Leardi alla registrazione
Da sinistra i coniugi Furlani, Ginetto Montipò e Luca Calvi
I "giovani" del meeting, 224 anni in 3. In cima alla Oppio da sinistra Leardi, Geri, Bressan
Il caratteristico albero della Via Oppio
Momenti verticali sulla Pietra
Franco Carbonero
Le firme dei partecipanti sul libro del meeting
Foto di gruppo © Masciadri
In arrampicata © Masciadri
In arrampicata © Masciadri
Sulla via Oppio
Si è tenuto lo scorso fine settimana il meeting del Club Alpino Accademico Italiano alla Pietra di Bismantova, organizzato insieme alle sezioni CAI di Reggio Emilia, Parma e Castelnovo Né Monti. Decine di scalatori di ogni età hanno arrampicato su vie classiche e moderne di questa particolarissima formazione, su una roccia che richiede una sensibilità particolare, ma sa anche regalare grandissima soddisfazione. Muoversi sul suo conglomerato di arenaria è una esperienza che regala sensazioni particolari: la Pietra si trasforma in un campo da gioco dove la forza va dosata, la tecnica padroneggiata e il coraggio spesso bisogna cercarlo in qualche angolo di noi stessi dove si è nascosto.
Una scalata unica
Il meeting ha alternato l'attività arrampicatoria a incontri che hanno saputo raccontare i segreti e la storia alpinistica del luogo, rispolverando una dimensione della scalata che va oltre quella più “modaiola” della falesia, oggi frequentatissima. “Non è una scalata facile – ammette di buon cuore Francesco Leardi, presidente del CAAI orientale-, non basta 'avere il grado'. E molte vie sono state aperte quando ancora si andavano a cercare i camini, le fessure, le debolezze della parete. Per esempio, io ho fatto la Oppio, che è un IV-V grado, ma impegna”.
La difficoltà insomma non racconta tutto, anche perché certi gradi, su vie classiche, significano comunque la necessità di muoversi in opposizione, o comunque sfruttando il corpo nella sua completezza. “E sono itinerari cha hanno una storia che ancora sa regalare emozione. Oppio, per passare la sezione dove c'è l'albero, gli ha gettato la corda intorno e si è tirato su. Erano anni in cui ci si ingegnava. Personalmente, posso dire che la nostra cordata, formata dal sottoscritto, da Marco Geri e Giuliano Bressan, faceva 224 anni in tre. Ci fa ancora piacere darci da fare”.
Al fianco degli scalatori più esperti, anche tanti giovani. L'elenco delle vie percorse sarebbe troppo lungo, ma possiamo citarne qualcuna in ordine sparso: La ragazza di Osaka, la Zuffa-Lenzi, la Corradini-Pincelli, il Muro dei grilli, la Danza dei grandi rettili e anche la Yellow Stone,
Ma, tornando al weekend trascorso, lasciamo spazio al racconto di Leardi.
MEETING BISMANTOVA 17/18/19 APRILE
di Francesco Leardi
“Vassi in San Leo, discendesi in Noli
montasi su Bismantova in cacume
con esso i piè; ma qui convien ch’om voli;”
Così cita Dante Alighieri nel quarto canto del Purgatorio, nella Divina Commedia. Secondo alcuni il poeta avrebbe visitato personalmente il luogo nel 1306, mentre si recava da Padova alla Lunigiana, e ne avrebbe tratto ispirazione per la descrizione del Monte del Purgatorio. Non credo che per i ragazzi del meeting organizzato dal Club Alpino Accademico l’ascesa sia stata da purgatorio e tanto meno da inferno. Anzi, forse molti, al ritorno a casa, avranno pensato di essere stati in paradiso.
Tralasciando questioni umanistiche, devo dire che l’idea di organizzare un meeting a Bismantova fa seguito ad un ampio progetto del Club Alpino Accademico da alcuni anni rivolto alla diffusione della cultura alpinistica, al mantenimento della storia nonché a favorire l’aggregazione tra giovani provenienti da tutto il territorio nazionale.
Da un progetto nascono tanti progetti. Un altro ambizioso progetto, che attualmente sta procedendo con il secondo evento, è stato il CAI EagleTeam, la cui prima edizione si è conclusa l’anno passato con le spedizioni in Patagonia e Oman: di quest’ultima anche il sottoscritto ha fatto parte con diversi partecipanti presenti in questi giorni al meeting di Bismantova.
L’idea della Pietra di Bismantova è emersa in una nostra assemblea di gruppo e sviluppata con entusiasmo dal nostro collega Stefano Righetti profondo conoscitore della zona e anche attento osservatore dell’evoluzione tecnica e interfaccia con i numerosi protagonisti della storia della Pietra.
