Valli anti-frana a Cervinia, il Comune: nessun favore allo sci

Il progetto principale verrà realizzato da Cervino spa, controllata della Regione. L'amministrazione smentisce le voci di corsie preferenziali legate alla contestuale realizzazione degli impianti di risalita. L'opposizione approva. "Situazione di pericolo, giusto intervenire"


Breuil-Cervinia sceglie di proteggersi da frane e alluvioni con quattro valli, e lo fa di concerto con l’adeguamento della cartografia comunale del comune di Valtournenche relativa proprio al rischio idrogeologico, approvata all'unanimità il 27 agosto scorso. La revisione era necessaria anche per procedere con l'iter dell'impianto di risalita Cervino The One, la nuova cabinovia trifune che collegherà Breuil-Cervinia con Plateau Rosa, a 3.480 metri di quota. La nuova cartografia, spiega Roberto Avetrani, capogruppo dell’opposizione comunale che ha votato compatta a favore della modifica delle carte, è “la presa d’atto di un pericolo”, ma anche “un atto dovuto, non solo per prendere atto di una situazione, ma anche perché è premessa per poter poi siglare l’accordo di programma”. In ballo, dunque, c'è la futura protezione dell'abitato dal rischio idrogeologico, ma anche l'accordo di programma del nuovo impianto a fune, cioè il documento necessario per procedere con la costruzione del nuovo impianto di risalita. 

Dal comune, però, smentiscono categoricamente le voci che parlavano di una speculazione economica relativa proprio al futuro impianto da sci. Il vicesindaco di Valtournenche, Massimo Chatrian, spiega: “L’accordo di programma per il nuovo impianto è in fase di definizione, e sarà reso pubblico non appena verrà terminata la progettazione delle opere. Il vallo è una precauzione ‘in più’ che è stata richiesta per mettere in sicurezza il paese, già abbastanza sicuro, visti anche i cambiamenti climatici. Lì c’era già un rischio frana, e gli studi più recenti ci hanno ‘obbligati’ a costruire il vallo, ma è dal 2013 che questa opera di difesa è in fase di valutazione. Sarà la regione a pagare l’opera di protezione, progettata dalla Cervino S.p.A.”, aggiunge. 

Le informazioni disponibili sul progetto 

Gli studi citati riguardano la frana di Fallinère, il cui volume complessivo, nella relazione del 2018, veniva quantificato in 360mila metri cubi di massa in movimento. Una minaccia – secondo l’ultimo aggiornamento cartografico – che interessa parte dell’abitato di Breuil-Cervinia, il parcheggio della funivia e la stazione a valle dell’impianto. Per i dettagli tecnici del progetto, però, sarà necessario aspettare la definizione dell'accordo di programma. Quel che si sa, ad ora, è che il primo troncone dell'impianto sostituirà l'ovovia attualmente in funzione fino a Plan Maison, inaugurata nel 1986, permettendo di superare le frequenti interruzioni del servizio causate dal vento. Il secondo troncone, spiega il vicesindaco, proseguirà invece fino a Plateau Rosa con quattro piloni dall'abitato di Breuil-Cervinia fino ai 3.480 metri della stazione a monte, con una portata massima di 3.000 persone l'ora: “Da Plan Maison eguiremo il tracciato degli impianti del 1936, i cui ruderi delle stazioni sono stati smantellati quest'anno”, descrive. Rimarranno in funzione, invece, l'ovovia a 12 posti che collega Plan Maison a Cime Bianche Laghi e la funivia da 120 posti che collega quest'ultima località alla vetta. 

