La catena degli Appennini Lunari © ASV Stefan Nebl
La missione Apollo XII © NASA
Lo sbarco dell'Apollo XV © NASA
Le montagne della Luna non presentano inclinazioni vertiginose
Bepi De Francesch era un "mago" dell'artificiale © archivio De Francesch
La recente missione Artemis II, che ha portato gli astronauti americani a sorvolare the dark side of the moon, il lato oscuro della Luna, ha riacceso l'interesse per il nostro satellite: negli 11 giorni che sono trascorsi tra il lancio e l'ammaraggio, gli occhi del mondo si sono rivolti con rinnovata curiosità non solo alla vita quotidiana degli uomini dello spazio, ma anche alla Luna stessa, che instancabilmente ruota intorno a noi, ma di cui l'uomo medio in fondo non sa moltissimo. Eppure il nostro satellite non solo influenza non di poco le nostre esistenze: dal calendario lunare, di grande importanza per contadini e marinai, fino alle istanze più romantiche dei poeti, il rapporto con la Luna è millenario. E gli alpinisti?
Le “montagne” della Luna
Si può parlare di vere e proprie montagne sulla Luna? Noi certamente siamo di parte, ma propendiamo per un convinto sì. È vero che sul nostro satellite non abbiamo precipitazioni né vento e che quindi l'erosione non ha modellato la sua superficie, ma la caduta di corpi celesti di varie dimensioni ha provocato con il suo impatto una modellazione significativa nel corso di miliardi di anni.
Sulla Luna, che presenta un diametro che è un quarto rispetto a quello della Terra, sono presenti circa la metà delle montagne del nostro pianeta, dove per convenzione è stato scelto di classificare come monti i rilievi oltre i 1000 metri di elevazione. Secondo il database Lunar Ribus, esistono ben 3670 rilievi lunari contro i 7151 della Terra, il che rende il nostro satellite un soggetto decisamente frastagliato. Principalmente, si tratta ovviamente di creste e profili che si elevano rispetto ai crateri generati dai meteoriti.
Queste “ammaccature” della superficie possono modellare e hanno effettivamente portato alla creazione di scenari spettacolari, come il Bacino Orientale, in parte visibile e in parte nascosto. L'area, che si estende per circa 900 chilometri e contiene vasti anelli montuosi che si estendono appunto attorno al Mare Orientale: si tratta di una delle grandi pianure basaltiche della Luna, uno dei paesaggi su larga scala più spettacolari del Sistema Solare.
Nomi familiari
L'uomo ha classificato buona parte dei rilievi lunari, con nomi che richiamano la nostra esperienza più prossima. Abbiamo così le Alpi, che culminano con gli “spuntati” 3.600 metri del Monte Bianco e gli Appennini, che si prendono invece una sentita rivincita rispetto alle più modeste elevazioni terrestri. La massima elevazione è data infatti dal Monte Huygens, 5500 metri e si può intravedere una certa somiglianza nel profilo della catena.
Sempre attorno al Mare delle Piogge, a ovest delle Alpi, c’è poi il Giura, a est il Caucaso, i Carpazi a sud. Altre importanti catene circondano bacini lunari: il Mare della Serenità è orlato dai Monti Balcani - massima elevazione 2400 metri-, il Mare del Nettare dai Pirenei e il Mare Orientale - a metà fra faccia visibile e faccia nascosta, dai Monti Rook e dalla Cordillera. Altre catene isolate sono i Monti Altai e gli Urali.
Tornando ai numeri, come è stata misurata invece l'altitudine, considerando il fatto che manca il livello zero “naturale”, ovvero il livello del mare? Per convenzione, gli scienziati hanno preso per riferimento un valore medio, il che rende il Monte Huygens la montagna più alta. Come detto sopra, fa parte della catena degli Appennini Lunari, che si estendono per circa 600 chilometri.
Astronauti o alpinisti?
Nella zona del Monte Hadley, allunò nel 1971 la missione Apollo XV. Il comandante David Scott e il pilota del modulo lunare James Irwin scesero vicino alla rima - ovvero una frattura - di Hadley ed esplorarono i dintorni grazie all'utilizzo del rover, che permise loro di viaggiare più lontano dal modulo lunare rispetto a quanto fosse stato possibile nelle precedenti missioni. Gli astronauti trascorsero 18 ore e mezza in attività extraveicolare (EVA) sulla superficie lunare, durante le quali raccolsero 77 kg di materiale.
