negli strumenti di uso quotidiano” Valentina Minarini

Le donne nei ruoli

Dal confronto è emerso inoltre come la rappresentanza dei ruoli all'interno del CAI sia ancora sbilanciata verso il genere maschile, con un rapporto di circa 5 a 1. Un risultato che è il combinato non solo di una distribuzione degli impegni familiari ancora sbilanciato a gravare sulle donne, ma anche come un "autosabotaggio delle donne in primo luogo, che tendono a svalutare le proprie capacità, anche fisiche, o la possibilità di trovare una soluzione a conciliare la vita associativa, gli impegni di lavoro e familiari".

 

In questo senso, sarà prezioso il rafforzamento positivo derivante dalla condivisione delle esperienze vissute dalle donne che hanno già ruoli di responsabilità all'interno del CAI. La ragionevole speranza è che l'esempio e il sostegno "di chi è riuscito a trovare nel concreto un modo per fare coesistere i vari aspetti nel quotidiano faccia prendere coraggio alle donne nel CAI per farsi avanti".

La formazione

Il secondo laboratorio in particolare ha lavorato sulle modalità con cui rendere la formazione sulla parità di genere più capillare e accessibile alla base associativa. Le proposte sono andate nella direzione di utilizzare i percorsi formativi già esistenti (corsi obbligatori per titolati/e) e di dotare le persone formate di strumenti che consentano di trasferire i contenuti nelle proprie realtà di riferimento. In altre parole, se la formazione per i "vertici" diventa obbligatoria, investendo un numero limitato di persone con responsabilità, si ritiene poi più facile che a cascata le competenze acquisite possano venire trasmesse all'interno della vita sociale.

Un progetto pilota

Come tradurre tutto questo in una sperimentazione da testare sul campo, per poi arrivare ad allargare l'esperienza a tutto il sodalizio? Tra le possibilità emerse, la più forte riguarda l’attività della commissione centrale per l’escursionismo e il cicloescursionismo, impegnata nella predisposizione della propria formazione obbligatoria. 

 

È stata ipotizzata la possibilità di sviluppare, in collaborazione con la commissione per la parità di genere, la scuola centrale di escursionismo e MAS, un corso dedicato a stereotipi e inclusione da replicare presso gli “Otto”, fino a un massimo di 12 sessioni. L’esperienza potrebbe costituire un progetto pilota utile per valutare una successiva estensione ad altre scuole e strutture formative del CAI.