Dal punto di vista ambientale, quella zona è così tanto antropizzata che l'importante è rendere efficienti le strutture già presenti sul territorio anziché costruirne di nuove" . Marco Bonelli

Un'opinione favorevole in merito al nuovo progetto, inoltre, arriva da Marco Bonelli, presidente del CAI Valle d'Aosta, che condivide la necessità di mantenere in efficienza e sicurezza gli impianti già esistenti: “L’impianto è un investimento atteso e sperato da molti anni, poiché quello precedente aveva bisogno di essere rinnovato. Il fatto che con le moderne tecnologie sia più capiente e più veloce ha sicuramente dei vantaggi, come CAI Valle d’Aosta siamo contenti che quello che c'è venga mantenuto efficiente e sicuro, che è la priorità assoluta. Dal punto di vista ambientale, bisogna anche pensare che quella zona è così tanto antropizzata e interessata da infrastrutture che l'importante è rendere efficienti quelle che sono già presenti sul territorio anziché costruirne di nuove. Sul vallo, invece, è importante che vengano costruite opere a difesa della popolazione che vive a ridosso della montagna e che vive di turismo. Oggi, infatti, i cambiamenti climatici rendono meno sicuro quello che una volta lo era. Speriamo che gli enti locali siano sempre più sensibili alla cura del territorio e a fare prevenzione, proteggendo le zone di media montagna dagli effetti di eventi atmosferici sempre più violenti”, dichiara. 

I quattro valli previsti 

Ed è proprio sul fronte della protezione del centro abitato dagli eventi alluvionali che, in totale, Cervinia potrà fare affidamento su ben quattro valli, uno dei quali sarà strettamente collegato al nuovo impianto e alle vicine aree abitate: “Cervino S.p.A. studiava la frana di Fallinère con geologi e ingegneri da oltre dieci anni, abbiamo preso la palla al balzo con la realizzazione della nuova funivia – afferma Chatrian –. La costruzione della stazione a valle non verrà avviata prima di un paio d’anni nonostante il progetto esista già, quindi c’è ancora tempo. Il vallo è stato presentato in intesa tra comune, società e regione e sarà soprattutto una sicurezza in più per l’abitato. Anche perché, oltre al vallo in questione, ne sono già stati progettati altri tre che partiranno nel 2027”, descrive il vicesindaco. Le nuove vasche di contenimento, spiega, verranno costruite in tre punti distinti: “Verranno realizzate dove è partita l'alluvione nel 2023, cioè una subito sotto il Cervino, una a metà della pista numero cinque e una sopra l'abitato di Cervinia”, aggiunge, spiegando come saranno in questo caso fondi statali e la protezione civile a coprire le spese di realizzazione. “Verranno costruiti dei muri di contenimento, come una scarpata, con dei salti che cercheranno di bloccare non solo l'acqua, ma soprattutto il materiale diretto verso il centro abitato in caso di piogge torrenziali”, precisa Chatrian.

Le considerazioni sulla velocità di esecuzione del progetto

Il progetto, nelle scorse settimane, ha attirato alcune polemiche in merito alla rapidità con la quale la carta del rischio idrogeologico era stata modificata dal consiglio comunale, attribuendo la celerità della modifica al ritorno economico del nuovo impianto di risalita. Un’ipotesi messa in relazione (in chiave negativa) con le modalità di gestione delle conseguenze dell’alluvione del 2024, alla quale era seguita una smentita ufficiale da parte del comune di Valtournenche: “Si tratta di un aggiornamento che riguarda il quadro complessivo del rischio nell'abitato, e non soltanto l'area interessata dal nuovo impianto”, si legge nel comunicato. Di concerto, anche la sindaca Elisa Cicco aveva ribadito di aver “convenuto con la regione di realizzare, contestualmente alla costruzione del nuovo impianto di risalita, la cui ipotizzata partenza insiste in quella zona, un vallo a protezione dell’abitato”. 

Un sodalizio sul quale torna anche Chatrian: “Il comune ha tutto l’interesse a preservare l’incolumità del territorio e dei suoi abitanti, e non è contro quello che fa la Cervino o meno, perché noi lavoriamo in totale sinergia con regione e società impianti. La sicurezza non si programma per interessi economici, se non fosse stata la società Cervino ma altre strutture ad avere bisogno di adeguata sicurezza avremmo provveduto anche in quel settore”, dichiara.

