Il Monte Alpi © Bruno Niola
Giardino degli dei - Foto Spissana - Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0 © Spissana - Wikimedia Commons
Bosco Magnano, Torrente Peschiera, Parco Nazionale del Pollino - Foto Abbrey82 - Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0 © Abbrey82 - Wikimedia Commons
Parco Nazionale del Pollino - Foto di Valter Cirillo da Pixabay © Valter Cirillo da Pixabay
Escursionisti sul sentiero, sul Monte Pollino © Cai Castrovillari
Lo scritto della guida ambientale Luca Franzese, che ha segnalato una situazione critica - relativa agli accessi del Parco Nazionale del Pollino- ha destato parecchio interesse tra i lettori de Lo Scarpone. Diverse le reazioni che sono giunte alla redazione, ma il tema di come gestire i flussi turistici è sicuramente sentito. Le varie sensibilità si muovono in un ambito che riconosce da un lato l'importanza di garantire l'accesso a un territorio che regala benessere agli escursionisti, ma che in un altro senso impone una attenzione al patrimonio naturale e storico per non deturparli.
In questo contesto, ma allargando lo sguardo, si inserisce la riflessione di Bruno Niola, presidente regionale del gruppo CAI Basilicata, che invita ad accogliere i suggerimenti di Luca Franzese, ma che allo stesso tempo suggerisce una promozione del territorio che punti a decongestionare il Pollino in favore di altre aree, meno celebrate, ma ugualmente di grande pregio naturalistico. La riportiamo a seguire.
Il Pollino non è solo Pollino
di Bruno Niola
Ho letto con interesse la riflessione dell'amico Luca Franzese sul tema degli accessi al Parco Nazionale del Pollino. Condivido gran parte delle sue osservazioni: la congestione di Colle Impiso non è il risultato di un eccesso di escursionisti, ma della concentrazione dei flussi su un unico punto di accesso. La proposta di recuperare il Casino Toscano e valorizzare altre porte del parco va certamente nella direzione giusta.
Credo però che il tema meriti una riflessione ancora più ampia. Se oggi migliaia di persone si dirigono verso Colle Impiso, Serra di Crispo o il Dolcedorme, è anche perché per molti anni abbiamo raccontato il parco quasi esclusivamente attraverso questi luoghi. Il pino loricato è diventato il simbolo indiscusso del Pollino e il massiccio del Pollino è diventato, nell'immaginario collettivo, il parco stesso.
Ma il Parco Nazionale del Pollino è molto più grande e complesso. È il più grande parco nazionale d'Italia e comprende ambienti, paesaggi e culture diversissime. Comprende il massiccio del Pollino, certo, ma anche il Monte Alpi, i monti di Latronico, il complesso montuoso dell'Orsomarso, le gole del Lao, la Valle del Frido, il Sarmento, il Raganello e decine di itinerari che nulla hanno da invidiare ai luoghi più celebri e frequentati. Eppure, quando si parla di Pollino, il racconto torna quasi sempre negli stessi posti.
Non a caso, negli ultimi anni ho sentito l'esigenza di dedicare un intero libro al Monte Alpi. Non per celebrare una montagna “di casa”, ma perché mi sono reso conto che una delle cime più significative dell'intero Parco era quasi assente dalla narrazione collettiva del territorio. Eppure il Monte Alpi custodisce una straordinaria biodiversità, una storia geologica unica, importanti testimonianze culturali e panorami che nulla hanno da invidiare alle mete più conosciute.
Se è stato necessario scrivere un libro per riportare l'attenzione su questa montagna, forse significa che il problema non riguarda soltanto gli accessi, ma il modo in cui abbiamo raccontato il parco negli ultimi decenni. La sfida, quindi, non consiste soltanto nell'aprire nuove porte di accesso al massiccio del Pollino, ma nel raccontare finalmente l'intero parco. Dobbiamo costruire una narrazione capace di valorizzare tutte le sue montagne, tutti i suoi paesaggi e tutte le comunità che li abitano.
Le persone visitano i luoghi che conoscono, e conoscono i luoghi che vengono raccontati. Se continuiamo a promuovere un solo simbolo, un solo massiccio e poche mete iconiche, non dovremo sorprenderci se i visitatori continueranno a concentrarsi negli stessi luoghi. Al contrario, se sapremo raccontare la straordinaria ricchezza dell'Orsomarso, del Monte Alpi, dei monti di Latronico e delle tante altre aree del Parco, avremo compiuto il primo vero passo verso una distribuzione equilibrata dei flussi. La sostenibilità non dipende soltanto dagli accessi.
Dipende anche dalla capacità di raccontare un territorio nella sua interezza. Per questo condivido la proposta di Luca Franzese di recuperare e valorizzare nuove porte di ingresso al Parco. Ma credo che, parallelamente, sia necessario aprire anche nuove porte culturali e narrative, capaci di accompagnare i visitatori alla scoperta di un patrimonio molto più vasto di quello che normalmente compare nelle fotografie e nelle campagne di promozione. Il futuro del Parco Nazionale del Pollino passa certamente per nuove porte. Ma passa soprattutto da una nuova visione: quella di un grande sistema di montagne, vallate, boschi, fiumi e comunità che meritano tutte la stessa attenzione.
Solo allora il Pollino smetterà di essere percepito come un unico luogo e tornerà ad essere ciò che realmente è: un mosaico straordinario di territori. Forse il problema non è che troppi escursionisti vanno sul Pollino. Il problema è che troppo pochi sanno che il parco è molto più grande del Pollino.