Il gruppo al completo durante l'acclimatamento © Archivio Aquile di San Martino (Of Projects)
La platea gremita durante la serata dello scorso 16 maggio, a ricordo della spedizione del 1976 delle Aquile di San Martino al Dhaulagiri
Luciano Gadenz con uno sherpa durante l''attacco' finale © Archivio Aquile di San Martino (Of Projects)
Silvio Simoni in vetta al Dhaulagiri, il 4 maggio 1976 © Archivio Aquile di San Martino (Of Projects)
Giampaolo Zortea in vetta al Dhaulagiri, il 4 maggio 1976 © Archivio Aquile di San Martino (Of Projects)
Le Aquile partecipanti alla spedizione del 1976 durante la serata in ricordo del cinquantenario. Da sinistra a destra: Giampaolo Zortea e Silvio Simoni, in vetta al Dhaulagiri, Luciano Gadenz, Gian Paolo Depaoli e Gian Pietro Scalet. © Linda Scalet
Camillo De Paoli e due sherpa fra il campo 2 e il campo 3 del Dhaulagiri © Archivio Aquile di San Martino (Of Projects)
Vita quotidiana al campo © Archivio Aquile di San Martino (Of Projects)
Le Aquile appartenenti alla spedizione durante i festeggiamenti © Archivio Aquile di San Martino (Of Projects)
I maestri di sci della valle accolgono a Fiera di Primiero i conquistatori del Dhaulagiri © Archivio Aquile di San Martino (Of Projects)
Sul palco durante la serata del 16 maggio, da sinistra a destra, Giampaolo Zortea e Silvio Simoni, in vetta al Dhaulagiri, Luciano Gadenz, Gian Paolo Depaoli e Gian Pietro Scalet con le rispettive nipotine. © Linda Scalet
Prima del 4 maggio 1976 soltanto tre spedizioni erano riuscite a mettere piede sulla vetta del Dhaulagiri, settima montagna più alta della terra. Dopo quella austriaca di Kurt Diemberger nel 1960, si era infatti dovuto attendere più di un decennio prima che i giapponesi guidati da Tokufu Ohta e Shoji Imanari e gli americani capitanati da James Morrisey ripetessero con successo, rispettivamente nel 1970 e nel 1973, la cresta nord-est che aveva arriso ai primi salitori. Si trattava, in tutti e tre i casi, di spedizioni ben finanziate e strutturate, formate in buona parte da alpinisti professionisti.
Il 4 maggio 1976, invece, a calcare gli 8.167 metri del Dhaulagiri furono due guide alpine italiane, Giampaolo Zortea e Silvio Simoni, entrambi appartenenti ad una spedizione rocambolescamente organizzata da Renzo Debertolis e capace di ospitare fra i suoi ranghi ben otto ‘Aquile di San Martino’ su dodici partecipanti.
Le Aquile di San Martino, una storia lunga 145 anni
Fra i più antichi e longevi gruppi di guide alpine al mondo, le Aquile di San Martino erano nate nel 1881 in Primiero, nel Trentino orientale, dalla lungimirante intraprendenza di Michele Bettega, Bortolo Zagonel, Antonio Tavernaro e Giuseppe Zecchini.
Nonostante a Chamonix e Courmayeur, fra il 1821 e il 1850, i primi sodalizi di guide avessero già visto gradualmente la luce, il fatto che anche in una vallata così periferica come il Primiero, perlomeno se paragonata alla vicina Val di Fassa o alle Dolomiti ampezzane, le guide alpine fossero particolarmente attive e propositive potrebbe stupire in molti. Fu il richiamo delle Pale e delle loro crode spesso inviolate a stimolare le fantasie e i viaggi dei primi visitatori, soprattutto stranieri. E di fronte alle loro richieste sempre più frequenti di accompagnarli attraverso quelle conquiste, il desiderio di organizzarsi in un gruppo coeso di guide alpine diede avvio ai 145 anni di storia che le Aquile possono tutt’oggi vantare.
Non solo Dolomiti
Che a farla da padrone nell’attività alpinistica del gruppo non fossero solamente le Dolomiti lo suggerivano già, fra fine Ottocento e inizio Novecento, gli stessi Bettega e Zagonel, spesso ospitati in Inghilterra dai propri soddisfatti clienti, in viaggi più di piacere che alpinistici e certamente diversi rispetto a quello che vide le Aquile partire per l’Himalaya a metà anni Settanta.
L’avventura del 1976 era in realtà nata quasi per caso nel novembre dell’anno prima, quando l’alpinista veneto Francesco Santon, reduce dalla conquista del Nevado Huandoy nella Cordillera Blanca, propose a Renzo Debertolis, guida alpina appunto di San Martino di Castrozza, di sfruttare il suo permesso nepalese, in scadenza nel maggio successivo, per organizzare una spedizione. La risposta positiva dell’intera compagine primierotta non si fece attendere e i preparativi coinvolsero non soltanto le otto Aquile partecipanti ma anche lo stesso Francesco Santon, il forte Luigino Henry di Courmayeur – che sarebbe scomparso sull’Annapurna l’anno seguente – e un giovane Sergio Martini, alla sua prima esperienza himalayana.