I vincoli burocratici dopo l’alluvione

In merito alle prospettive da adottare a difesa dell'abitato, invece, Avetrani commenta: “Crediamo che gli studi e le successive opere di mitigazione necessarie dovranno tenere conto della complessità della situazione generale, e che siano perciò adeguate a dare risposte durature nel tempo per garantire almeno la sicurezza degli insediamenti esistenti, con particolare riguardo ai tempi di realizzazione che come spesso accade si allungano oltre il ragionevole”, aveva dichiarato l’opposizione al momento del voto, chiedendo di velocizzare anche le azioni a tutela della zona di Cielo Alto e degli altri luoghi colpiti dall'evento di due anni fa.

Il territorio, infatti, ha già dimostrato grosse fragilità come durante l'alluvione del 2024, con ingenti danni al centro abitato e interventi di mitigazione ritenuti in alcuni casi non celeri. Considerazioni alle quali il vicesindaco risponde attribuendo le responsabilità al procedimento burocratico dietro a questo tipo di eventi: “L’iter è partito dalla protezione civile, poi è passato al Mase [il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, ndr.] per il reperimento dei fondi – spiega Chatrian –. Poi si sono susseguite tantissime altre emergenze in tutta Italia, come in Emilia-Romagna, e in tante altre zone dove purtroppo ci sono state anche delle vittime, e l’iter burocratico si è bloccato. La regione è intervenuta su alcuni aspetti, ma aspettavamo fondi statali e studi per capire come procedere, purtroppo i tempi sono sempre lunghissimi in questi casi. L'acquedotto, ad esempio, del quale si aveva urgente necessità, è stato ricostruito immediatamente”, conclude. 

Manutenere e migliorare ciò che c'è già 

Ma l’appello dell’opposizione, al netto del singolo caso, guarda alla situazione in chiave più ampia: “Bisogna iniziare a guardare agli eventi con un approccio generale e coordinato. Noi abbiamo detto che prima viene il costruito, cioè quei luoghi in cui le famiglie hanno messo la loro vita, i loro risparmi e le loro attività. Che siano o meno in zona rossa, occorre tutelarle”, aggiunge il capogruppo. “Ben venga, ad ogni modo, la fretta correlata alla realizzazione degli impianti se poi contribuisce a mettere in sicurezza tutto il resto. Gli impianti di risalita sono ancora una realtà importante per noi, la situazione [climatica, ndr.] sembra che stia precipitando più velocemente di quello che pensiamo, ma a 2000 metri lo sci è ancora una realtà importante che tiene in piedi mezza valle”, spiega Avetrani, dichiarando il favore della minoranza consiliare in caso di “situazioni di recupero di vecchi impianti e di miglioramento della situazione attuale. Semmai, possiamo essere contro quelli inutili, dato che ne stanno chiudendo decine l’anno”, conclude Avetrani. 

"Questa nuova linea rende sempre più marginale l’idea di un eventuale collegamento verso la Monte Rosa ski area”. Marcello Dondeynaz

Una prospettiva condivisa anche dal presidente del comitato Ripartire dalle Cime Bianche, Marcello Dondeynaz, che si batte invece per proteggere il confinante Vallone delle Cime Bianche da un ulteriore progetto di collegamento funiviario tra la Monte Rosa ski area e Cervinia: “Questa nuova linea funiviaria era necessaria, perché si tratta di sostituire impianti ormai obsoleti. Quello che si può dire è che ci hanno anche messo troppo tempo, nel senso che sono più di 5 anni che il consigliere di amministrazione della Cervino spa solleva questa esigenza. Erano partiti da un preventivo attorno ai 110 milioni di euro, siamo arrivati a 200 milioni. Questo fa un po' la differenza sul piano dei costi, e ci dice anche quanto sono lievitati i costi per rinnovare gli impianti di risalita negli ultimi anni. L'altra considerazione che si può fare, è che questa nuova linea rende sempre più marginale l’idea di un eventuale collegamento verso la Monte Rosa ski area”, afferma.