Prima regola per contrastare la cinetosi è guardare fuori dal finestrino © Vika Glitter - Pexels
Le strade di montagna rappresentano naturalmente un terreno particolarmente favorevole allo sviluppo di cinetosi © Duc Tinh Ngo - Pexels
Imparare a riconoscere la fase iniziale della cinetosi consente di intervenire quando il disturbo è ancora contenuto. © Matheus Bertelli - Pexels
Uno stile di guida il più possibile fluido può aiutare © Byluke Miller - Pexels
Una sosta permette di interrompere temporaneamente lo stimolo responsabile della cinetosi e spesso fa diminuire il malessere © PexelsIl mal d'auto, o più propriamente cinetosi, è tutt'altro che raro nei bambini. Può comparire durante i viaggi in automobile, ma lo stesso fenomeno può verificarsi anche su altri mezzi in movimento. Le strade di montagna, con la loro successione di curve, accelerazioni e decelerazioni, rappresentano naturalmente un terreno particolarmente favorevole.
Quando occhi e orecchio interno non vanno d'accordo
Il nostro cervello ricostruisce continuamente la posizione e il movimento del corpo utilizzando informazioni provenienti da diversi sistemi, tra cui la vista e l'apparato vestibolare dell'orecchio interno. Durante un viaggio in automobile può, però, accadere qualcosa di curioso. Il bambino seduto sul sedile posteriore percepisce attraverso l'apparato vestibolare che il corpo sta accelerando, frenando e cambiando continuamente direzione. Se nello stesso momento sta leggendo o guardando uno schermo, gli occhi sono invece concentrati su qualcosa che, rispetto a lui, appare sostanzialmente fermo.
Imparare a riconoscere la fase iniziale della cinetosi consente di intervenire quando il disturbo è ancora contenuto. © Matheus Bertelli - PexelsAl cervello arrivano quindi informazioni discordanti: è il cosiddetto conflitto sensoriale, il meccanismo più accreditato per spiegare la cinetosi. Non tutte le età sono ugualmente vulnerabili. I bambini molto piccoli sono relativamente resistenti fino a circa due anni; successivamente la suscettibilità aumenta, raggiungendo il massimo indicativamente tra i 7 e i 12 anni, per poi generalmente diminuire durante l'adolescenza e l'età adulta.
Esistono, inoltre, grandi differenze individuali: alcuni bambini possono affrontare tranquillamente una successione infinita di tornanti, mentre ad altri bastano poche curve per iniziare a stare male.
L’emesi è l'ultimo avvertimento, non il primo
Uno degli errori più comuni è accorgersi del mal d'auto soltanto quando il bambino riferisce nausea intensa o manifesta episodi di vomito. In realtà il corpo manda spesso diversi segnali prima di arrivare a quel punto. Il bambino può diventare improvvisamente pallido, iniziare a sbadigliare, presentare sudorazione algida, aumento della salivazione, sonnolenza, malessere, vertigini o mal di testa. Può diventare insolitamente silenzioso o perdere interesse per ciò che stava facendo. Con il proseguire del viaggio compaiono poi nausea e, infine, vomito. Imparare a riconoscere la fase iniziale consente di intervenire quando il disturbo è ancora contenuto. Se il bambino che fino a cinque minuti prima chiacchierava senza sosta diventa improvvisamente pallido e silenzioso, quindi, può essere il momento giusto per chiedergli come si sente.
Prima regola: guardare fuori
Le strategie comportamentali rappresentano il primo intervento da provare, soprattutto nei bambini. L'obiettivo è ridurre per quanto possibile il conflitto tra ciò che il corpo percepisce e ciò che gli occhi vedono. Compatibilmente con la posizione imposta dai sistemi di ritenuta e senza modificare in alcun modo le regole di sicurezza in auto, è quindi utile incoraggiare il bambino a guardare fuori, possibilmente lontano e nella direzione di marcia. Per i bambini predisposti, leggere, utilizzare smartphone e tablet o giocare con una console portatile durante il viaggio può favorire o peggiorare il mal d'auto. Mantenere lo sguardo concentrato su un libro o su uno schermo vicino mentre l'apparato vestibolare percepisce il movimento dell'automobile accentua infatti la discordanza tra le informazioni sensoriali.
Prima regola per contrastare la cinetosi è guardare fuori dal finestrino © Vika Glitter - PexelsMeglio scegliere musica, conversazioni, giochi da fare a voce o audiolibri per ingannare il tempo. L'esposizione a immagini in movimento molto coinvolgenti può inoltre provocare, anche indipendentemente dall'auto, una vera e propria cinetosi visivamente indotta. Anche uno stile di guida il più possibile fluido può aiutare. Se compaiono i primi sintomi e le condizioni lo consentono, una sosta permette di interrompere temporaneamente lo stimolo responsabile e spesso fa diminuire il malessere.