Questo progetto, iniziato dal Gruppo Orientale, ha visto svilupparsi, nel periodo organizzativo, una partecipazione collaborativa così importante dei Gruppi Occidentale e Centrale da assumere un valore totalitario per l’intero Accademico. Su proposta delle Scuole di Alpinismo, alle quali era stato inviato l’invito, 42 giovani, di età compresa tra i 18 e i 30 anni e provenienti da diverse realtà del territorio italiano, si sono avvicendati sui vari itinerari della “Pietra” molte volte in cordata con uno dei 20 tutor che hanno dato disponibilità a partecipare all’evento.
Due serate a tema organizzate presso la sede CAI a Castelnovo ne’ Monti all’interno della funzionale struttura della Croce Verde, hanno ulteriormente “riscaldato” l’ambiente.
La prima serata, dopo i saluti istituzionali del Presidente Generale del C.A.A.I. Mauro Penasa e una breve introduzione del sottoscritto presidente del Gruppo Orientale, la parola è passata all’animatore del meeting, l’Accademico Stefano Righetti, che ha per così dire “tracciato” l’itinerario dei giorni del meeting invitando sul palco il moderatore di convegni per antonomasia Luca Calvi.
Con l’usuale dialettica che lo contraddistingue, Luca, riferendosi al meeting, ha introdotto il neologismo “pietrismo” prendendo spunto dai vari termini “alpinismo, andinismo ecc. ecc. Dopo alcune riflessioni e considerazioni sul territorio e sull’evento, la parola è andata al brillante Ginetto Montipò, interfaccia locale del nostro Stefano Righetti e memoria storica e attuale della vita della Pietra. Dire che la dialettica è il suo forte sarebbe riduttivo e Ginetto ci ha presi per mano accompagnandoci dalla base delle pareti fino alla cima dove un tempo vi erano coltivazioni. Il professionale Gian Paolo Montermini ha preso poi l’avvio per raccontarci un poco di storia legata ai “pietristi” e le loro imprese di assoluto rispetto considerando la tipologia di arrampicata assai particolare.
“Qui imprese di carattere artificiale “New Age” compiute con difficoltà elevatissime definite e consigliate solo ad arrampicatori ‘disturbati mentalmente’”. Francesco Cintori
Quindi in conclusione della prima serata si sono avvicendati in un duetto tecnico-dialettico le Guide Alpine della zona Benedetta Lucarelli e Alessandro Fiori.
La seconda serata è iniziata con l’accademico Alberto Rampini che ha fatto sognare sia giovani che “meno giovani” con il fascino di un “appeninismo” non solo di valore tecnico estivo ma anche e soprattutto invernale tra orizzonti che aprono la mente a profonde meditazioni.
Quindi, passando al tecnico, il forte climber Francesco Cintori si è soffermato sulle notevoli imprese di carattere artificiale “New Age”compiute sulla “Pietra” con difficoltà elevatissime definite e consigliate solo ad arrampicatori “disturbati mentalmente”. Successivamente una sua analisi dell’insieme dei tracciati sulle pareti proiettati sullo schermo ha reso l’idea di una storia alpinistica intensa e assai vitale ma anche estremamente variegata come etica.
Quindi, l’accademico Marco Furlani ha preso la parola e sfatando la leggendaria dialettica e simpatia con un intervento breve e conciso e ha lanciato un messaggio ai ragazzi molto apprezzato: “Ragazzi arrampicare è pericoloso e in caso di caduta voi siete la parte molle e dove cadete è la parte dura”.
A buon intenditor poche parole!
Il meraviglioso risultato del meeting è stato vedere le numerose cordate di ragazzi e di veterani avvicendarsi sui vari itinerari, anche e soprattutto di elevata difficoltà. Mi ha fatto piacere che il forte climber locale Riccardo Montipò figlio del Ginetto mi abbia evidenziato come - grazie a questo meeting- si siano salite tutte le pareti della Pietra, che forse erano un poco andate fuori moda a favore di un falesismo, peraltro apprezzabile, ma poco abituato a permearsi dei valori storici, culturali dell’ambiente che li accoglie.
Concludo affermando che i giovani del meeting hanno dimostrato serietà, competenza e rispetto umano e ambientale. Non è così scontato nella nostra società pertanto vorrei aggiungere che il dire che rappresentino “la meglio gioventù”; non mi sembrerebbe eccessivo. Frase fatta forse, ma piena di significato per un C.A.A.I. che crede fermamente in questi momenti di aggregazione per creare un futuro bacino di persone che vedano nell'arrampicata non solo un gesto atletico e ludico, peraltro giustificato, ma valori storici e culturali e ambientali che vanno mantenuti e consolidati.
Un personale ringraziamento va a Ginetto Montipò e i vari soci della sede del C.A.I. di Castelnovo ne’ Monti che ci hanno accompagnato nel nostro “cammino” verso e sulla Pietra.