Manutenzione sentieri: imprese e volontariato al lavoro insieme. L'esempio del CAI Lanzo

I dipendenti di Suzuki Italia si sono uniti ai soci della sezione locale del sodalizio per ripristinare i percorsi di Coassolo. Gino Geninetti: "Il modello si può replicare in altre realtà: le aziende si impegnano a compensare i danni che l'uomo causa alla natura, noi li aiutiamo a farlo nel modo corretto"

 

Il mondo del volontariato e quello dell'impresa possono lavorare fianco a fianco per conservare e ripristinare il nostro patrimonio ambientale. È un modo per andare oltre la retorica che vuole il profitto associato solo a un ottica di breve periodo: la natura è infatti una ricchezza che è nel nostro interesse tutelare. Il Club Alpino Italiano ci crede da sempre ed è sempre pronto a sposare iniziative che vanno in questa direzione, come è avvenuto in questi giorni per merito della sezione locale del CAI di Lanzo, che ha collaborato con Suzuki Italia per il ripristino di alcuni sentieri nel comune di Coassolo Torinese, nelle Valli di Lanzo.

Un impegno concreto

Giovedì 16 aprile, il gruppo manutenzione sentieri del CAI Lanzo, in collaborazione con Suzuki Italia di Robassomero, è intervenuto su quattro sentieri nel territorio di Coassolo. L’operazione ha visto l'impegno di ben 8 soci Cai e una cinquantina di dipendenti dell'azienda. I volontari hanno diviso la “forza lavoro” in quattro gruppi e si sono dedicati prima a un momento formativo, quindi alle operazioni pratiche. Per “sistemare” un sentiero infatti non basta armarsi di buona volontà, ma ci sono alcuni elementi di teoria e conoscenza dell'ambiente che vanno integrati: il CAI ha messo a disposizione la propria esperienza sul campo, la conoscenza dei tracciati e la padronanza della materia in tema di sicurezza, accompagnando ogni fase dell’intervento. 

 

La voglia di fare e una giornata di lavoro spesa fuori ufficio hanno fatto il resto, trasformando il “dovere” in un momento di crescita condivisa e allegria. Va sottolineato che i dipendenti erano appunto in orario di lavoro e non in permesso, il che dà valore all'iniziativa. Probabilmente, lato azienda sarebbe stato più semplice fornire un contributo in denaro; spendersi in prima persona rappresenta invece indubbiamente un passo in più nella direzione di un impegno sentito.

Un territorio da curare

La scelta di Coassolo Torinese non è stata casuale. Restituire percorsi più puliti e ordinati significa garantire una maggiore sicurezza per la propria comunità e ridurre un impatto ambientale che nel tempo può portare a una situazione di degrado. È un modo semplice ed efficace per restituire alla natura un po' del bene che ci regala, come spiega Gino Geninatti, presidente della sezione CAI Lanzo. “L'esempio di Suzuki Italia, che insiste sullo stesso nostro territorio, e con cui c'è una prossimità anche fisica, è interessante anche come prospettiva per altre realtà analoghe. Dato che producono dei mezzi che inquinano, tutti gli anni vogliono fare qualcosa per l'ambiente. E lo hanno fatto con una modalità davvero partecipata. I dipendenti hanno timbrato l'entrata sul cartellino, hanno lavorato con noi e sono tornati in sede. Loro ci hanno messo un lavoro 'vero', noi però li abbiamo aiutati a crescere, non li abbiamo solo 'utilizzati'. Abbiamo messo a disposizione i nostri strumenti, le nostre competenze, i nostri volontari, su qualcosa di estremamente pratico. Insieme abbiamo tolto rovi, sistemato un guado, pitturato i segni bianco-rossi dei sentieri, piantato le bandierine”.

 

“Loro ci hanno messo un lavoro 'vero', noi li abbiamo aiutati a crescere”. Gino Geninatti, presidente sezione CAI Lanzo

Un contributo spesso sottovalutato

L'attività si è concentrata sui sentieri nel comune di Coassolo con una modalità che ha cercato di essere attiva sì, ma non invasiva: una volta sul posto, il nutrito gruppo di volenterosi si è sempre mosso a piedi. Geninatti ha ricordato che la manutenzione dei sentieri spesso viene data come un fatto assodato, quasi dovuto, ma è tutt'altro che così. “Non è che il sentiero si fa manutenzione da solo. Se è sufficientemente largo si mantiene più facilmente, ma dove vanno trecento persone l'anno, il rischio che venga inglobato dalla vegetazione è concreto. Noi lì ci saremmo andati comunque, ma c'è un bisogno cronico di qualcuno che dia una mano e noi abbiamo parlato di questa iniziativa non per farci belli, ma perché può diventare uno spunto anche per altri”.

 

“Il rischio di degrado dei sentieri è concreto, una mano serve sempre”