Prima di loro, nel novembre 1969, gli astronauti Charles Conrad e Alan Bean, della missione Apollo 12, mossero i primi passi di qualcosa che venne definito una sorta di “alpinismo extraterrestre”, scendendo all'interno del cratere in cui si trovava la sonda Surveyor 3 per recuperarne dei pezzi. Conrad tra l'altro ha potuto vantare il non invidiabile primato di essere stato il primo uomo a “cadere” sulla Luna. L'incidente avvenne in quella discesa di 200 metri verso il fondo del cratere e l'astronauta preferì proseguire la missione di recupero assicurandosi saggiamente con una corda.
Il sogno di Bepi De Francesch
In quel periodo di esplorazione “vera”, dal nostro piccolo Trentino venne inviata una particolare auto-candidatura, niente meno che al colosso aerospaziale della NASA. Bepi “Bepo” De Francesch, tenace alpinista nato nel bellunese, ma fassano d'adozione, scrisse nel 1971 una lettera all'ente, con l'obiettivo di farsi reclutare. “Sono il Bepi De Francesch di Moena di Fassa, guida alpina e brigadiere istruttore della scuola di Polizia di Moena; qui in Italia e anche in Himalaia mi conoscono tutti, sono uno che non ammette che ci sia una montagna sulla quale non si possa salire; se avete bisogno di me, per le montagne della Luna – ce ne sono, ho visto le fotografie – eccomi a presentarvi i miei servizi, quel che posso fare. Voi pensate a spararmi sulla Luna, poi lassù ci pensa il Bepi”. De Francesch al tempo era uno dei più preparati esponenti dell'arrampicata in artificiale, per lui il concetto di impossibile proprio non esisteva. La NASA gli rispose pure, declinando con gentilezza la proposta, ma allo stesso tempo facendolo sentire considerato.
“Se avete bisogno di me, per le montagne della Luna – ce ne sono, ho visto le fotografie – eccomi a presentarvi i miei servizi, quel che posso fare. Voi pensate a spararmi sulla Luna, poi lassù ci pensa il Bepi”. ”Bepo" De Francesch in una lettera alla NASA
Il Lunar Reconnaissance Orbiter
Oggi come oggi, la superficie lunare è stata ben scandagliata, sia a distanza che sul terreno, anche senza il contributo degli alpinisti. Dal 2009, il Lunar Reconnaissance Orbiter studia la Luna da vicino: la sonda ha mappato la superficie lunare e misurato la sua temperatura, composizione e l'ambiente di radiazione nel dettaglio. I dati di LRO consentono alla NASA e ai suoi partner internazionali e commerciali di selezionare le aree sulla superficie lunare in cui veicoli spaziali e astronauti possono atterrare in sicurezza. Ovviamente l'orbiter sta inoltre identificando le aree vicino al Polo Sud lunare, ricche di risorse cruciali come acqua e luce solare prolungata, risorse che possono fornire energia alle apparecchiature e supportare le attività di esplorazione.
Quale futuro?
Facendo della facile ironia, una nuova missione esplorativa non avrebbe gran difficoltà a vincere la gravità per salire più in alto sulle vette lunari, ma la rinuncia all'utilizzo dell'ossigeno supplementare probabilmente manderebbe in crisi i sostenitori dell'etica più ferrea.
In realtà, andando oltre lo scherzo, la bassa gravità non è un vantaggio, ma un problema concreto, che ha impegnato duramente gli scienziati della NASA nel trovare le modalità di spostamento più efficiente sulla superficie lunare, dove in realtà le pendenze difficilmente superano i 30 gradi di inclinazione.
Per quel che abbiamo visto fino ad adesso, la soluzione non è un misurato cammino che sa di montagna, ma uno strano susseguirsi di balzelli, che tante volte abbiamo visto fare agli astronauti e che sembra assomigliare più che altro al giocoso moto di un bambino.
Insomma, se si vorrà davvero in futuro scalare le montagne della Luna, bisognerà rivedere anche lo stile!