Un sogno collettivo
Ma ad essere compartecipe della spedizione fu soprattutto la comunità del Primiero. “Ricordo che a Kathmandu abbiamo dovuto firmare e spedire circa 4.000 cartoline, per ringraziare ognuno dei compaesani che aveva voluto darci un aiuto, anche economico”. A dirlo, nel docufilm presentato in anteprima lo scorso 16 maggio all’Auditorium Intercomunale di Primiero in una serata organizzata in collaborazione con l'Apt San Martino di Castrozza, Primiero e Vanoi, è Luciano Gadenz. Con lui, partiti da Milano-Linate e atterrati nella capitale nepalese il 25 febbraio 1976, anche i fratelli Camillo e Gian Paolo Depaoli, Gian Pietro Scalet ed Edoardo Zagonel, oltre ai già citati Silvio Simoni e Giampaolo Zortea, i due che raggiunsero infine la vetta, e al capo spedizione Renzo Debertolis. “Il contributo della popolazione non fu soltanto finanziario ma anche, e prima di tutto, umano: i bambini venivano invitati dalle scuole a scrivere dei temi sull’impresa e tutti erano curiosi di avere nostre notizie dal Nepal”.
Intanto, in Nepal, l’incontro con la popolazione locale fu estremamente positivo, tant’è che a cinquant’anni di distanza le Aquile ricordano ancora con piacere la grande ospitalità che aveva caratterizzato quei momenti. L’impatto con le maestose cime himalayane si rivelò decisamente più scioccante, ma allo stesso tempo lo spirito cameratesco e il desiderio di esplorare qualcosa di mai visto prima ebbero la meglio su ogni timore.
Cronache di un’ascensione
Allestito il campo base il 23 marzo, tutti i componenti della spedizione – nonostante le avverse condizioni meteo, che sarebbero perdurate a lungo – iniziarono la loro salita, superando i seracchi del ghiacciaio, ponendo le corde fisse e preparando i campi alti che avrebbero poi permesso la conquista della vetta. L’ascesa, durante tutto il mese di aprile, proseguì con quotidiane nevicate e bufere di neve, e portò gli alpinisti dai 4.610 metri del campo base ai 7.100 del campo 4, grazie all’alternanza continua dei vari componenti della squadra. Un lavoro estenuante, che logorò le forze di parecchi, tant’è che ai 7.530 metri del campo 5 giunse infine una sola cordata, formata da Luciano Gadenz, Silvio Simoni e Giampaolo Zortea.
L’‘attacco’ finale alla vetta avvenne infine il 4 maggio. “A circa 7.900 metri di quota Luciano Gadenz aveva rinunciato a proseguire – racconta, sempre nel documentario, Silvio Simoni – e da parte mia pensavo fosse già molto tardi e che presto avremo dovuto ridiscendere anche noi”. Quale stupore dunque nello scoprire come quelle che a Silvio sembravano le due del pomeriggio fossero invece le dieci di mattina, orario che lasciava ancora ampio margine di manovra ai due alpinisti rimasti. Ecco allora che, alle 14.30, Silvio Simoni e Giampaolo Zortea piantarono le proprie piccozze sugli 8.172 metri della vetta del Dhaulagiri, avvolta nelle nebbie e conquistata così per la quarta volta nella sua storia. Ma soprattutto per la prima volta, senza l’aiuto delle bombole di ossigeno, da una spedizione italiana.
Le celebrazioni per i cinquant’anni
Nel 2026, a cinquant’anni da quella salita, l’intera comunità del Primiero si prepara a celebrare la memoria dell’impresa e il suo valore intrinseco per le generazioni future. “Il nostro scopo, dichiarato anche nello statuto, è divulgare una pratica consapevole dell’alpinismo. – ha detto il presidente delle Aquile di San Martino, Mariano Lott – Ricordare il Dhaulagiri significa trasmettere un orgoglio che appartiene a tutto il nostro gruppo e a un’intera comunità, e che continua a ispirare le nuove generazioni”.
Oltre alla proiezione del docufilm avvenuta lo scorso 16 maggio e alla pubblicazione dell’inedito diario del capospedizione Renzo Debertolis, è in programma per il mese di luglio la posa della targa del 50° sul bivacco alla Pala di San Martino e tutta una serie di celebrazioni estive previste a Fiera di Primiero e a San Martino di Castrozza, con mostre di fotografiche a tema, che culminerà durante la tradizionale festa delle guide il 14 e 15 agosto.