Aria fresca e pochi odori
Un abitacolo fresco e ben ventilato è generalmente meglio tollerato di un ambiente caldo e carico di odori. Quando la nausea è già iniziata, profumi intensi, fumo, deodoranti per automobile e odori di cibo possono aumentare il disagio. Meglio quindi mantenere una temperatura confortevole e, quando possibile, favorire il ricambio dell'aria. Soprattutto è utile insegnare al bambino predisposto a comunicare i primi sintomi appena compaiono: aspettare stoicamente fino al limite raramente porta a qualcosa di buono.
Meglio partire a stomaco vuoto?
È una delle strategie più intuitive: se il bambino tende a vomitare, meglio non dargli niente da mangiare. Non è necessario, però, sottoporlo a un lungo digiuno preventivo. Prima del viaggio è più ragionevole evitare pasti molto abbondanti, ricchi di grassi o difficili da digerire e preferire qualcosa di leggero e semplice, soprattutto quando sappiamo che ci aspettano molte curve. Anche durante il tragitto può essere utile avere a disposizione acqua e piccoli snack. L'obiettivo non è avere uno stomaco completamente vuoto, ma evitare di aggiungere una digestione impegnativa agli stimoli che già favoriscono la nausea.
Le strade di montagna rappresentano naturalmente un terreno particolarmente favorevole allo sviluppo di cinetosi © Duc Tinh Ngo - PexelsE se tutto questo non basta?
Per alcuni bambini particolarmente suscettibili le strategie comportamentali possono non essere sufficienti, soprattutto durante viaggi lunghi o su percorsi che sappiamo già essere problematici. Esistono farmaci utilizzati nella prevenzione della cinetosi, in particolare alcuni antistaminici di prima generazione, come il dimenidrinato. Le evidenze disponibili negli adulti indicano una certa efficacia preventiva, ma i dati specificamente pediatrici sono sorprendentemente limitati. Possono inoltre provocare sonnolenza e, in alcuni bambini, paradossalmente agitazione. Per questo i farmaci non dovrebbero diventare automaticamente la prima risposta al mal d'auto né essere adattati artigianalmente dalle formulazioni per adulti. Età, formulazione e dosaggio devono essere appropriati al singolo prodotto e, soprattutto nei bambini più piccoli o quando il problema è importante, è opportuno confrontarsi con il pediatra. Il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) raccomanda espressamente prudenza nell'impiego dei farmaci anticinetosici in età pediatrica.
Zenzero, braccialetti e dintorni
Il mal d'auto possiede naturalmente anche un vastissimo repertorio di rimedi tradizionali e “naturali”. Lo zenzero è tra quelli maggiormente studiati e alcuni dati suggeriscono un possibile effetto sulla nausea, ma le evidenze scientifiche in età pediatrica non consentono di considerarlo una soluzione sicuramente efficace. Anche per i comuni braccialetti da acupressione le prove disponibili non consentono di attribuire loro la stessa efficacia delle strategie comportamentali. Possono quindi essere utilizzati da chi ne trae beneficio, ma senza dimenticare che “naturale” non significa automaticamente dimostrato o adatto a qualunque età.
Uno stile di guida il più possibile fluido può aiutare © Byluke Miller - PexelsQuando, forse, non è soltanto mal d'auto
La cinetosi presenta generalmente una storia piuttosto riconoscibile: i disturbi compaiono durante l'esposizione al movimento, aumentano se questa continua e tendono a migliorare quando il movimento termina. Un bambino che sta bene nella vita quotidiana ma diventa pallido e nauseato ogni volta che affronta una strada piena di curve racconta quindi una storia abbastanza tipica. Merita invece parlarne con il pediatra quando nausea, vertigini o vomito compaiono anche al di fuori dei viaggi, quando sono associati a cefalea importante o altri sintomi insoliti, quando il disturbo è particolarmente intenso e frequente oppure quando compare improvvisamente in un bambino che prima viaggiava senza alcuna difficoltà.
La montagna può aspettare cinque minuti
Quando abbiamo programmato un'escursione, è facile considerare il viaggio in automobile semplicemente come il tratto da percorrere prima che inizi la giornata. Per un bambino che soffre di cinetosi, invece, la giornata è già cominciata.
Una sosta permette di interrompere temporaneamente lo stimolo responsabile della cinetosi e spesso fa diminuire il malessere © PexelsPartire con qualche minuto di anticipo permette di guidare con maggiore tranquillità e fermarsi quando serve senza trasformare ogni sosta in una corsa contro l'orologio. Le strategie comportamentali (ed eventualmente farmacologiche) sopracitate permettono di modificare grandemente l’arrivo, consentendo al bambino di scendere dall’auto con ancora la voglia di mettersi lo zaino sulle spalle.
Del resto si sa: “Chi ben comincia è a metà dell’opera”.